Deron Burkepile ha vissuto sott'acqua per un esperimento

Deron Burkepile ha vissuto sott'acqua per un esperimento

L’idea di vivere sott’acqua è stata spesso al centro di soggetti fantascientifici. Non soltanto un’utopia da film o libri, ma anche uno scenario plausibile per il futuro dell’umanità. Un luogo sicuro dove ritirarsi in caso di sovrappopolazione.

Ma come sarebbe davvero viverci? C’è qualcuno che l’ha provato, anche se per pochi giorni, e il racconto della sua esperienza vale la pena di essere letto.

Si tratta di un biologo marino americano di nome Deron Burkepile. Intervistato da una giornalista della BBC, ha ricordato la sua spedizione in un fondale marino durata 10 giorni.

“Quando ero sul bordo della barca, pronto per l’immersione”, Deron ha pensato, “in genere si torna su dopo un’ora o due; io non avrei visto il sole per quasi due settimane”.

Accompagnato da altri due biologi marini, Deron ha raggiunto il laboratorio di ricerca a 20 metri sotto il livello del mare della Florida. Più scendeva in profondità, più la luce del sole si affievoliva.

Il laboratorio dove Deron e i suoi colleghi hanno lavorato per dieci giorni era grande 37 metri quadri. Ma lo spazio di manovra era inferiore, calcolando le persone e il materiale da laboratorio (tavoli ed equipaggiamento) con i quali convivere.

I ricercatori erano costretti a mangiare a turni, schiacciati in un unico stretto corridoio, come l’interno di un autobus. Il cibo non era vario: liofilizzato e panini al burro d’arachidi o marmellata. Accendere una fiamma nel laboratorio era assolutamente vietato.

Il bagno era separato dalla stanza principale soltanto da una tendina: l’acqua calda era ovviamente limitata, e le docce dovevano essere brevi.

Quando uscivano dal laboratorio per le ricerche non riemergevano, ma si spostavano con le bombole d’ossigeno sempre sott’acqua.

Per capire gli effetti sul corpo a lungo sott’acqua Deron ha raccontato le sue difficoltà: “Dopo un paio di giorni la muta comincia a sfregare sui gomiti, sulle ginocchia e sulle articolazioni, e inizi ad avere la dermatite sulla schiena e sul petto. Dopo qualche altro giorno la pelle, impregnata d’acqua, diventa della consistenza di un foglio di carta sottile, e si taglia molto facilmente. E poi hai freddo in continuazione“.

Nonostante le difficoltà riscontate Deron ha le idee chiare, e il solo pensiero di tornare laggiù lo elettrizza. “La proposta di vivere per così tanto tempo sott’acqua è un’occasione che non si rifiuta mai“.

Immagine via Flickr