WhatsApp: la più grande acquisizione di Facebook o la più grande rivincita digitale?

WhatsApp: la più grande acquisizione di Facebook o la più grande rivincita digitale?

19 miliardi di dollari, questo il prezzo della rivincita, il prezzo pagato da Facebook per acquisire una delle start up dalla più rapida ascesa: WhatsApp, l’applicazione di messaggistica istantanea nata circa 4 anni fa e diventata la più popolare al mondo.

Perché una rivincita? Perché Facebook ha appena acquistato l’applicazione che ha fatto la fortuna di colui il quale nel 2009, in seguito ad un colloquio, non era stato assunto dallo stesso Zuckerberg. Brian Acton, co-founder insieme a Jan Koum di WhatsApp, pubblicò nell’agosto di cinque anni fa un post su Twitter per condividere la delusione di quel “rifiuto”. Quello stesso post è ora riapparso in molti magazine online in seguito alla notizia della più grande acquisizione nella storia di Facebook, affare che ha il sapore del giusto riscatto.

Ma ecco che a poche ore dall’acquisto la piattaforma va in down per ben 210 minuti e gli utenti da tutto il mondo si sfogano proprio su Facebook per il mancato funzionamento. Ma da WhatsApp nessuna spiegazione, solo il messaggio:

“Abbiamo un problema ai server. Ritorneremo il prima possibile”.

Cosa  è successo? C’è chi subito ha parlato di hackeraggio, chi di un affossamento voluto e chi di backup della piattaforma. Che caso che il down del servizio sia avvenuto proprio quando sono usciti i rumors su Google che avvrebbe provato a bloccare l’affare tra Zuckerberg  e  Jan Koum (CEO e co-fondatore di Whatsapp). Pare che Google abbia offerto ben più di 19 miliardi di dollari.

Che cos’è WhatsApp e a cosa deve il suo straordinario successo?

L’applicazione, il cui nome nasce dal modo di dire inglese “what’s up?”, permette – attraverso una connessione dati –  di inviare messaggi, immagini, informazioni sulla posizione geografica, messaggi vocali e video a tutti, anche a chi si trova dall’altro lato del mondo. Il tutto gratuitamente, senza pubblicità e con la garanzia della privacy delle conversazioni. Quando sono ricevuti dal destinatario infatti, i messaggi vengono cancellati dai server della società. WhatsApp è un’applicazione disponibile su praticamente tutte le piattaforme e permette a chi usa Android di inviare un messaggio a chi ha un iPhone che può inoltrarlo a chi possiede un BlackBerry o un Windows Phone, e così via.

Qual è l’interesse di Facebook nello spendere quasi 20 miliardi di dollari per una app di messaggi?

Quel milione di nuovi iscritti che ogni giorno scarica ed inizia ad utilizzare WhatsApp, o forse quei 450 milioni di utenti che la utilizzano almeno una volta al mese – 320 milioni dei quali quotidianamente – che fino a nove mesi fa erano “solo” 200 milioni e di cui adesso Facebook avrà i contatti.

Secondo alcuni, nonostante negli Stati Uniti sia poco utilizzata, la vera forza di  WhatsApp è la sua posizione dominante in Europa e in Asia, in particolare in India e ad Hong Kong, dove secondo il China Morning Post, circa il 45% delle persone la utilizzano. E ancora in  Oceania e in Sudamerica, con un successo notevole in Brasile. Se normalmente un’applicazione ha una percentuale di utilizzo quotidiana che varia tra il 20 ed il 30 per cento, WhatsApp raggiunge picchi del 70 per cento.

In seguito all’acquisizione, Facebook ha tenuto a sottolineare che come nel caso della recente acquisizione di Instagram, anche in questo caso WhatsApp manterrà la propria autonomia e indipendenza e che per gli iscritti non cambierà nulla.

Coloro i quali hanno scaricato WhatsApp ai suoi inizi possono utilizzarla gratuitamente, per gli altri il costo dell’abbonamento è davvero irrisorio: un dollaro l’anno. Se riflettiamo sul fatto che WhatsApp non ha mai speso nulla in pubblicità – e non avrà bisogno di farlo in futuro – e calcoliamo i milioni di utenti che pagheranno questo piccolo abbonamento risulta ovvio dove risiede l’interesse di Facebook.