11 cose che non sapevi sull’India

11 cose che non sapevi sull’India

È l’economia che cresce di più al mondo (7,5% nel 2016 e nel 2017 secondo Fmi e Banca mondiale), sostenuta da consumi privati e da stipendi sempre più alti della classe media. Ma è anche il Paese più giovane e più dinamico tra le potenze emergenti. Parliamo dell’India, antica, poetica e crudele con le sue divisioni per caste, un crogiuolo di lingue, cucine, culture, odori, sapori, religioni, credenze.

Il Paese che in assoluto ha avuto il balzo maggiore nell’indice della competitività del World Economic Forum: 39esimo nell’edizione del 2016, rispetto al 48esimo posto occupato negli anni 2007–2008. Ma quanto sappiamo veramente di questo Paese?  Poco. O almeno ci sono alcune cose che ancora non sappiamo. Eccole.

La democrazia più grande del mondo

L’India è la seconda democrazia più popolosa al mondo con 1,2 miliardi di persone. Secondo la Commissione elettorale indiana 814,5 milioni di indiani hanno avuto il diritto al voto nelle elezioni generali del 2014, facendone l’elezione più votata al mondo. Secondo l’Onu l’India diventerà il Paese più popoloso del mondo, superando la Cina, nel 2022.

Un’età media bassissima

L’indiano medio ha 26 anni ed è tra le nazioni più giovani al mondo. Le più vecchie, secondo un’analisi pubblicata da Moody’s: il Giappone, con un’età media di 48 anni e l’Italia, 43,5 anni.

Più utenti web che negli USA

Sarà forse anche di matrice anagrafica la grande diffusione di Internet: in India ci sono più utenti di Internet che negli Stati Uniti: sono in particolare 350 milioni nel 2015, secondo l’associazione locale dell’industria di settore Iamai. Di questi utenti, il 60% accede via mobile. Il tasso di crescita è esponenziale: ci sono voluti dieci anni per passare da 10 a 100 milioni di utenti e altri tre per raddoppiare a 200 milioni e infine un solo anno per passare a 300 milioni.

Oro, tanto oro

Tanti, giovani e… coperti d’oro. Le casalinghe indiane possiedono l’11% dell’oro mondiale: 15mila tonnellate, secondo Citigroup, più delle riserve di Usa, Svizzera e Germania messe insieme. Ci sono analisti che ritengo la stima di 15mila tonnellate troppo conservativa e credono che in realtà l’oro delle donne indiane sia almeno il doppio, che vanno ad aggiungersi alle 560 tonnellate di riserve aurifere della Reserve Bank of India, la banca centrale del Paese. Un comportamento di risparmio legato a tradizioni secolari che le famiglie indiane continuano a seguire a causa della scarsa fiducia nel sistema bancario.

C’è un problema di tasse

Secondo un articolo apparso sul sito della Bbc, solo “il 3% degli indiani pagano le tasse sul reddito. Una possibile spiegazione è che l’agricoltura ne è esente, e circa due terzi degli indiani vive in aree rurali. Una grossa fetta dell’economia è poi informale o sommersa, per cui diventa più difficile raccogliere le tasse. Migliaia di persone, invece, tra cui molti giovani, sono disoccupate. Riempire questo buco enorme potrebbe risolvere immediatamente i problemi del Paese.

india

Un numero record di poveri

Che in effetti ha anche il record della povertà: in India vive un terzo del miliardo e 200 milioni di abitanti più poveri del pianeta. Dal 1994 al 2000 le persone che vivono sotto la soglia di povertà sono passate dal 49,4% al 32,7%, mentre la quota dei cinesi poveri si è ridotta dal 60 al 12%.

Il boom di Bollywood e dell’outsourcing

Eppure esistono industrie fiorenti nel Paese, come quella cinematografica. L’India produce 1100 film ogni anno, ed è il mercato più prolifico al mondo. E, sorpresa, da Bollywood arrivano solo 200 film, il resto dalle fucine di Chennai e Hyderabad. Un’altra industria molto in salute è quella dell’outsourcing: il 50% dei servizi esternalizzati dalle aziende straniere è made in India.

Una babele di lingue diverse

Come parlano gli indiani? Intanto con molta difficoltà tra di loro, dal momento che nel Paese si parlano oltre mille diversi idiomi, 1652 secondo un censimento del 1961. Le sei lingue più parlate – ognuna da 50 milioni di persone – sono hindi, bengali, telugu, marathi, tamil e urdu: la costituzione ne riconosce 23 e le lingue ufficiali sono due: hindi e inglese.

Non è un caso che nel Paese vengano stampati 4700 quotidiani e 39mila periodici in 300 lingue. L’industria della carta stampata è in crescita, mentre nel mondo occidentale esala gli ultimi respiri – o cerca di svegliarsi dal coma, a voler essere positivi.

Il calendario ha 6 stagioni

Tanta varietà rende quasi normale che il calendario Hindu abbia sei stagioni e non quattro: gli indiani le chiamano Ritu. In particolare, Vasant Ritu è la primavera, Grishma Ritu l’estate, Varsha Ritu la stagione dei monsoni, Sharad Ritu l’autunno, Hemant Ritu il pre-inverno e Shishir / Shita Ritu l’inverno.

Il pellegrinaggio più partecipato al mondo

Il Paese accoglie anche il più affollato pellegrinaggio del mondo: ogni 12 anni tra i 75 e i 100 milioni di persone partecipano al Kumbh Mela Festival. Gli Hindu credono che bagnarsi nel fiume Gange in quella occasione purifichi dai peccati e contribuisca alla salvezza delle anime.

Attenzione alle superstizioni

E non è l’unica occasione in cui le credenze popolari e religiose dominino il pensiero di un popolo da cui ormai escono i migliori scienziati e informatici del mondo. Gli indiani sono molto superstiziosi: non indossano vestiti nuovi il sabato, non puliscono casa di sera per non spaventare la Divinità Lakshi, non accettano mai dei regali con la mano sinistra.

Le auto nuove vengono benedette con ghirlande di fiori sul cofano perché l’autista che si appresta a condurla abbia fortuna; il demonio viene scacciato dalle case con peperoncini, chili o lime; gli aerei non hanno la fila 13, numero che porta solo guai.  E questo in realtà rende il Paese dei record un po’ più simile a tutti gli altri nel mondo.

Immagini via Flickr | Copertina di Jack Wickes| Foto 1 di Bryan_T