Difficili ma remunerative: cinque lingue da imparare per il tuo futuro

Difficili ma remunerative: cinque lingue da imparare per il tuo futuro

 Giunti nel XXI secolo, un’era definita dall’interconnessione globale, conoscere una lingua straniera è sempre più importante—e in questo noi italiani siamo, notoriamente, recalcitranti. Secondo una recente indagine, l’Italia è 27esima (sui 63 Paesi analizzati) per conoscenza dell’inglese, sicuramente la lingua più utilizzata a tutte le latitudini mondiali.

Imparare una nuova lingua apre nuovi mondi e infinite possibilità: per viaggiare, certamente, ma anche per lavoro, per apprezzare la musica e l’arte prodotta lontano dal nostro Paese, oppure semplicemente per una sfida personale con notevoli “effetti collaterali” positivi persino sulla salute.

Uno studio dell’Università di Edimburgo ha a esempio mostrato che conoscere una seconda lingua può ritardare l’incidenza della demenza senile, e in generale le persone bilingue hanno un cervello di dimensioni maggiori, hanno più memoria e più facilità nel prendere decisioni.

C’è anche chi, negli Stati Uniti, ha calcolato quanto vale, in termini finanziari, conoscere una lingua straniera, giungendo alla non irrilevante cifra di circa 67mila dollari aggiuntivi nel giro di 40 anni.

Se la necessità di imparare una nuova lingua è quindi chiara, rimane il dubbio su quale lingua imparare. E qui le cose si fanno più complicate, perché nel mondo esistono oggi 7 mila lingue differenti. Sì, è vero, il 90% di queste sono utilizzate da meno di 100 mila persone, e possono quindi essere escluse, rimangono però almeno 150-200 lingue parlate da più di un milione di persone e, secondo l’UNESCO, tra le più parlate—come prima o seconda lingua—ci sono ovviamente i soliti sospetti, come l’Inglese e lo Spagnolo.

Se l’inglese rimane ormai la lingua universale, non ci sono tuttavia scelte obbligate per chi decide di lanciarsi nel bilinguismo. Secondo l’autorevole rivista americana Business Insider, ci sono anche altre lingue che vale la pena imparare. Sono lingue più difficili da imparare per un italiano, che condivide con lo spagnolo la stessa radice linguistica e con l’inglese la familiarità di tante parole utilizzate anche da noi, ma che potenzialmente possono avere offrire grandi benefici in futuro. Eccole.

Cinese

Parlato da oltre un miliardo di persone (circa il 16% della popolazione mondiale), il Cinese Mandarino è anche la lingua della nuova superpotenza globale, con sede a Pechino. La Cina commercia ogni anno con l’Unione Europea oltre 500 miliardi di euro. L’Italia importa circa 30 miliardi di beni dalla Cina, e ne esporta a sua volta oltre 10 ogni anno.

La Cina è anche un enorme Paese, tutto da esplorare, e recentemente riconosciuto per la sua produzione artistica—la BBC ha ad esempio di recente inserito due film cinesi tra i migliori 10 del XXI secolo.

Il Mandarino è anche difficilissimo: la scrittura è completamente diversa da quella occidentale, non esiste un alfabeto—ma ideogrammi che esprimono interi concetti o parole—è inoltre una “lingua tonale”, in cui la variazione di tono cambia il significato di ciò che si dice. È per questo che parlare Cinese richiede più sforzo cerebrale rispetto ad altre lingue, come l’inglese. Una volta superati questi ostacoli, tuttavia, il Mandarino è pronto ad aprirti le porte di un intero continente, cui non potresti accedere altrimenti.

Hindi

Oggi in India vivono 1.2 miliardi di persone, che diventeranno 1.6 miliardi entro il 2050. Anche se solo una parte degli indiani parlano l’Hindi (circa 500 milioni di persone), questa rimane la quarta lingua più parlata al mondo. In particolare, è la lingua principale in vari Stati indiani e nella capitale Delhi, nel nord dell’India. Viene parlato anche nelle isole Mauritius e Fiji, in Suriname, Guyana, Trinidad & Tobago e Nepal.

Le difficoltà principali nell’approcciarsi all’Hindi sono legate al differente tipo di scrittura, differente da quello occidentale basato sull’alfabeto latino, e differenze nell’utilizzo della grammatica per esprimere il genere. L’Hindi, ad esempio, possiede anche un genere specifico per gli oggetti non-viventi.

Tuttavia, rimane un linguaggio Indo-Europeo—che contiene quindi parole con una radice comune a molte lingue occidentali (così come esistono molte parole di origine Hindi che usiamo ogni giorno: yoga, guru, karma).

Conoscere l’Hindi è una chiave per tutta l’area del Sud-Est asiatico: ad esempio l’Urdu, lingua nazionale del Pakistan (una lingua con una tradizione letteraria molto ricca), è di fatto considerato l’Hindi scritto in un carattere diverso—ma con lo stesso vocabolario e la stessa grammatica.

lingue

Arabo

L’arabo è una lingua difficile, come testimonia la saggezza popolare: “parlare arabo” è un’espressione usata per indicare il fatto di “parlare in modo incomprensibile, oscuro; più specificamente non spiegarsi chiaramente, o dire cose molto difficili da capire.”

In un articolo su Slate, Robert Lane Greene ha chiosato: “Quando tutti a scuola facevano feste, io imparavo il congiuntivo passato spagnolo e l’ho adorato. Ho studiato tedesco, francese e portoghese in college. Parlo russo in maniera decente e ho studiato da solo del giapponese rudimentale semi-decente. Imparare le lingue è divertente, di solito. Ma l’arabo mi sta davvero uccidendo”.

Secondo Green, l’assenza di vocali nella forma scritta, e certe pronunce possono essere particolarmente complesse per uno straniero. Inoltre, l’arabo nella sua forma “standard” non viene praticamente parlato dalla popolazione in nessun paese di origine araba, sostituito dalle sue varianti dialettali.

Con oltre 200 milioni di locutori, l’arabo rimane comunque la quinta lingua più parlata al mondo (includendo tutte le sue versioni), ed è lingua ufficiale in 28 Paesi, su una lunga area che dal Marocco passa per tutto il Nord-Africa fino ad arrivare alla punta della penisola Araba, in Oman, dopo aver incluso a Nord Siria e Iraq e, a Sud, Niger, Sudan e Somalia.

Russo

Sul lungomare di Rimini, in ristoranti e bar da tempo le scritte in tedesco sono state sostituite con insegne in cirillico. I turisti russi sono stati infatti, negli anni di crisi, una manna dal cielo per gli operatori italiani. L’Italia è infatti una delle destinazioni preferite dalla popolazione russa. Ma non solo.

Il recente programma del Ministero dello Sviluppo Economico, “Start-up Visa”, con l’intento di offrire permesso lavorativo di soggiorno a imprenditori di tutto il mondo, ha raccolto 24 candidature (sulle 100 totali) proprio dalla Russia, a testimonianza della crescente integrazione economica tra i due Paesi.

Nonostante le sanzioni economiche internazionali imposte sul Paese, l’Italia esporta oggi oltre 7 miliardi di euro di beni verso Mosca, e ne importa quasi il doppio. Basato sull’alfabeto cirillico, apparentemente molto differente dal nostro, il russo presenta anche altre complicazioni, come l’utilizzo dei “casi”, simile a quanto avviene nel tedesco e nel latino.

Niente di insormontabile per una lingua ancora poco conosciuta in Italia, che potrebbe essere un vero e proprio vantaggio sul lavoro. Senza contare che, anche per un semplice viaggiatore, visitare le meraviglie di Mosca o San Pietroburgo sarà molto più facile conoscendo il russo, in un Paese in cui meno del 10% della popolazione conosce e parla l’inglese.

Giapponese

Dai sushi bar ai manga, dal karaoke ai bonsai, la cultura giapponese è negli ultimi decenni diventata parte integrante della cultura internazionale. Così, oltre a permetterti di accedere a un’economia dinamica (con centinaia di migliaia di brevetti depositati ogni anno) e forte (la terza al mondo, dopo Cina e Stati Uniti), il giapponese apre le porte di un vero e proprio mondo di cultura: da film e cartoni animati fino ai fumetti.

Inoltre, più di un milione di giapponesi visita l’Italia ogni anno. Tra l’altro, l’Italia è  in surplus commerciale con il Giappone, esportando ogni anno beni per oltre 70 miliardi di yen e importando beni per poco meno di 30 miliardi di yen.

Ciononostante, il giapponese rimane una lingua complicata: i caratteri Kanji, di origine cinese, vanno studiati attentamente, in congiunzione con i tipi di scrittura autoctoni: i kana. Inoltre, la lingua giapponese varia molto in base al contesto sociale in cui viene utilizzata: per uno straniero può risultare molto difficile capire quali parole ed espressioni usare in base alle persone che ci si trova di fronte.

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