6 Paesi dove un giovane designer può sfondare

6 Paesi dove un giovane designer può sfondare

La Norvegia ha il petrolio, la Russia il gas, la Nuova Zelanda le pecore. L’Italia, invece, ha il design. Che rappresenta un pilastro della nostra economia. Non a caso l’export italiano è basato sulle quattro A: agroalimentare, abiti e accessori, auto veloci e arredo. Almeno tre di queste quattro A hanno il design nel DNA. E del resto, il successo del nostro design all’estero è dimostrato dalla popolarità dell’appuntamento per eccellenza del design internazionale: il Salone del Mobile. Che macina numeri imponenti: 2.000 espositori da tutto il mondo, e oltre 300.000 visitatori da 165 paesi diversi. Insomma, un riconoscimento globale per una specialità tutta italiana.

Il mondo ama il design italiano e i nostri designer. Secondo l’Istat, nel 2015 l’export di design tricolore ha sfiorato i 21 miliardi di euro, con un aumento di quasi il 7% rispetto al 2014. In paesi come la Francia, gli USA o la Germania i designer italiani sono l’oggetto del desiderio sia dei grandi colossi del lusso e delle boutique di moda, che degli studi indipendenti e delle startup tecnocreative. Ma quali sono le mecche per i giovani designer italiani? Ecco sei posti dove un neolaureato in industrial design al Politecnico, una interior designer di talento o un product designer agguerrito possono sfondare.

Brasile

Chi vuole “fare i soldi”, si dice nell’ambiente, va negli Stati Uniti; ma chi vuole scatenare la propria creatività, va in Brasile, terra di grandi designer e architetti come Oscar NiemeyerMendes da Rocha e Lúcio Costa. E in effetti città come Rio e San Paolo (ma anche Curitiba, Belo Horizonte, Salvador) offrono grandissime opportunità ai designer italiani; anche perché i brasiliani (alla pari degli argentini, dei colombiani e via dicendo) adorano lo stile italiano, e le aziende locali sono affamate di talenti nostrani. In Brasile lavorano personaggi del calibro di Francesca Romana Diana, famosa designer di gioielli, e hanno riscosso grande successo designer come Rosa Topputo, con i suoi occhiali fatti al 3D. Il Brasile però spalanca le porte soprattutto ai professionisti affermati; chi è ancora agli inizi, dovrebbe prima fare un po’ di gavetta in Italia.

Cina

I cinesi adorano il design italiano, che per loro è sinonimo di eleganza, bellezza e modernità. Ecco perché un giovane designer di valore potrebbe tentare la sorte proprio in Cina, paese che offre tante opportunità ai creativi nostrani (come ha ben raccontato una giovane architetta della Cmpania a Corriere.it). Non ci sono solo Pechino e Shanghai (dove, non a caso, è sbarcato anche il Salone del Mobile) ma pure metropoli immense e dinamiche ma ancora poco note in Italia, come Shenzhen o Chengdu.

L’ambiente di lavoro spesso è giovane, le responsabilità tante, gli stipendi molto buoni, e l’attenzione per il design è sempre più forte. E alcuni anni fa un quotidiano locale, il Messaggero Veneto, ha raccontato ha raccontato la storia di Davide Bonanni e Alice Zuliani, due trentenni udinesi che in Italia non trovavano lavoro, e in Cina hanno creato un marchio di successo: BOZU, Italian Workshop Design. Certo, le sfide per chi tenta la sorte nella Terra di Mezzo sono tante, dalla lingua allo shock culturale, ma le ricompense possono essere enormi.

Paesi Bassi

L’Olanda è una delle potenze mondiali del design. Grazie a semplicità, originalità e potenza, dagli anni ’90 in poi il design del paese nordico si è imposto sulla scena europea e mondiale. Città come Amsterdam, Delft ed Eindhoven (dove ogni anno si tiene la Dutch Design Week), sono perfette per chi deve trovare la sua strada. Per esempio ad Amsterdam le giovani designer Valentina Raffaelli e Alice Spadaro hanno aperto Internoconcucina, un innovativo studio di design e cibo.

Il design olandese è aperto e ama sperimentare con nuovi materiali e nuove tecnologie (basti pensare alla fashion designer Iris van Herpen, pioniera dell’uso della stampa 3D nella moda). E chi ai sentieri meno battuti preferisce la carriera, ha solo l’imbarazzo della scelta, specie se è specializzato in industrial design: aziende come Philips, Philips Design, DAF e Landfighter offrono ottime opportunità di lavoro. In ogni caso, pragmatismo, intraprendenza e un pizzico di auto promozione (oltre a un’eccellente conoscenza dell’inglese) sono doti indispensabili per emergere in Olanda.

La Scandinavia

Oltre a essere ricca e avanzata, questa regione è un’altra potenza del design. Città come Oslo, Copenaghen e Stoccolma sono veri e propri arcipelaghi di studi, showroom, atelier, laboratori e startup tecnocreative, e chi ha competenze e capacità qui non avrà alcuna difficoltà a trovare lavoro, specie se parla un ottimo inglese.

Gli architetti e gli interior designer dovrebbero puntare su Oslo, che in questi anni ha conosciuto un vero e proprio boom edilizio, e dove furoreggiano il legno, il vetro, la pietra. Copenaghen è il regno dei product designer e degli stilisti, mentre a Stoccolma e in tutta la Svezia vanno forte gli industrial designer, grazie a un manifatturiero hi-tech in piena espansione che predilige minimalismo e funzionalità (senza dimenticare un colosso come IKEA, dove le opportunità di carriera non mancano).

Slovenia

Chi parla russo e non teme gli inverni rigidi, dovrebbe andare a Mosca, che grazie ai suoi miliardari non è mai sazia di interior designer, stilisti e artigiani italiani. Chi invece ha voglia di lavorare e creare senza stress, non deve spingersi così a est: può fermarsi a Lubiana, nella piccola Slovenia. La città slovena è una capitale mitteleuropea del design, con una tradizione veneranda alle spalle: dalla scuola d’architettura più famosa dei Balcani al Museo dell’architettura e del design (MAO), dalla Biennale di design (BIO) (che tra l’altro si tiene a Lubiana proprio quest’anno) ai tanti studi indipendenti sparpagliati nei sobborghi.

Insomma, non sarà Milano o Parigi, ma per chi ama il design sostenibile, basato su materie prime naturali come il legno, Lubiana può essere un ottimo punto di partenza. E se le cose dovessero andar male, casa con mamma e papà è dietro l’angolo. Unico neo: la lingua è tra le più ostiche d’Europa.

Francia

Si sa, le sinergie tra i big del lusso francese e i brand italiani sono ormai all’ordine del giorno. E se è vero che il design di genio parla spesso italiano, è anche vero che la lingua degli affari nel mondo del luxury è il francese (oltre all’inglese). Naturalmente in questo settore Francia vuol dire Parigi, dove hanno sede colossi del calibro di LVMH (che ha come CEO un italiano), Kering ed Hermès.

Per chi disegna borse, scarpe o abiti, ma pure gioielli o mobili, la metropoli sulla Senna è una meta d’elezione; certo, ha i suoi svantaggi (dal costo della vita stellare a un forte livello di competitività) ma le opportunità di lavoro (e di carriera) sono tante, specie per i più ambiziosi, basta farsi un giro su fashionjobs per farsi un’idea. Condicio sine qua non per lavorare a Parigi: una buona padronanza del francese.

Immagine modificata in b&n di Paolo Mazzoleni via Flickr