Avere 18 anni e cambiare la vita delle persone

Avere 18 anni e cambiare la vita delle persone

Aaron Westbrook è nato 18 anni fa negli Stati Uniti, in Ohio, con una mano sola. All’inizio dell’high school, l’equivalente americano delle nostre scuole superiori, Aaron ha avuto la possibilità di indossare per la prima volta un arto prostetico. E di vivere in prima persona le difficoltà incontrate da molte persone che hanno simili necessità, per poter affrontare la vita quotidiana alla pari con gli altri.

La protesi utilizzata, infatti, non era delle dimensioni giuste e in più costava ben 40mila dollari: un prezzo proibitivo, soprattutto per un ragazzino di neanche 14 anni, il cui fisico sarebbe di lì a poco cambiato, generando la necessità di acquistare una nuova protesi.

“È stato questo il momento in cui ho capito che bisognava qualcosa, perché le protesi offerte oggi sono troppo costose e semplicemente inefficienti”, ha spiegato di recente Westbrook. Che così ha iniziato a utilizzare sempre più di frequente la stampante 3D in dotazione nella sua scuola, per provare a disegnare e produrre da solo protesi che potessero superare le difficoltà da lui incontrate.

È nata così Form5, una compagnia no-profit che realizza delle protesi artificiali su misura, solitamente utilizzando progetti open source reperibili in rete. Aaron impiega materiali riciclabili, incluse vecchie protesi non più utilizzate, per generare nuovi dispositivi prostetici. “Ogni tanto scherzo con gli amici dicendo che Form5 è una compagnia con un uomo solo, e una sola mano, al comando”, racconta Westbrook con la tipica spensieratezza di un adolescente, che fa sembrare facile un’intrapresa tutt’altro che banale. Infatti, ogni protesi deve rispondere a esigenze differenti: una presa diversa può richiedere ad esempio un design differente, e quindi un notevole lavoro di progettazione e ricerca di materiali.

Fortunatamente, Westrbook non è solo in questo tentativo di migliorare la vita quotidiana di migliaia di persone con disabilità. Difatti, Form5 è entrata a far parte di un network decentralizzato di produttori che tentano di rendere più convenienti questo tipo di prodotti. La maggior parte dei design utilizzati per la progettazione delle protesi sono messi a disposizione da e-NABLE, una comunità open-source di maker. Con l’utilizzo delle stampanti 3D e di materiali riciclati, i membri del network riescono a offrire protesi artificiali per poche migliaia di euro, generando risparmi notevoli e permettendo ad almeno 1800 persone di accedere a questi prodotti.

Questi materiali includono il cosiddetto PLA, una forma plastica basata su acido polilattico, che ha un impatto ambientale minore rispetto a quello della plastica tradizionale. Per accumulare una quantità sufficiente di questo materiale, dopo aver scoperto che era contenuto nelle tazze di plastica della sua scuola, Westbrook ha lanciato una campagna di riciclaggio tra le classi, ottenendo 2000 tazze che ha personalmente lavato una ad una.

In poco tempo, però, grazie al sostegno di e-Nable, a una campagna di crowdfunding su Kickstarter, e a un gruppo di privati che lo supportano con piccoli finanziamenti, Aaron è riuscito a espandere le proprie operazioni. L’ Antioch College di Yellow Springs (Ohio) gli ha messo un laboratorio per continuare il proprio lavoro mentre continua i suoi studi.

“Il problema principale con le protesi odierne non è solo la loro inaccessibilità finanziaria, ma anche la loro scarsa praticità: tutto questo non ha senso”, ragiona Aaron. “Per risolvere questi problemi, l’industria dovrà per forza imboccare la strada dei materiali riciclabili e della stampa 3D attraverso file open source”. Aaron questo lo ha già iniziato a fare, con l’obiettivo di contribuire a migliorare la vita di molte persone nella sua condizione. E tutto questo prima ancora di finire le scuole superiori.  

Immagini | Copertina via Instagram