Dagli astronauti agli chef giapponesi: tutti vogliono l’acqua prodotta a Torino

Dagli astronauti agli chef giapponesi: tutti vogliono l’acqua prodotta a Torino

Nella rubrica Hello!Money abbiamo raccontato vari casi di eccellenze tutte italiane. Imprenditori illuminati, come Brunello Cucinelli, o innovatori geniali, come i vetrai high-tech della Goppion, che non hanno rivali al mondo. Ma tra le eccellenze più peculiari, non per questo meno importanti, figura sicuramente la Smat, Società Metropolitana Acque Torino. Già, perché l’acqua di Smat è conosciuta in tutto il mondo e anzi, è il caso di dirlo, persino oltre.

Rifornire d’acqua gli astronauti

Infatti, la società rifornisce di acqua gli equipaggi della Stazione Spaziale Internazionale, orbitante attorno alla Terra. È acqua italiana, insomma, quella che disseta gli astronauti di tutto il mondo (attualmente 6), in servizio nella Stazione Spaziale. Un progetto ormai ben avviato, e portato avanti in collaborazione con le Agenzie Aerospaziali di Stati Uniti, Russia ed Europa.

La prima fornitura nello spazio di acqua prodotta da Smat è arrivata in orbita ormai 10 anni fa, nell’aprile del 2008, dopo 6 anni di preparazione in partnership con la franco-italiana Thales Alenia Space, che ha realizzato il modulo ATV/ICC (Automated Transfer Vehicle/Integrated Cargo Carrier) per il trasporto.

La scelta è ricaduta su Smat perché la società torinese è una delle poche al mondo in grado di fornire, in maniera affidabile, acqua che segua gli standard igienici e qualitativi richiesti dalle varie Agenzie Aerospaziali, che spesso pretendono standard differenti: “per gli Americani la disinfezione deve essere infatti realizzata mediante l’utilizzo dello iodio, mentre i Russi richiedono il trattamento con argento e fluoro”, spiegano dalla compagnia.

Così l’acqua del Pian della Mussa, che arriva alla Centrale di Venaria, è destinata agli astronauti americani, mentre dalla Centrale di Regina Margherita, sita a Grugliasco, viene prelevata l’acqua per i russi. A rendere Smat un leader a livello globale sono i frequenti ed approfonditi controlli chimici e microbiologici che questa esegue presso tutti i centri di produzione di acqua da essa gestiti: si tratta di oltre 400.000 analisi l’anno sulle acque grezze, trattate e potabili, unite ad un archivio storico consolidato delle caratteristiche delle acque.

“L’acqua sulla terra è una risorsa da non sprecare, nello spazio è ancora più preziosa, il suo costo si aggira intorno ai 14.000 euro a litro, un costo sul quale incide ovviamente il trasporto”,  ha spiegato Lucia Grizzaffi, responsabile Laboratori “Recyclabe” per Thales Alenia Space, che proprio insieme a Smat si è di recente aggiudicata un bando europeo per lo studio di metodi di disinfezione e stoccaggio dell’acqua per voli spaziali di lunga durata.

Anche i giapponesi bussano alla Smat

Di recente, a bussare alla porta di Smat sono arrivati anche dal Giappone. Ma, questa volta, per una richiesta ben più peculiare. “Ci è stato chiesto di contribuire alla nuova scuola con un corso per ‘assaggiatori dell’acqua”, ha spiegato Paolo Romano, amministratore delegato di Smat.

A Kyoto sta infatti per nascere una importante scuola di gastronomia, volta a tutelare e valorizzare la produzione gastronomica del Sol Levante. Così, a fine settembre una delegazione del Committee for the Preparation of College of Gastronomy Management è stata ricevuta a Torino, con l’obiettivo di dare vita a questa inusuale partnership.

“L’analisi sensoriale, cioè la complessa applicazione di un metodo scientifico alla degustazione di un alimento e quindi anche dell’acqua, spesso viene utilizzata per valutare la qualità della fornitura che arriva nelle case degli utenti”, ha spiegato lo stesso Romano.

E, ora, a Torino arriveranno dal Giappone futuri chef, che impareranno da Smat come riconoscere l’acqua giusta. A pretendere che fosse proprio Smat il soggetto con cui collaborare il professore Ishida Masayoshi, che grazie a Smat nel 2004 era riuscito a riprodurre a Torino l’acqua di Kyoto, permettendo allo chef stellato Kunio Tokuoka di cucinare anche a Torino l’autentico dashi, piatto di pesce tipicamente nipponico riprodotto anche all’Expo di Milano.

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Chi è l’assaggiatore d’acqua

I primi degustatori di acqua giapponesi arriveranno probabilmente già l’anno prossimo, per dare vita ai primi sommellier dell’acqua nipponica. D’altro canto, la figura dell’idrosommellier è in Italia una realtà ormai da almeno 15 anni, quando è stata creata Adam,l’Associazione Degustatori Acque Minerali italiana. Perché anche dietro un semplice bicchiere d’acqua ci può essere una scienza. “Un buon abbinamento con l’acqua minerale può valorizzare anche un piatto povero”, affermano dall’associazione.

Ad esempio, un’acqua leggermente effervescente o effervescente è indicata “per una pasta all’uovo condita con un sugo di carne”, mentre da abbinare a un primo di pesce è preferibile scegliere un’acqua liscia. Analizzare l’acqua ha anche una sua prammatica, che parte dall’accertamento della freschezza, seguita da un’analisi visiva e olfattiva del prodotto, per passare solo alla fine a quella gustativa, proprio come si farebbe per un buon vino. L’Associazione dei degustatori, con sede a Rimini, prevede periodicamente dei corsi per imparare quest’arte. E magari trovarsi proiettati in una carriera in terre giapponesi.

Immagini | Copertina via Unsplash|Foto 1 modificata in b&n di Incola via WikimediaCommons