Agitu, dall’Etiopia al Trentino per allevare

Agitu, dall’Etiopia al Trentino per allevare "capre felici"

Quando aveva 18 anni, Agitu Idea Gudeta ha lasciato l’Etiopia e si è trasferita in Italia per frequentare l’Università. Ma a cambiare la sua vita non sono state le aule e i corsi di sociologia, ma le montagne selvagge del Trentino, di cui si innamora fin da subito, e che continuerà a portare nel cuore una volta ritornata nel suo Paese.

Fino a quando è costretta a scappare dall’Etiopia con un pensiero fisso: tornare su quelle montagne prealpine e fare qualcosa per quel territorio. “Ero impegnata con un gruppo di studenti contro il land grabbing”, racconta Gudeta, “denunciavamo l’illegalità degli espropri forzati dei terreni agricoli. Alcuni miei compagni sono stati arrestati, altri sono spariti e di loro non se ne sa ancora niente. A un certo punto ho capito che per me era venuto il momento di andarmene”.

È il 2010 e Gudeta, la cui famiglia ha già lasciato l’Etiopia per gli Stati Uniti nel 2000, sceglie di tornare nella sua casa elettiva, il Trentino. “In Italia avevo degli amici che avrebbero potuto aiutarmi e sapevo la lingua, così non ho avuto dubbi”, ha spiegato di recente a Internazionale. “Quando sono arrivata a Trento, avevo duecento euro in tasca, niente di più. Ho trovato lavoro in un bar, per mantenermi, ma nel frattempo ho cominciato a pensare all’allevamento delle capre. In Etiopia avevo lavorato in alcuni progetti con i pastori nomadi del deserto e avevo imparato ad allevare le capre. Ho pensato che con tutti questi pascoli non sarebbe stato difficile fare del buon latte, visto che sappiamo produrlo nel deserto”.

È così, quasi per gioco, che è nata La capra felice, uno dei nuovi progetti agricoli più apprezzati della Regione, che è stata rappresentata all’Expo 2015 di Milano anche da Gudeta, premiata anche con il “Miglior prodotto per il Trentino” e il riconoscimento “Resistenza Casearia promosso da Slow Food.

L’azienda agricola La capra felice produce formaggi e yogurt biologici, prodotti “come una volta”. Come tanti allevatori lontani dalla ribalta mediatica, le giornate di Gudeta iniziano alle cinque con la mungitura, seguita dal pascolo e, rientrati al caseificio, dalla produzione dei latticini. “Il Comune mi ha concesso in affitto un appezzamento destinato agli usi civici, gli animali pascolano, concimano la terra, danno un latte di altissima qualità e io vedo i miei sforzi finalmente premiati”.

trentino capre

Lo scenario che fa da sfondo all’attività di Gudeta è la Valle dei Mòcheni, un’isola linguistica tedesca nel cuore del Trentino, dove si sviluppano itinerari tra prati e boschi circondati dalle vette prossime ai 2.400 metri della parte occidentale della catena del Lagorai. “L’idea era recuperare le razze caprine autoctone e valorizzare i terreni del demanio, abbandonati dagli allevatori locali nel corso degli ultimi decenni.”

Oggi, l’azienda coltiva 4.000 mq di orticole, e alleva 50 galline ovaiole oltre ai suoi veri e propri gioielli: 70 capre di razza Pezzata Mòchena. Questa razza di capre, allevate dal 14esimo secolo dalle popolazioni di origine bavarese scese nelle valli del Trentino, contava nel complesso solamente 207 capi nel 2014—il che fa della Capra felice di Gudeta uno degli ultimi baluardi per la conservazione di questa razza caprina.

“Sono animali rustici, poco esigenti, ottime capre pascolatrici. E possono rimanere all’aperto praticamente tutto l’anno, permettendomi di risparmiare molto sia sui mangimi sia sui costi di gestione. Inoltre, in questo modo, posso anche ricevere dei finanziamenti previsti per chi recupera razze in via d’estinzione”, aveva spiegato Gudeta a la Repubblica.

Oggi l’azienda è finanziariamente sostenibile e, in soli pochi anni, è diventata un punto di riferimento per la comunità locale. Le capre della Valle dei Mòcheni sono docili e, ogni sera, i bambini della valle, che le conoscono per nome (tra cui spiccano Marta, Melissa, Rachele, Francesca, Ribes e Trilli) salgono al pascolo per aiutare Agitu nelle sue faccende.

Almeno fino a quando non arrivano gli orsi, reintrodotti nella zona dalla Provincia Autonoma di Trento. Ma anche per questo Gudeta ha una soluzione: “Quando vedo impronte o segnali della sua presenza mi chiudo in auto con dei petardi. Basta fare un po’ di rumore e il mio ‘vicino’ sa che è meglio andare da qualche altra parte”. In fondo, “Conviviamo bene, io, la natura selvaggia, le mie capre e gli orsi”.

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