Perché in Italia abbiamo bisogno di una maggiore alfabetizzazione finanziaria

Perché in Italia abbiamo bisogno di una maggiore alfabetizzazione finanziaria

Oggi i risparmiatori sono chiamati a misurarsi con una gamma di prodotti finanziari sempre più sofisticati che comportano obbligatoriamente un’approfondita valutazione dei rischi e una maggior scaltrezza in contesti finanziari di difficile inquadramento. Nonostante il complicarsi del panorama in cui sono chiamati a gestire il loro denaro, in Italia giovani e adulti continuano a presentare livelli di alfabetizzazione finanziaria insoddisfacenti e nettamente al di sotto della media mondiale.

L’alfabetizzazione finanziaria è la conoscenza dei meccanismi alla base dell’uso del denaro nella vita quotidiana, di come si amministrano i propri guadagni, di come si investe minimizzando i rischi, di come si richiede un finanziamento riducendo al minimo le perdite. Cittadini che si indebitano correttamente, che investono con il minimo dei rischi, che sanno selezionare ed avviare un piano pensionistico adeguato alle loro prospettive, favoriscono la crescita economica del loro paese ed evitano di gravare sulle finanze di quest’ultimo.

Nel 2012 sono stati raccolti i dati riferiti alla quinta edizione dell’indagine PISA, volta alla valutazione del livello di istruzione degli adolescenti residenti nei paesi OCSE, e per la prima volta è stata inserita una sessione di verifica dedicata all’alfabetizzazione finanziaria: circa 29mila studenti di 18 Paesi e partner dell’OCSE sono stati interpellati su concetti quali tasso di interesse, interesse composto, diversificazione dei rischi, o sulla corretta lettura di una fattura.

I risultati non sono però incoraggianti: attestatasi a 500 la media dei paesi OCSE, l’Italia totalizza 466 punti e si piazza al penultimo posto in classifica, seguita solo dalla Colombia. 137 sono i punti che separano il nostro paese dalla prima della classe, Shangai-Cina, seguita da Comunità fiamminga del Belgio, Estonia, Australia, Nuova Zelanda, Repubblica Ceca, Polonia e Lettonia – tutte al di sopra della media OCSE.

Su una scala che parte da un minimo di uno ad un massimo di cinque, i quindicenni italiani coinvolti nell’indagine hanno dimostrato una media di competenze finanziarie pari a due, che si traduce concretamente nel saper distinguere i bisogni dai desideri, decidere a riguardo delle spese quotidiane, riconoscere lo scopo di decisioni finanziarie di tutti i giorni come una fattura e far uso di operazioni aritmetiche basilari in situazioni da loro personalmente vissute.

Il divario tra regioni è molto accentuato: la maggior parte dei ragazzi che hanno raggiunto il quarto e il quinto livello provengono dal Nord Est, mentre in Calabria e nelle Isole la maggioranza degli studenti non raggiunge il secondo; le differenze tra le performance di maschi e femmine sono significative solo in Italia, con le ragazze più carenti in fatto di competenze finanziarie per fattori attitudinali, e non cognitivi, tra i quali si annovera anche la fiducia che le allieve devono trovare a scuola quando si tratta di investire le loro capacità nello studio di materie scientifiche.

Infine, in media un buon punteggio in matematica e lettura non presuppone un livello di alfabetizzazione finanziaria altrettanto soddisfacente: studenti di paesi come Australia, Comunità fiamminga del Belgio, Estonia, Nuova Zelanda e Repubblica Ceca, ottengono in media un punteggio superiore in alfabetizzazione finanziaria rispetto a quanto ci si potrebbe attendere in base ai risultati in matematica e lettura, mentre in Francia, ItaliaSlovenia gli studenti ottengono risultati peggiori di quanto ci si potrebbe aspettare in base ai risultati in matematica e lettura.

Il sondaggio promosso da Standard and Poor’s Ratings Services in collaborazione con McGraw Hill Financial e il Global Financial Literacy Excellence Center, fondato dalla pioniera della financial literacy Annamaria Lusardi, ha scattato un’istantanea altrettanto sconfortante dell’alfabetizzazione finanziaria degli adulti italiani: su 148 paesi, l’Italia guadagna il 63esimo posto a livello globale e finisce tra gli ultimi della classifica europea, con solamente un terzo della popolazione che ha piena comprensione di concetti finanziari di base come inflazione, diversificazione, interessi composti, e capacità di calcolo, contro i due terzi di Germania, Francia e Regno Unito.

L’unico record che conquista il nostro paese è la percentuale più bassa di alfabetizzazione finanziaria tra le economie avanzate (37%), decisamente più vicino ai livelli raggiunti da paesi BRICS come Brasile (35%) e Sudafrica (42%); il divario che ci separa dalle economie avanzate aumenta se consideriamo che invece di rispettare l’andamento riscontrato in queste ultime, con gli adulti che sono più finanziariamente alfabetizzati rispetto a giovani e anziani, l’Italia segue il trend dei paesi BRICS e presenta una percentuale più elevata di competenze finanziarie in adolescenza e che diminuisce con l’avanzare dell’età.

Immagine via Flickr

Valentina Lappi