Come un anno sabbatico migliorerà il futuro lavorativo di tuo figlio

Come un anno sabbatico migliorerà il futuro lavorativo di tuo figlio

Un anno sabbatico non è un anno perso. Se i tuoi figli stanno valutando la possibilità di prendersi un anno “di pausa”—che normalmente si prende tra la fine della scuola superiore e l’inizio dell’università (ma volendo anche durante la scuola superiore o prima della specializzazione)—vale la pena di prenderli sul serio.

Un anno sabbatico, magari passato all’estero, impiegato per viaggiare, studiare una lingua, svolgere lavoretti o fare volontariato può essere una prospettiva interessante, che potrà offrire ai ragazzi enormi vantaggi. E anche aiutarli in futuro a trovare un lavoro migliore.

In Italia prendersi un anno sabbatico può sembrare una scelta poco efficiente, considerato che il ciclo di studi è spesso più lungo che in altri Paesi, perciò i ragazzi italiani tendono a entrare in ritardo nel mondo del lavoro rispetto ai coetanei stranieri. Inoltre spesso i genitori temono che, perdendo un anno di studio, poi i figli facciano fatica a riprendere il percorso formativo.

Certo, un anno sabbatico può essere un impegno economico aggiuntivo per i genitori, che dovranno accollarsi il mantenimento del figlio per un anno in più. Ma non è detto che uno stop di 12 mesi produca un analogo ritardo nell’ingresso nel mondo professionale: gli esperti sottolineano che un’esperienza del genere può aiutare a trovare lavoro più in fretta, e con prospettive migliori.

Chiarirsi le idee su ciò che si vuole fare da grandi

Spesso alla fine della scuola non si nutrono grandi certezze su ciò che si vuole fare da grandi, oppure non si sa ancora bene quale sia la strada giusta per realizzare i propri sogni: se si sbaglia il percorso di studi si rischia quindi comunque di arrivare più tardi a realizzare i propri progetti, o addirittura di non realizzarli affatto.

Un anno sabbatico, se passato in maniera costruttiva, può innanzitutto aiutare a chiarirsi le idee: un anno lontano dalla routine scolastica può servire a conoscersi meglio e a comprendere meglio quali siano le proprie attitudini e aspirazioni, oltre a venire in contatto con nuove realtà che possono diventare fonte di ispirazione per una possibile carriera che prima non era stata considerata. Un anno all’estero può anche essere molto utile a farsi ammettere nelle Università del Paese in cui si è vissuto (o, più tardi, a farsi assumere nello stesso posto).

Voti migliori dopo un anno di stop

A dispetto dei timori di molti genitori sulla possibilità che i loro figli fatichino a riprendere gli studi dopo un anno sabbatico, molti studiosi hanno rilevato che una simile esperienza, al contrario, spinge gli studenti a essere più concentrati al rientro e prendere voti migliori.

Uno studio di Devin G. Pope, professore di scienze del comportamento alla Booth School of Business di Chicago, compiuto su ragazzi che avevano servito in una missione di mormoni, ha rilevato un collegamento tra l’apprendimento sul campo di una lingua straniera e l’ottenimento di voti migliori al rientro.

Nel libro del giornalista Joseph O’Shea, “Gap Year: How Delaying College Changes People in Ways the World Needs” si citano diverse ricerche in cui si rileva che gli studenti che si sono iscritti all’università dopo aver preso un anno sabbatico hanno avuto buoni risultati, e che l’anno sabbatico ha aiutato soprattutto i ragazzi che ai tempi della domanda per il college avevano voti non brillanti.

Nel Regno Unito e negli Usa, gli studi hanno evidenziato che gli studenti che hanno tardato di un anno l’iscrizione all’università per prendersi un anno di pausa hanno maggior chance di prendere voti alti rispetto a coloro che dopo il diploma hanno proseguito immediatamente il percorso di studio.

 Un curriculum interessante

Un anno sabbatico fa sempre colpo su un curriculum. Si ritiene infatti che chi ha vissuto per un anno all’estero vanti alcuni assi nella manica che possono essere ritenuti molto interessanti dai selezionatori: per esempio la conoscenza di una differente cultura (o anche più di una, per chi ha deciso di viaggiare durante l’anno sabbatico), una maggiore capacità di adattamento e un’autonomia conquistata prima di altri coetanei.

Aver passato un anno lontano da casa, alla ricerca della propria vocazione, aiuta inoltre a sviluppare le soft-skill – come la capacità di fronteggiare difficoltà e imprevisti, una maggiore attenzione alle interazioni sociali, una maggiore apertura mentale – che sono valutati molto positivamente sul lavoro.

Inoltre, se durante l’anno sabbatico si è svolta qualche attività nel campo in cui si intende trovare lavoro diventa più facile poi farsi selezionare, perché i responsabili delle risorse umane delle aziende trovano più interessante il curriculum di qualcuno che ha già esperienza  rispetto a chi ha un titolo di studio adatto ma non ha mostrato alcuno slancio vocazionale.

Immagini via Flickr | Copertina di Joey Gannon