Gli artigiani dei motori e delle bici: un’eccellenza tutta italiana

Gli artigiani dei motori e delle bici: un’eccellenza tutta italiana

L’Italia: un paese di santi, poeti, navigatori e artigiani. Già, perché da secoli la penisola è costellata di laboratori, atelier e officine che prosperano grazie a un “saper fare” antico. Dai maestri calzolai del Brenta ai sarti napoletani, dai liutai di Cremona agli orefici aretini, ogni cantone d’Italia ha le sue specialità.

Alcune sono plurisecolari (la pelletteria toscana, per esempio), altre risalgono alla fine del XIX secolo. È il caso degli artigiani dei motori (e delle bici), che si ritrovano a Milano, TorinoPadova e Modena. È anche merito loro se nella Val Padana sono fioriti alcuni dei più noti marchi mondiali dell’automotive e del biking.

Come spiega l’economista veneziano Stefano Micelli, grazie alla capacità di saper combinare  maestria tecnica e passione per motori e telai, fantasia e gusto per il design, innovazione e amore sartoriale per il dettaglio, questi professionisti esportano i loro prodotti in paesi come Germania ed Emirati Arabi. Non a caso al MoMa di New York, tempio delle arti del XX (e XXI) secolo, è esposta anche la Cisitalia 202, splendida berlinetta few-off torinese.

Rinomatissima, in Italia e all’estero, è ad esempio la Castagna Milano, carrozzeria nel cuore della metropoli lombarda. Nata nel 1849 (Castagna costruì una leggendaria carrozza in legno di limone ad Alessandro Manzoni), è stata rilanciata dal designer Gioacchino Acampora, che in un’intervista dell’anno scorso a GQ, ha dichiarato di voler far tornare la Carrozzeria Castagna “alla dimensione di bottega rinascimentale. L’azienda meneghina costruisce per una clientela di mezzo mondo vetture one-off di alto livello. Suo, per esempio, è il nuovo taxi di Capri, Tiberio GranOpen, derivato dalla famosa FIAT 500L Living.

Sempre a Milano, poi, operano importanti ditte come la Zagato, attiva sin dal primo dopoguerra e a cui i più grandi marchi d’auto hanno affidato in quasi un secolo di attività  la produzione di piccole tirature di vetture.

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Ma anche Torino non è da meno. Nella Detroit nostrana—oggi votata all’hi-tech e al design—non mancano i carrozzieri che resistono allo scorrere del tempo specializzandosi nel restauro di auto d’epoca “della Ditta”, come chiamano loro il Lingotto (la FIAT), con un misto di rispetto e confidenza.  

Per altri tipi di vettura si può fare un salto anche nel modenese, ad esempio per conoscere la Brandoli, azienda specializzata nel restauro di Ferrari d’epoca. “Il nostro lavoro di restauro è stato inaugurato nel 1980. È nato dalla specializzazione di mio padre, Egidio Brandoli, nella creazione di carrozzerie di Ferrari d’epoca “, spiega a Hello!Money Roberto Brandoli

“I nostri clienti sono proprietari d’auto molto esigenti, e richiedono restauri perfetti. Vengono da noi perché conoscono la nostra esperienza, la precisione con cui lavoriamo, la storia che custodiamo e il valore degli strumenti che usiamo nel riportare ogni parte dell’auto alle sue forme originali. Si tratta in prevalenza di europei (specie inglesi, scandinavi, tedeschi, svizzeri) e di statunitensi”.

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Alla base del lavoro della Brandoli c’è sempre il saper fare. “Il nostro mestiere è artigianale. Siamo capaci di ricostruire a mano, da zero, l’intera carrozzeria di una Ferrari degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, e tutte le componenti correlate come ad esempio parafanghi, paraurti, griglie, prese d’aria, cornici dei vetri e della fanaleria”, continua Roberto Brandoli. “Noi impieghiamo la tecnologia affinché le mani dell’artigiano sappiano esprimere il meglio della loro conoscenza ed esperienza”.

In un Occidente saturo di prodotti industriali, cresce la voglia di personalizzazione. E per farlo sulle auto d’epoca servono battilastra capaci di lavorare il metallo dei parafanghi, ebanisti per gli interni, saldatori, tornitori. Un patrimonio di “saper fare” che in Italia c’è, e altrove invece è sparito. E questo non vale solo per le auto, ma anche per le moto. Nel bresciano, per esempio, c’è la Boldi Moto, per chi ama le moto che non rispettano “la logica di serie” e sogna un pezzo di ferro “con due anime: la mia e quella del cliente”.

O le bici. Ad esempio, alcuni tra i migliori telaisti d’Europa operano nel Nordest italiano, e specialmente in Veneto. Un esempio è la rinomata officina Vetta, che produce telai su misura d’eccellenza. A gestirla è il signor Taverna, 58 anni. “Ho iniziato a lavorare in officina nel 1982, con mio padre, e da allora non abbiamo mai fatto un giorno di vacanza. Né abbiamo mai licenziato una persona qui, in settant’anni di attività”.

I clienti, spiega il maestro telaista, sono privati e negozianti sparsi per tutta l’Europa: “Abbiamo tedeschi, olandesi, francesi, e ovviamente tanti italiani. Facciamo dai 250 ai 300 telai l’anno. Una volta ci chiedevano piccole serie, ora solo bici su misura, richieste da chi pedala tanto”.

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