Le aziende italiane dove i dipendenti decidono gli orari di lavoro

Le aziende italiane dove i dipendenti decidono gli orari di lavoro

“Lavoravo e questa cosa dell’orario, del cartellino, della sirena che suona, mi ha sempre dato fastidio, è qualcosa che ti limita, sono catene. Quando ho fatto il mio percorso ho voluto farlo diverso”. Ed è così che nella sua Graphistudio, azienda di Arba (provincia di Pordenone), Tullio Tramontina ha deciso che gli orari non ci sarebbero stati.

“È partito tutto da lì, da quel fastidio”, ha dichiarato di recente l’imprenditore a La Repubblica. Da una ventina d’anni, i duecento dipendenti (per il 70% donne, età media 28 anni), che producono album per matrimoni e ritratti, entrano ed escono agli orari che preferiscono. E non devono timbrare il cartellino: ognuno, infatti, segna autonomamente le proprie ore di lavoro.

Graphistudio lavora con fotografi di tutto il mondo, che inviano i loro file e ricevono un libro fotografico personalizzato e ben confezionato, che poi il fotografo offre ai protagonisti dei suoi scatti. È un mercato che vive di particolare, in cui sarebbe difficile tirare avanti ripetendo ad oltranza lo stesso prodotto non customizzato.

Così, il modello-Tramontina accompagna la flessibilità degli orari a quella delle mansioni: “Ognuno fa il proprio, ma si sposta facilmente di ruolo, anche perché cambiano i prodotti. Certe cose non si fanno più, se ne fanno delle altre, e le persone si muovono con estrema facilità”.

Insomma non si tratta di improvvisazione, perché c’è un metodo (e una filosofia manageriale) dietro la “follia”. “Chiaro che viene dal cuore ma è anche qualcosa che esiste, altri modelli ci sono e certo che li studiamo, la Silicon Valley è fatta così da sempre. Mi piaceva così, e se posso la faccio così. Faccio un posto dove si vanno a fare delle cose, non ‘a lavorare’. Con passione e voglia di farle bene. Perché il cliente questo lo capisce, e vede la differenza fra noi e i nostri concorrenti”, ha spiegato Tramontina.

Quello che oggi si chiama smart-working è praticato da sempre più aziende. In Italia sono 250mila i lavoratori che godono di discrezionalità nella definizione delle modalità di impiego in termini di luogo, orario e strumenti utilizzati.

Al di là di Tramontina, tra le prime imprese a proporre questa soluzione ai propri lavoratori è stata Vodafone, dove oggi circa 3500 persone possono scegliere di lavorare da remoto un giorno alla settimana. A seguire sono arrivate Enel (7mila addetti), Ferrovie dello Stato (500, su base volontaria), ma anche Alstom, Philips e Sisal. Ancor più di recente, dal 1 gennaio 2018 tutti i collaboratori della Siemens (esclusi i tecnici) lavoreranno proprio in modalità smart working.

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L’accordo sindacale di Siemens, chiuso a fine giugno, è arrivato dopo sei anni di sperimentazione, progetto che ha fruttato all’azienda anche lo “Smart Working Award”, il premio istituito dall’Osservatorio del Politecnico per accelerare la diffusione di nuovi modelli di lavoro. Così, da gennaio chi lavora in Siemens potrà scegliere dove lavorare, che sia in ufficio o a casa. Nessun obbligo di cartellino, e prestazione valutata in base ai risultati raggiunti.

In Italia, dal maggio di quest’anno lo smart-working ha anche una legge di riferimento. Questa ha innanzitutto stabilito cosa significhi, nel nostro Paese, il termine smart working. In particolare, esso si distingue dal telelavoro nelle modalità e nei luoghi in cui la prestazione lavorativa viene eseguita: questa sarà infatti svolta in parte nei locali interni dell’azienda e in parte all’esterno, utilizzando strumenti e dispositivi di connessione adeguati.

La legge che inquadra il lavoro smart richiede che la retribuzione sia pari a quella di chi lavora con un contratto tradizionale a parità di mansione e che l’orario complessivo di lavoro sia precisamente definito (un lavoratore smart non è un lavoratore disponibile 24 ore su 24). Secondo il giuslavorista Maurizio Del Conte, autore del provvedimento e ora presidente dell’Anpal (Agenzia per le politiche attive), “Non si tratta di un contratto diverso, ma di una differente modalità di svolgere la prestazione all’interno dello stesso contratto.” Mentre a detta di Mariano Corso del Politecnico di Milano, rispetto alle leggi attualmente in vigore in Europa, “la legge italiana fa diversi passi avanti perché valorizza l’accordo tra lavoratore e azienda, guardando alla produttività”.

“Per noi vuol dire impostare il lavoro all’insegna della flessibilità di orari e di spazi” ha spiegato Federico Golla, presidente e AD di Siemens Italia. “In modo che capacità e abilità siano continuamente stimolate e massimizzate”. Una cosa che, per Tramontina, era chiara già da tempo: “Copiare i modelli, come dire, militari, delle vecchie aziende non sarebbe stato un passo avanti. Anzi, quelle le vedi morire. Con lo spirito creativo che c’è qui tutti si sentono liberi, anche di inventare, di creare, di proporre idee, me le ritrovo sul tavolo tutti i giorni. Questo sistema è ancora più importante che in passato. Perché oggi devi veramente combattere con le competenze. Con il saper fare. Con il Made in Italy”.

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