I produttori italiani di biciclette non hanno rivali

I produttori italiani di biciclette non hanno rivali

Pochi mezzi di trasporto sono più italiani della bicicletta. Le due ruote hanno sempre accompagnato la storia del nostro Paese, ancor più di quell’altro “mito italico” (copyright del semiologo Omar Calabrese) che è stata l’automobile di piccola cilindrata.

Messo in conto il pioneristico progetto sviluppato intorno al 1493 da Leonardo da Vinci per realizzare un mezzo molto simile alla bicicletta, si può ad esempio ricordare che: nel 1819 a Milano la polizia doveva proibire di “girare nottetempo sui velocipedi per le contrade e per le piazze interne della città”; negli anni Cinquanta del secolo scorso la bici divenne per tutti il simbolo della rinascita economica (come dimenticare la rivalità tra Coppi e Bartali al Giro d’Italia?); e che negli anni Ottanta il cicloturismo e il mito dell’“Italia dei borghi” divennero vere e proprie realtà.

Secondo i dati Eurostat, oggi l’Italia è il secondo Paese esportatore di bici in Europa—dopo il Portogallo ma prima dell’Olanda—ed è prima nella componentistica. Nel complesso, secondo un rapporto di Legambiente di quattro mesi fa, il business delle due ruote in Italia vale circa 6,2 miliardi di euro.

Ma le biciclette non fanno bene solo al business stricto sensu: un altro recentissimo rapporto di Legambiente stima in oltre un miliardo di euro i benefici sanitari legati ad attività fisica e riduzione della sedentarietà; in 94milioni la riduzione dei costi ambientali generati dai gas serra; e in 127 milioni il risparmio di carburante

E anche se il Belpaese non raggiunge record come quello della città di Münster, in Germania, dove ci sono più bici che abitanti, sono sempre di più le città italiane amiche della bici: in testa Pesaro e Bolzano, dove circa un terzo dei locali usa la bici per recarsi in ufficio o a scuola, seguite da altre città del centro-nord come Ravenna, Reggio Emilia, Treviso e Ferrara, ma fanno bene anche Cremona, Rimini, Pisa, Padova, Novara e Forlì.

In un altro rapporto uscito da poco, Legambiente ha misurato il Pib (Prodotto interno bici), cioè il PIL generato dal settore, indicatore che misura il valore economico della bicicletta nelle regioni varie italiane: in testa ci sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

E in effetti una costante della vita nella Pianura padana è proprio l’abbondanza di cicliste e ciclisti di ogni età, che invece latitano nelle grandi, e trafficate, città del centro-sud come Roma, Napoli o Catania (mentre va meglio a Torino, e soprattutto a Milano).

“A Roma non è consigliabile usare la bici, la città è più adatta alle motorette casomai”, racconta Ada, pensionata originaria di Ancona che ha vissuto a lungo a Roma. “Ora che vivo in Trentino la musica è diversa: posso pedalare in grande libertà ovunque”.

produttori italiani biciclette 1

In effetti regioni come il Trentino-Alto Adige, il Veneto o le Marche stanno puntando sempre di più sul cicloturismo per attirare gli amanti del pedale da paesi “ad alta intensità di bici” come Germania, Austria, Olanda, Regno Unito. La trentina Val di Non, per esempio, pullula di percorsi per bici da corsa tra i suoi 28 comuni. E l’Emilia Romagna ha creato dieci ciclovie in altrettanti parchi regionali o riserve naturali. Tutto questo contribuisce a stimolare un settore sempre più vitale. Di cui fa parte anche MarcheBikeLife, start-up del cicloturismo con sede a Porto Sant’Elpidio, paesino in provincia di Fermo.

MarcheBikeLife è stata fondata nel 2014, seguendo una passione che avevo sempre avuto, e cercando di interpretare al meglio le mode e i nuovi stili di vita a livello di turismo globale”, spiega a Hello! World Mauro Fumagalli. “Il nostro obiettivo è far sì che il cicloturista possa perdersi tra il mare e le colline delle Marche”. La start-up, continua Fumagalli, è un laboratorio di eventi ciclistici e cicloturistici specializzato nel creare e organizzare tour e gite su misura, con guide esperte, nel contesto assai pittoresco della campagna marchigiana.

E se il cicloturismo si trasforma in un’opportunità di nuova occupazione e impresa, specie per chi è capace di coniugare l’amore per la bici con le nuove tecnologie (è il caso ad esempio di BikeNbike, social marketplace per il cicloturismo creato l’anno scorso da Matilde Atorino), è anche vero che il pilastro dell’“universo bici” italiano resta il manifatturiero.

Le aziende italiane che producono biciclette sono oltre un migliaio: si va da grandi brand a piccole realtà a conduzione familiare, ma non mancano le start-up. Come la milanese Scatto Italiano, azienda che vende su internet bici artigianali personalizzabili.

A fondarla sono stati due giovani designer originari della Puglia: Pietro Coletta e Giuseppe Gurrado. Il secondo racconta a Hello! World: “La nostra azienda nasce dalla volontà di creare un prodotto simbolo dell’elevata capacità manifatturiera italiana, con un alto valore storico e stilistico, ma prodotto, venduto e comunicato attraverso nuovi canali”.

La start-up, che si autodefinisce un vero e proprio ‘atelier digitale’, è all’insegna della personalizzazione spinta della bici, che viene integralmente disegnata, prodotta e assemblata in Italia (per il telaio, ad esempio, i due designer si rivolgono ad alcuni abili artigiani del Nordest).

“La customizzazione è il nostro fiore all’occhiello, il nostro carattere distintivo perché riusciamo a tradurre i gusti e le richieste del cliente, fungendo da trait d’union con gli esecutori effettivi del lavoro artigianale”, dice Gurrado. “Ogni elemento della bici, in questo modo, coniuga un altissimo livello di finitura con la piena soddisfazione del cliente”. E in effetti queste biciclette vengono vendute in tutto il mondo, a cominciare dai ciclofili del Nord Europa. E il business made in Italy va… anzi, pedala.

Immagini | Copertina di Giorgio Minguzzi via Flickr |Foto 1 via Unsplash