Questa app ti permette di utilizzare la realtà aumentata

Questa app ti permette di utilizzare la realtà aumentata

Strizzare l’occhio alla realtà aumentata. L’idea, tutta contenuta nel nome della sua start-up, Blinkarletteralmente “To Blink To Augmented Reality”–deve essergli venuta a Ibiza, dove Andrea Stucchi, oggi 42enne, ha trascorso gli ultimi sei anni della sua vita. Era stato manager nell’It technology per oltre un decennio prima di mollare tutto e aprire un’agenzia di viaggi sull’isola spagnola. Coronando un sogno di molti ex adolescenti della generazione X.

Poi, però, è tornato a Monza, con questa idea che gli ronzava in testa. E nel giro di pochi mesi ha acquisito una società di sviluppo informatico, le ha cambiato nome e, a marzo 2015, è partito con la sua nuova impresa. Senza finanziatori e con un grande sogno.

Dopo solo un anno di vita, la sua creatura fattura 450mila euro ed è in utile. Blinkar nasce e cresce–e cresce tanto da dover già cambiare sede operativa–a Monza, in un territorio a forte vocazione manifatturiera, con una densità di 156 imprese per chilometro quadrato, contro le 34 della Lombardia, un luogo che potrebbe diventare “la Palo Alto italiana con il supporto delle istituzioni”, dice Stucchi. In Blinkar i brainstorming si fanno al parco e i dipendenti possono usare la struttura per lavorare, o farlo da remoto, secondo le proprie esigenze.

Ma se chiedete a Stucchi cosa ha inventato si stringe nelle spalle e risponde: “Nulla, ho solo cercato la ‘killer application‘ che potevo trarre a partire da una nuova tecnologia. Tra pochi anni la realtà aumentata sarà fruibile con gli indossabili, come i Google glass. Strizzando un occhio si potranno attivare contenuti aumentati su carta stampata, oggetti reali, riconoscere un brano musicale, un programma tv. Oggi la scansione non la fa l’occhio ma lo schermo dello smartphone o del tablet”.

Blinkar offre questo servizio, per esempio, sui volantini pubblicitari: “inquadri con il device e ti appare un menù a tendina da cui scegli se scaricare il catalogo, chiamare il servizio clienti, partecipare a un concorso, prenotare un test drive”. O su libri didattici: “Inquadrando una pagina posso aggiungere un esercizio da fare live, un video tutorial che mi spiega come realizzare un disegno, leggere la storia di un architetto significativo per quell’argomento. Tutto senza pesare sulla memoria dei device, in quanto i contenuti viaggiano in cloud.”

Un’immagine davvero futuristica per il nostro Paese, che potrebbe beneficiare di quello che la realtà aumentata ha in serbo per il mondo intero: un mercato che nel 2020 potrebbe valere 120 miliardi di dollari (quasi la metà in Asia) secondo i dati di Digi-Capital.

Blinkar ha una sua piattaforma e un server proprietari ma, a differenza degli altri operatori in questo settore, ha un modello di business originale: offre ai clienti un brand e non declina le sue piattaforme con il marchio del cliente. A credere in questa nuova formula finora sono state due multinazionali come Samsumg e Sony. “Vogliamo creare un brand: se vedi il marchio Blinkar sai che, indipendente del prodotto su cui compare, là c’è della realtà aumentata. In questo modo il cliente attrae nuovi contatti, diversi da quelli già fidelizzati”.

Ma l’obiettivo è attrarre anche le Pmi, le piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura dell’economia nazionale. “Abbiamo sviluppato prodotti che non mettono limiti in termini di visualizzazioni, per adattarci anche alle esigenze delle aziende più piccole, che con 250 euro all’anno possono rendere interattivi supporti come un biglietto da visita, la brochure aziendale, il menu di un ristorante,” conclude Stucchi.

“La fruibilità deve essere orizzontale, a breve nell’app sarà disponibile una sezione dedicata alle Pmi, con un motore di ricerca che consente di ottenere informazioni. Si tratta di un valore aggiunto molto forte e di uno strumento potente per questo tipo di imprese.”

Immagine di Steve Johnson via Flickr

Laura Magna