Brunello Cucinelli, l'imprenditore umanista che crede nel made in italy

Brunello Cucinelli, l'imprenditore umanista che crede nel made in italy

Verrà un giorno in cui i filosofi governeranno il mondo. Anzi, quel giorno è già arrivato. A tradurre in pratica l’auspicio di Socrate ci ha pensato un italiano, o meglio un umbro, e un imprenditore di successo. Uno nei cui discorsi si mescolano sapori rupestri, il grufolare del cinghiale di macchia, il profumo denso dei lecci, il vento fresco che piega la cima dei cipressi e l’amore per la conoscenza di Seneca, la ricerca del bene supremo di Francesco d’Assisi.

Si chiama Brunello Cucinelli, come la sua impresaumanistica”, dove il profitto conta meno dell’uomo. Eppure, proprio grazie a questo approccio, la Cucinelli è riuscita a valere in Borsa 1,2 miliardi: le azioni, oggi a poco meno di 18 euro, sono cresciute del 9% da inizio anno, mentre il listino perdeva più del 16%. I multipli sono del tutto simili a quelli di Hermès, la conglomerata francese degli accessori di lusso, ma le somiglianze si fermano qui.

“Ho sempre coltivato un sogno–spiega Cucinelli–quello di un lavoro utile per un obiettivo importante. Ho capito che a fianco del bene economico si pone il bene dell’uomo e che il primo è nullo se il secondo non esiste”. La crescita? Deve essere “elegante”, non oltre il 10%. E i profitti devono essere reinvestiti “per migliorare la qualità di chi lavora e restituire bellezza al mondo”.

Un mondo possibile. Anche se forse solo a certe condizioni e date certe esperienze e latitudini. Cucinelli è stato aiutato dallo studio dei classici, ma soprattutto dai suoi trascorsi familiari e dalla natura che lo circonda.

Nasce nel 1953 a Castel Rigone, nella provincia di Perugia, da una famiglia contadina. Suo padre, con una vita di lavoro duro e umiliante, è la sua prima fonte di aspirazione. Si diploma geometra, si iscrive a ingegneria ma prima di concludere gli studi fonda una piccola azienda con l’idea di colorare il cashmere. A Perugia il cashmere è centrale e dà lavoro a 13mila persone: Brunello trova un finanziamento di 500mila lire con cui realizza cinque campioni che piacciono moltissimo soprattutto ai tedeschi. Ha 25 anni: quattro anni dopo si sposerà con Federica Benda.

Le cose vanno bene e nel 1985 è ora di pensare più in grande e trovare una sede per l’azienda. Federica è nata e cresciuta a Solomeo, un borgo trecentesco nella campagna umbra. Brunello quel borgo lo conosce da sempre, ma una sera all’improvviso lo vede per la prima volta e decide che là dovrà crescere il suo sogno.

Oggi la Cucinelli ha sede in una casa pervasa di bellezza: anzi un castello restaurato con travi in legno, camini in pietra, pitture murali, pavimenti antichi e poi una seconda fabbrica ricavata in un opificio rimesso a nuovo. “Chi lavora per noi partecipa alla vita dell’azienda perché sa che, qualunque sia il suo ruolo, è un tassello indispensabile alla crescita comune: la nostra qualità integrale è il frutto della qualità interiore di ognuno”.

brunello cucinelli

Nella sua azienda lavorano 1500 persone, l’orario va dalle 8 alle 17.30, dopo è vietato perfino spedire email; non si timbrano cartellini, si fa una pausa lunga un’ora e mezza che si spende nella mensa che somiglia a un ristorante gourmet, dove vengono serviti pasti della tradizione locale a un prezzo simbolico.

Ma non è una cattedrale nel deserto: è l’intero borgo che ritrova vita e anima intorno alla fabbrica del cashmere. Brunello vi costruisce nel 2008 il Foro delle Arti con l’annessa Biblioteca Aureliana, il Ginnasio, l’anfiteatro e il Teatro. Nel 2013 inaugura la “Scuola di Solomeo di Arti e Mestieri” dove viene insegnato il lavoro artigianale della maglieria.

Nel 2014 realizza tre parchi nella valle ai piedi del borgo, il Parco agrario, il parco dell’Oratorio Laico e il Parco dell’industria: alberi, frutteti e prati al posto di opifici dismessi. Tutte opere finalizzati all’obiettivo di creare “un ambiente sereno e la bellezza dove la creatività umana viene esaltata e si sviluppa una comunità in cui chi opera segue una scala di valori condivisa”. Inevitabile che questo modello sia studiato nel mondo e riceva continui riconoscimenti.

Ma le critiche e i dubbi non mancano. A partire dal prodotto che è lusso di gamma altissima: la bellezza costa in media mille euro al pezzo. E poi l’impresa è un’attività economica e non può prescindere dal profitto. Cucinelli è un’azienda di successo, non certo una onlus, come dimostrano i numeri: nel 2015 il fatturato è ammontato a 414 milioni, in crescita del 16,4% (121 milioni nel primo trimestre 2016, +9%) e l’ebitda (l’utile lordo) si è attestato a 69,1 milioni (+11%). Ma nello stesso anno sono state reinvestiti quasi 41 milioni.

Ed è vero che l’azienda si è aperta al mercato, facendo entrare anche azionisti esterni di peso, come il fondo Fidelity (che ha il 6%) e la famiglia Zegna (al 3%). Il controllo resta saldamente nelle mani del fondatore, al 60% e non c’è alcuna intenzione di cederlo anche se, con la quotazione, sono stati assunti dei co-amministratori delegati. Ma l’imprenditore umanista ha tenuto fede al suo credo e quando i consulenti gli hanno suggerito di spostare la produzione, almeno parzialmente, fuori dall’Italia per far crescere i margini, con le azioni che a gennaio 2014 avevano toccato un picco a +124%, ha rifiutato in maniera decisa.

“La creazione del profitto è congenita al tipo di attività­–sostiene–eppure per me non è tutto. Non vorrei vivere in un mondo dove ogni cosa si riconduce sterilmente al solo profitto. Il denaro riveste un vero valore solo quando è speso per migliorare l’esistenza e la crescita dell’uomo ed è questo il nostro fine”.

E che sia la verità, lo dimostrano alla fine i fatti. C’è da credere che tra tutti i prestigiosi premi che gli sono stati assegnati negli anni, e il più prezioso, per Brunello, resterà la laurea honoris causa in Filosofia ed Etica delle relazioni presso l’Università degli Studi di Perugia nel 2009.

Immagini via Facebook

Laura Magna