I cinesi sono i nuovi padroni del calcio?

I cinesi sono i nuovi padroni del calcio?

Il calciomercato invernale ha riservato raramente qualche sorpresa. Le trattative imbastite nel mese di gennaio sono operazioni secondarie che non prevedono colpi di scena o investimenti folli sia perché è difficile che una squadre si privi di giocatori chiave a metà stagione, sia perché l’andamento stagionale del club è oramai indirizzato è oramai segnato. Tuttavia, da un paio di anni, c’è un campionato che sta spazzando via tutti gli equilibri con una forza in costante crescita: la Chinese Super League, il campionato cinese di massimo livello.

Per comprendere appieno il fenomeno, basta leggere alcune delle notizie di calciomercato delle ultime settimane. Carlos Tevez, fino a dicembre attaccante del Boca Juniors, è stato acquistato dallo Shanghai Shenhua: il club ha convinto il giocatore a trasferirsi in Cina con un contratto biennale da 40 milioni di euro all’anno. Si tratta di una cifra astronomica, che consentirà a Tevez diventare il calciatore più pagato al mondo, doppiando persino Cristiano Ronaldo, che pochi giorni fa ha rifiutato un’offerta da 100 milioni a stagione proveniente proprio dalla Cina.

Se la scelta di Tevez di andare giocare nella Chinese Super League è quasi logica—stiamo parlando di un giocatore avanti con l’età, che ha già dato il meglio di sé—stupisce invece quella di Oscar, centrocampista offensivo appena venticinquenne strappato al Chelsea per 70 milioni di euro dallo Shanghai SIPG. La squadra garantirà al giovane brasiliano uno stipendio di 25 milioni di euro all’anno. A dimostrazione del fatto che la Cina non è la terra di approdo per calciatori a fine carriera, ma anche per giovani talenti. Tra gli altri giocatori che hanno accettato l’”oro” cinese spiccano i nomi dell’italiano Pellè (Shanghai SIPG), Hulk (Shandong Luneng), e Lavezzi (Hebei Chine Fortune) che guadagnano rispettivamente 16, 20, 15 milioni a stagione.

L’ascesa della Cina nel calcio

Tutto è cominciato nel 2013 con l’ascesa al potere di Xi Jinpin: il Presidente della Repubblica popolare cinese è un grande appassionato di calcio. Poco dopo la sua nomina a Presidente, la nazionale di calcio cinese fu sommersa di gol dalla piccola Thailandia: 5 a 1 il risultato di quel 15 giugno – un’umiliazione nazionale assolutamente inaccettabile per Xi Jinpin.

Il Presidente della Repubblica cinese ha così ha deciso di mettere in piedi un grande piano con la volontà di organizzare un mondiale di calcio, e vincerlo, entro il 2050. Per raggiungere tale obiettivo, Xi Jinping ha varato una serie di incentivi fiscali—le imprese che investiranno nel calcio pagheranno il 15% di tasse invece del 25%—e ha dato difatti “carta bianca” ai potenti e incontrastabili gruppi commerciali che detengono le squadre della Super League.

Le aspirazioni calcistiche della Cina non risparmieranno nemmeno il calcio occidentale: è probabilmente con l’acquisto di club europei che gli imprenditori cinesi potranno acquisire le competenze necessarie a trasformare la propria nazione in una potenza del calcio.

Tanto per fare qualche esempio, circa un anno fa l’Inter è stata acquisita per il 70% con un cifra di 525 milioni di euro da Suning Holdings Group, la seconda azienda privata cinese per ricavi di proprietà di Zhan Jindong—già presidente e fondatore del Suning Commerce Group, un’importante impresa che opera nel settore della vendita al dettaglio di elettrodomestici ed elettronica.

Il nuovo corso ha già portato a ricche sponsorizzazioni e grandi spese. Non a caso, l’Inter è l’unica società italiana che, dopo un mercato estivo faraonico, ha investito pesantemente anche a Gennaio acquistando Gagliardini.

Stessa sorte toccherà ai cugini milanisti: l’acquisizione del Milan da parte del fondo Sino Europe è oramai un affare in dirittura d’arrivo, nonostante i diversi rinvii. L’operazione prevede l’acquisto del 99,93% del club per circa 520 milioni di euro: 200 sono stati già versati, mentre i rimanenti 320 dovranno arrivare entro il 3 marzo, la data del closing. Tra gli investitori del fondo, molti dei quali sono ancora conosciuti, spicca Haixia Capital, azienda di Yonghong Li controllata direttamente da un ente della Repubblica cinese.

La tendenza, ovviamente, non riguarda soltanto le squadre italiane: Aston Villa, Atletico Madrid, Manchester City, Valencia sono alcuni dei club di blasone che sono partecipati dai magnati cinesi. Gli investimenti, inoltre, non riguardano soltanto il calcio “giocato”, ma anche la partita dei diritti tv.

I dubbi, comunque, non mancano: a partire dall’epilogo negativo dell’esperienza degli imprenditori asiatici a Pavia, passando dalla lentezza e i dubbi dell’affare che coinvolge il Milan e ai risultati deludenti dell’Inter, fino alla notizia di pochi giorni fa relativa all’introduzione in Cina di tetti massimi per ingaggi e acquisti. L’impressione è che per ora a trarre beneficio dalla situazione, a discapito delle “buone intenzioni” dei miliardari cinesi, siano stati soltanto molti potenti procuratori, alcuni calciatori e pochissimi club.

Immagine via Unsplash