Come sono cambiati i consumi degli italiani

Come sono cambiati i consumi degli italiani

Come consumano, cosa comprano e quanto i trentaquarantenni degli anni ‘10? La risposta a questa domanda è tutt’altro che semplice: sfuggono le statistiche, impigliate tra gli older Millennials e la generazione X–spesso precari, nella vita e nel lavoro, bastonati da due crisi successive, avvenute nel clou della propria affermazione professionale.

Eppure, la generazione X è quella che, in assoluto, spende di più in prodotti di alta gamma del luxury, secondo una ricerca di Bain&Company: 1600 euro all’anno contro i 1250 dei Baby Boomers, che iniziano a perdere il proprio primato con l’avvicinarsi della pensione, e i 900 dei Millennials.

Un gruppo, quello dei 36-44enni, che rappresenta il 29% dei consumatori luxury e conta per il 36% della spesa totale. Ma lo fa ancora prevalentemente in negozio, preferibilmente monomarca. Eppure, secondo i dati della ricerca MobiLens di comScore, mentre il 66,6% degli italiani possiede uno smartphone, per i 35-44enni la percentuale diventa dell’82,6%, poco meno dell’’85,8% dei 25-34enni che però sono nativi digitali e dunque hanno gioco facile in questo campo.

Secondo una ricerca di Yahoo-Nielsen per i millennials italiani–che sono 11,2 milioni, di cui il 76% sempre connessi–il cellulare è il canale preferito per andare in rete. Chi è intorno ai 40 predilige, invece, il tablet. Usato sempre di più, anche come strumento per fare acquisti on-line. Secondo una ricerca Audiweb, se i Millennials (18-34 anni) preferiscono video (61%) e mobile commerce (51,2%) la Generazione X (35-54 anni) spende circa 58 minuti al mese sui portali generalisti e un’ora e mezza per fare acquisti sugli e-commerce.

Le abitudini di consumo di cibo dei quarantenni sono sorprendenti: secondo Nielsen, danno meno importanza alle caratteristiche salutari degli alimenti di quanto non facciano i loro fratellini più giovani. Non solo: la disponibilità a pagare un prezzo maggiore per le caratteristiche salutari diminuisce con l’avanzare dell’età.

Millennials e Generazione X a un certo punto convergono: gli older Millennials, quelli intorno ai 30 anni, hanno visioni molto più simili a quelle dei rappresentanti della Generazione X rispetto agli younger Millennials. Lo ha rilevato una ricerca della società Usa Npd Group. Secondo il report, l’età conta e influenza i consumi.

È il caso del settore dell’abbigliamento: i ventenni amano i brand alla moda e vi dedicano il 3,2% del proprio portafoglio, contro l’1,9% dei secondi. Non sorprendentemente–proprio perché l’età conta–i 30-35enni sono più assidui frequentatori di negozi per bambini. Sono anche i maggiori consumatori di accessori, contando per il 15% del mercato totale, mentre i giovani Millenials sono sotto la media.

Sullo sport, invece–e per ragioni analoghe a quelle che li fanno sostare nei negozi per bambini–gli older arrancano e solo il 16% ha fatto visita a un negozio di sport outdoor nell’ultimo anno, contro il 46% dei ventenni.

In compenso cucinano di più, e più spesso, e dedicano maggior capitolo di spesa a casa e famiglia, che proprio in quella fascia d’età iniziano a costruire. Chi invece si colloca nella fascia d’età più bassa tende oggi a comprare meno oggetti, dirottando le spese sulle esperienze: gli younger millenials non sono interessati a tutta l’accessoristica per la prima infanzia, da cui sono appena usciti, hanno poche o nulle spese per la casa.

Differenze apparentemente scontate ma che, per chi deve vendere e collocare i propri prodotti, possono essere determinanti ai fini del successo (o del fallimento). È sempre il consumatore, in fondo, ad avere l’ultima parola.

Immagine di Polycart via Flickr

Laura Magna