I casi di imprenditori che lasciano l’eredità ai propri dipendenti

I casi di imprenditori che lasciano l’eredità ai propri dipendenti

“Nessun uomo può diventare ricco senza arricchire gli altri. Colui che muore ricco, muore in disgrazia”. Andrew Carnegie, il primo imprenditore filantropo che la storia ricordi, ne era certo. Vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, nato in Inghilterra e naturalizzato statunitense, è stato d’ispirazione per molti altri imprenditori di tutto il mondo, anche contemporanei, come Warren Buffet. Ma anche Bill Gates e Gordon Moore (il fondatore della Intel). Tutti hanno donato svariati miliardicorrispondenti alla gran parte del proprio patrimonio—alle proprie Fondazioni

Lasciare l’azienda ai dipendenti

In Italia, invece, capita spesso che gli imprenditori, soprattutto di piccole aziende familiari dove nel tempo si stringono rapporti strettissimi tra imprenditori e dipendenti, esercitino una forma di filantropia diretta, donando in eredità la stessa fabbrica o in alternativa una cospicua donazione ai dipendenti.

L’ultima di queste storie ha per protagonista Andrea Comand, imprenditore udinese di 39 anni morto a luglio per un tumore. La sua officina, avviata nel 2011 dopo un lungo apprendistato, l’ha lasciata ai suoi cinque dipendenti, che dicono: “gli dimostreremo che grande maestro è stato”. Un gesto di affetto nei confronti di chi aveva scelto di stargli vicino fino all’ultimo. L’azienda ha riaperto a inizio settembre, dopo che i collaboratori fedeli hanno hanno acquisito le quote donate da Comand e l’intera proprietà dell’attività, chiusa da Ferragosto.

Nella lettera dei cinque destinatari del dono si legge: “Come sempre ci ha spiazzati con i suoi gesti istintivi, diretti, concreti, impegnativi ma fatti con il cuore. Ci ha insegnato a camminare da soli perché non era una persona gelosa del suo sapere ma orgogliosa di far crescere le persone che aveva scelto alle sue dipendenze. Siamo stati sempre coinvolti, partecipi, spronati al fine di raggiungere gli obiettivi aziendali: sempre tutti insieme, come insieme abbiamo affrontato il suo periodo di malattia. Il nostro motto è stato sempre quello: ‘Non lasciamolo solo ma stiamogli accanto come una famiglia’. Lo abbiamo fatto, lo faremo restando una famiglia unita e facendo vivere il sogno di Andrea: per ringraziarlo di ciò che ci ha dato ma soprattutto per fargli ‘vedere’ che grande maestro è stato donandoci le sue quote insieme alla sua fiducia”.

Quattro milioni di euro per “lasciare un ricordo”

Una storia commovente. Come quella di Luciano Tamini, per oltre 60 anni alla guida della Tamini trasformatori, media azienda di Melegnano fondata a inizio ‘900 dal padre Carlo e ceduta negli anni recenti al gruppo Terna. Alla sua morte, avvenuta a 84 anni lo scorso luglio, Tamini ha lasciato 15mila euro per ogni operaio e 10mila euro a ogni impiegato che aveva lavorato con lui fino al momento dell’acquisizione da parte del gestore della rete, circa 300 persone e dunque quattro milioni di euro in tutto.

“Qualcosina in più a chi guadagna di meno” e per tutti “lasciare un ricordo”: due frasi dello stesso Tamini che ne raccontano il carattere. Il carattere di un vecchio leone, come si definì lui stesso in un libro che ne racconta il cammino—il suo e quello della sua azienda.

Una tipica piccola impresa familiare italiana, nata come officina di riparazioni meccaniche, e quasi subito diventata un impianto di saldatura. Nel 2016, con il cambio ai vertici di Terna, alla Tamini si parla per la prima volta di cassa integrazione.

L’imprenditore  è contrario: si schiera dalla parte dei dipendenti. A febbraio del 2017 viene destituito anche da presidente onorario. Ma gli stessi manager che lo avevano esautorato alla fine hanno rispettato le sue ultime volontà concedendo otto ore di permesso a tutti i dipendenti perché potessero partecipare al funerale. 

E Tamini, oltre al cospicuo assegno, ha lasciato anche il segno nei suoi collaboratori. “Veniva in fabbrica tutte le settimane e, a differenza di altre aziende, quando c’era lui gli operai si avvicinavano e scambiavano delle battute con lui”, ha detto un ex project manager del gruppo, Luciano Turri. “Tamini era un vero appassionato di tutto ciò che era innovazione tecnologica, non faceva calcoli da +1 o -1, se aveva in testa un progetto voleva vederlo realizzato nel migliore dei modi con la convinzione che la qualità di ciò che veniva realizzato era la chiave per stare sul mercato”. E, ovviamente, aveva a cuore “il benessere dei lavoratori, fondamentale per ottenere prodotti di qualità e una maggiore produttività”.

Valori forti e senso d’appartenenza

Un profilo e un episodio simile a quello che un anno prima aveva visto al centro Piero Macchi, fondatore della Enoplastic, nel 1957. Un’azienda leader nella produzione di capsule, tappi e delle chiusure innovative che più che un posto di lavoro appare come una famiglia. Macchi il regalo ai suoi dipendenti lo aveva previsto per Natale, sei mesi dopo la sua dipartita, sotto forma di un premio in denaro con somme variabili a seconda dell’anzianità in azienda per un totale di circa 1 milione e mezzo di euro. 

I lavoratori più anziani, cresciuti in azienda prima a Casbeno e poi nella sede attuale a Bodio Lomnago, lo descrivono come “un uomo deciso, con valori forti e con un senso di appartenenza alla sua azienda unico. Credeva nel valore del lavoro, dell’unità di tutte le componenti per arrivare ad un risultato comune, sapeva riconoscere i meriti. Era un inventore, un innovatore: metteva le mani sulle macchine, ne creava sempre di nuove, aveva idee e inventiva. Ci siamo sempre considerati una grande famiglia e questo regalo di Natale è un segno di tutto questo”.

Ma c’è, infine, qualcuno che ci pensa anche prima. È il caso di Innocente Fraschini che il 15 aprile del 2016 per i suoi 80 anni—gli stessi della sua Frascold—ha fatto un regalo di mille euro a ciascuno dei suoi 200 dipendenti. “È una persona generosa, ma posso assicurare che nessuno dei dipendenti si aspettava una cosa simile, perché non ci sono state anticipazioni di alcun tipo”  – aveva raccontato in quei giorni Franco Bonfiglio, in azienda dal 1980 e dirigente dell’azienda di Rescaldina (Milano) specializzata nella produzione di compressori per la refrigerazione industriale e il condizionamento dell’aria di grandi ambienti “Qualche giorno fa, Fraschini [che è venuto a mancare lo scorso luglio, ndr] ha convocato la Rsu e, senza tanti preamboli, ha detto che voleva celebrare il doppio compleanno con un premio ai lavoratori.

Immagini via unsplash |Copertina