Il 'ritorno di moda' della cedrata Tassoni

Il 'ritorno di moda' della cedrata Tassoni

225 anni di vita fanno della cedrata Tassoni un prodotto iconico, anche se forse sono in pochi a conoscere la storia di questa bevanda leggermente frizzante, al sapore intenso di cedro, che con il suo colore giallo brillante e la bottiglia in puro vetro è ormai diventata leggenda. Una bibita antica ma prodotta in una fabbrica che ha saputo di volta in volta evolversi e resistere alle scosse delle varie crisi economiche degli ultimi anni. “Innovare è fondamentale, ma bisogna stare molto attenti. Questa azienda è un gioiello, un filamento lavorato con la filigrana”, ha spiegato l’amministratore delegato Elio Accardo in occasione del “compleanno” dell’azienda.

Le origini della Tassoni

La storia della Tassoni comincia dal centro storico di Salò nel 1748 quando, come risulta dal Libro della Tassa delle arti liberali e meccaniche nello spettabile Comune di Salò, “Bondoni Giovanni e Antonio, figli di Domenico”, aprono un ‘Laboratorio Speziale’, dove distillano infusi ricavati dal cedro, agrume che cresceva rigogliosamente nei terrazzamenti sulle sponde del lago di Garda (oggi, invece, si utilizzano cedri di origine calabrese, provenienti da Santa Maria del Cedro).

La piccola speziera viene risconosciuta come farmacia nel 1793: è questo il primo passo della lunga gloriosa storia dell’azienda. In seguito, nel 1868 subentra il marchese Nicola Tassoni, il quale decide di lasciarle il nome originario. Appena sedici anni dopo, il marchese a sua volta cede la speziera a Paolo Amadei, che impone la prima decisiva svolta: l’avvio della produzione industriale nel campo della distillazione. Nasce così la Cedral Tassoni, il nome che ancora oggi porta l’azienda che non si è mai spostata da Salò, in provincia di Brescia.

È il figlio di Amadei, Carlo, a inventare nel 1955 la cedrata, su cui ancora oggi si fonda il core business, con oltre 200mila bottigliette prodotte ogni giorno. Imprenditore con uno spiccato senso per l’innovazione, Carlo Amatori intuisce l’importanza di investire nel brand e, con il lancio della prima bottiglietta in vetro (con rilievi ispirati alla buccia del cedro), viene girato uno spot ante litteram, con protagonista Bill il Pistolero.

Gli spot della Tassoni vengono messi in onda durante il leggendario Carosello, e presto si associano alla voce della indimenticata cantante Mina. È lei che canterà il famosissimo jingle:

“Quante cose al mondo vuoi fare? Costruire? Inventare? Ma trova un minuto per me! Per voi e per gli amici… Tassoni.”

Nei decenni successivi, queste semplici frasi verranno ascoltate e ripetute da tutta Italia sopratutto nei caldi mesi estivi. Infatti, lo spot della Tassoni è uno dei più longevi della televisione italiana, e va in onda ininterrottamente dal 1982.

Una storia di innovazione.. e tradizione

Una lezione di marketing ante litteram per il nostro Paese, che dimostra quanto siano state innovative le idee dell’ultima delle famiglie che ha preso in mano la Tassoni. Michela Redini, che oggi la guida come presidente, è la nipote di Carlo Amadei. Con lei inizia l’espansione all’estero e la strada che porta Tassoni a diventare un’impresa moderna e automatizzata. Anche grazie all’ingresso di un manager esterno come Elio Accardo, ex di Branca e Martini &Rossi.  

“Ci rinnoviamo nei macchinari, nella parte commerciale o logistica, ma senza andare a toccare la vera ricchezza di questa azienda,” racconta sempre l’ad Accardo. “Ci sono dei punti fermi sui quali è impensabile intervenire. I cedri, ad esempio, saranno sempre quelli della migliore qualità, la Diamante della Calabria. Così come è indispensabile che la lavorazione delle materie prime sia fatta tutta in casa”. È sotto la responsabilità di Accardo che, dal 2014 viene riorganizzata la rete commerciale dell’azienda, che diventa capillare e con un responsabile dislocato in ognuna delle regioni italiane.

Allo stesso tempo, l’azienda punta oggi forte sull’idea di Industria 4.0, con un primo investimento da 800mila euro e un secondo, in arrivo a 2019, di 2 milioni, con l’obiettivo di arrivare a una catena di produzione interamente interconnessa. La ricetta, però, non si cambia, fedele all’originale codificata da Carlo Amadei a metà Novecento.

“La lavorazione è molto artigianale ed effettuata interamente qui a Salò, ” ha spiegato a Il Giorno l’amministratore delegato. “I cedri vengono verificati uno ad uno. E non dico per dire. Utilizziamo le bucce che vengono messe in infusione: le basi per i prodotti sono realizzate alle 4 del mattino. Abbiamo visto che concentrare tutti i processi in un giorno migliora la qualità finale del prodotto”. 

Secondo la nota guida Gambero Rosso, che di recente ha recensito l’azienda, “per mantenere gli standard, ogni anno Tassoni utilizza 40 tonnellate di bucce di cedro della migliore qualità, la Diamante, lavorando sui frutti ancora acerbi, perché hanno più oli essenziali. Poi i cedri sbucciati vengono rispediti in Calabria per essere utilizzati nell’industria dolciaria.”

Il futuro di Tassoni

A fine 2017, il fatturato di Cedral Tassoni aveva raggiunto i 9,7 milioni di euro—per 22 milioni di bottiglie prodotte ogni anno con 25 dipendenti impiegati nello stabilimento di Salò. Secondo Accardo, il 2018 registrerà risultati ancora migliori, “anche se l’estate 2018 non è stata positiva per il clima, con un calo nel mercato delle bibite analcoliche gassate del 4%”. Guardando al futuro, l’idea è quella di continuare l’espansione all’estero, “Su cui abbiamo iniziato a operare dal 2016”, spiega Accardo.

“Ma esportiamo già in Usa, Canada, Spagna, Francia, Uk, Germania, Svizzera, Austria, Belgio, Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Corea, Cina, Australia, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Malta”. Nascono inoltre nuove bevande estratte dai fiori.  “La Tonica Superfine Tassoni, il Fior di Sambuco Tassoni e il Mirto in Fiore Tassoni”, mentre per il 225esimo anniversario è stato lanciato il profumo Tassoni225. Per iniziare con il piede giusto altri 225 anni di successi.

Immagine di copertina via Facebook/Tassoni.