Professioni del futuro: il data scientist

Professioni del futuro: il data scientist

Si dice che in futuro i posti di lavoro saranno sempre più razionati, a causa dell’informatizzazione di moltissime mansioni. Quello che spesso sfugge è che a colmare il vuoto ci saranno nuove professioni, che già oggi si profilano all’orizzonte. Una su tutti: il data scientist, secondo gli esperti la figura che sarà più richiesta dal mercato occupazionale. La società di consulenza McKinsey ha calcolato che solo negli Usa mancherebbero all’appello circa 190mila data scientist.

Una professione che il chief economist di Google Hal Ronald Varian ha definito come “la più sexy del futuro”. E a suo dire consistente nel “raccogliere, analizzare, elaborare e interpretare enormi quantità di dati, così da fornire indicazioni utili alla definizione delle strategie aziendali” ha spiegato in un’intervista. Il data scientist sarebbe insomma il mago dei Big data: “li studia per aiutare le imprese a orientarsi”.

Alla luce della crescita esponenziale degli stessi, scorrendo incessantemente ogni volta che siamo connessi su computer e smartphone mentre acquistiamo online, consultiamo il conto corrente o creiamo un itinerario con il navigatore, per le aziende di domani sarà imprescindibile saper interpretare questa immensa mole di informazioni e maneggiarla a fin di marketing.

Ma cos’è e cosa fa il data scientist?

Innanzitutto il data scientist non va confuso con il data analyist—che è più specializzato nella comprensione e, per l’appunto, nell’analisi dei dati da un punto di vista teorico.

Lo ‘scienziato’ dei Big data, infatti, deve essere considerato più un supporto a tutto tondo del business aziendale, in grado di leggere e interpretare per l’azienda per cui lavora i dati a disposizione. Ma le sue mansioni non si fermano qui: ai dati dovrà anche dare un significato, in modo da influenzare le decisioni manageriali nel senso di un business più proficuo.

Lo ha spiegato al Sole24ore Dino Pedreschi, ordinario di Informatica all’Università di Pisa, che ha descritto il data scientist come un animale a più teste, “una figura che deve avere più competenze”. In pratica, questo specialista deve “sapere gestire, acquisire, organizzare ed elaborare dati”; possedere conoscenze di tipo statistico, “ovvero sapere come e quali dati estrarre”; e infine deve “sapere comunicare a tutti, con diverse forme di rappresentazione, cosa suggeriscono i dati”. Deve insomma rendere intellegibili quelle informazioni, esporle al team in modo che possano fruttare al meglio.

E non bisogna credere che di questa figura hanno e avranno sempre più bisogno solo le grandi multinazionali. Ma anche le pmi e la stessa pubblica amministrazione. I settori che richiedono queste competenze sono i più disparati. L’e-commerce, come scontato, che grazie a un buon data scientist saprà come migliorare il servizio clienti o scoprire i gusti dei consumatori a cui offrire beni mirati. Nella finanza, dove vigileranno su operazioni di debito e credito ma anche sulla sicurezza e il contrasto alle frodi. E perfino i governi, se si considera nel lontano 2008 l’allora presidente Usa Barack Obama nominò il primo US Chief Data Scientist.

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Come prepararsi allora per questa nuova professione?

Va precisato innanzitutto che la laurea è necessaria, e a andare per la maggiore sono i percorsi magistrali nei rami di ingegneria, economia e informatica. Sempre però accompagnati da una specializzazione in statistica, computer science e management.

Non guastano poi un po’ di skill comunicative, considerando che il data scientist è in costante contatto con il management; e un po’ di senso del business, perché è sempre lui a dover comprendere i trend del mercato attraverso lo studio dei dati, e a dover elaborare proposte a un direttivo che invece non saprebbe cosa farsene di quelle informazioni.

Seguendo le richieste del mercato sono molti gli atenei che hanno aperto corsi specifici per gli scienziati dei Big data. Ci sono per esempio il Politecnico di Milano, l’Università di Torino, gli atenei romani Sapienza, Luiss e Tor Vergata, le università di Pisa e Venezia. E poi i master. Tanti quelli ad hoc inaugurati di recente: da quello alla Bologna Business School, a quello sponsorizzato da Tim e Ericcson a Tor Vergata a Roma.

Vero è che non sono ancora molte le posizioni aperte in Italia. Se su Linkedin si digita ‘data scientist’ compaiono più di tremila offerte di lavoro. Ma di queste oltre due terzi sono negli Stati Uniti, e poi nel Regno Unito. Per l’Italia ne compaiono giusto una decina.

La figura del data scientist al momento è più richiesta all’estero, ma anche in Italia ci sono diverse aziende che necessitano di questa risorsa nel proprio team. Secondo il Data Science Central le prime 20 ad assumere data scientist sono: Microsoft, Ibm, Accenture, Google, Amazon, Cognizant Technology Solutions, Oracle, Sas, LinkedIn, Bank of America, Citi, Facebook, Fico, Tata Consultancy Services, Apple, Wells Fargo, Capgemini, Dell, Deloitte, Emc. Basterà trovare la sede italiana.

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