Per combattere lo spreco arriva il last minute nel comparto alimentare

Per combattere lo spreco arriva il last minute nel comparto alimentare

Cibi in scadenza che affollano gli scaffali dei piccoli negozi di alimentari e che spesso, anche in promozione, finiscono per non essere venduti. Ma anche famiglie o singoli che si trovano di corsa la sera ad aprire il frigo e scoprire di non avere nulla o quasi da mangiare. È bastato mettere insieme questi due elementi per dare vita ad una app che può rivoluzionare il modo di fare gli acquisti: è Last minute sotto casa unapp contro lo spreco alimentare che connette negozianti, con prodotti in scadenza particolarmente scontati, e consumatori, che ricevono avvisi di sconti fino al 60% direttamente sul cellulare.

L’idea è venuta nel marzo 2014 a Francesco Ardito e Massimo Ivul, co-fondatori del progetto, partito inizialmente solo nel quartiere Santa Rita della città di Torino con l’idea di recuperare, ad esempio, il pane non venduto o qualche prodotto delle macellerie. Ma oggi si è esteso a moltissimi commercianti e, soprattutto, a molte altre città:  Palermo, TerniMilanosolo per fare alcuni esempi.

Basta scaricare l’app sul cellulare: a quel punto comincerai a ricevere offerte scontate degli alimentari in zona e potrai chiamare subito il negoziante per prenotare l’offerta. L’app permette anche di scegliere che genere di negozi interessano: alimentari o pescherie, panetterie o macellerie, di scoprire sulla mappa quelli più vicini, magari mai notati, e di ricevere le super offerte proprio di questi ultimi.

Il progetto, che ha anche pagina facebook dove dà notizia di tutte le iniziative per incentivare alla riduzione dei rifiuti e a un riciclo intelligente, ha ricevuto fino ad oggi diversi riconoscimenti: è arrivato tra i finalisti della European Social Innovation Competition, una competizione che fornisce supporto alle organizzazioni con idee imprenditoriali per progetti di innovazione sociale; è risultato tra i dieci vincitori dello Startup Europe Awards 2016; e ha vinto il Premio Edison Pulse 2015, il premio per start up e progetti innovativi. Ma il risultato più importante Last minute sotto casa lo ottiene con l’ambiente, salvando dalla spazzatura 2,5 tonnellate di cibo ogni mese.

Numeri non di poco conto se si pensa che secondo l’ultimo rapporto Waste Watcher 2016un osservatorio nazionale sugli sprechi alimentari—lo spreco nella distribuzione ammonta a circa 1 miliardo e 430 milioni. Osservatorio creato da Last Minute Market per EXPO 2015, con lo scopo di aiutare la comprensione dei comportamenti e stili di vita che generano lo spreco delle famiglie e aiutare a costituire una base di conoscenza comune e condivisa in grado di orientare le politiche e le azioni di prevenzione dello spreco alimentare.E non meraviglia che a crearlo sia stato proprio Last Minute Market, pioniere nel campo del riciclo.

Nata a Bologna nel lontano 1998, è una società spin-off accreditata dell’Università di Bologna, che nasce come ricerca coordinata da Andrea Segré, professore ordinario di politica agraria internazionale e comparata. Nel corso degli anni ha cambiato veste, passando da progetto di ricerca ad associazione, da società cooperativa fino all’attuale spin off accreditato.

Ma l’obiettivo è rimasto lo stesso: affiancare le aziende della grande distribuzione organizzata nel recupero delle eccedenze alimentari. Per ridurre i costi e l’impatto degli smaltimenti, e soprattutto sostenere le fasce più deboli. Per questo mette in contatto supermercati, ristoranti, aziende, o programmi tv come Masterchef, con associazioni, onlus, cittadini indigenti che riutilizzeranno e mangeranno questo cibo altrimenti buttato nella spazzatura.

I movimenti che con Last minute sotto casa e Last minute market hanno in comune l’obiettivo di combattere lo spreco alimentare, sono tantissimi nel mondo. Tra i primi c’è Food not bombs, nato 37 anni fa negli Stati Uniti e cresciuto a tal punto da contare oggi più di mille gruppi sparsi dall’Europa al Giappone.

Una delle principali attività di Food not bombs è servire cibo gratis, grazie a materie prime che arrivano dall’enorme surplus prodotto nelle società occidentali. Perché tutti ogni giorno buttano cibo che potrebbe semplicemente essere usato in maniera diversa. La spiegazione data Fnb è che probabilmente si tende a comprare molto più di quanto si consuma. Ma nelle città ci sono ancora tante persone che soffrono la fame.

Ed è a loro che Food not bombs—presente anche in Italia nelle grandi città del centro nord, da Milano a Torino passando per Venezia e Firenze—si dedica, raccogliendo cibo in eccesso da negozi o magazzini e cucinandolo per poi distribuirlo per le strade, nei parchi, nei centri sociali a chi ne ha bisogno. In questo caso con una particolare attenzione verso il cibo vegetariano e vegano.

Un altro importante progetto statunitense, raccontato in passato proprio da Hello!Money, è inoltre MealConnect, una piattaforma il cui scopo è di intercettare il cibo poco prima che questo venga buttato, recuperandolo e indirizzandolo a quella persona (una per ogni otto americani) che, invece, non riesce a mettere abbastanza cibo in tavola.

E non si può dimenticare di citare Bring the food, un’app trentina nata nel 2011 che raccoglie le donazioni di prodotti in eccedenza di piccole aziende alimentari per enti caritatevoli e persone in difficoltà. L’applicazione per smartphone e tablet è stata sviluppata dai ricercatori della Fondazione Bruno Kessler di Trento, ma il servizio può anche essere utilizzato via internet collegandosi al sito Bring the food. Il negozio, grande o piccolo ha poca importanza, pubblica l’offerta dell’eccedenza alimentare rendendola visibile alle strutture caritatevoli delle vicinanze. E queste con un click possono prenotarla ricevendo subito il codice per il ritiro. Ad oggi il progetto sembra funzionare visto che in Trentino il banco alimentare ha raddoppiato la quantità di cibo recuperato da mense e catering.

In Italia, Hello!Money ha anche raccontato la storia dei quattro trentenni romani che hanno fondato Equoevento, una rete di solidarietà che recupera il cibo in eccesso da catering ed eventi per farne risorse quotidiana per le persone più vulnerabili.

Tutti servizi, quelli elencati, che senza la tecnologia non sarebbero riusciti a esistere. E che invece grazie a questa riescono a fare la loro parte nell’evitare gli sprechi. Diminuiti, in Italia, anche grazie all’approvazione, nel 2016, della legge contro gli sprechi alimentari che, tra le altre cose, ha puntato a semplificare le procedure per la donazione delle eccedenze.

Immagini via Unsplash| Copertina