Come aprire un’attività: l’idea geniale ce l’hai già. E ora?

Come aprire un’attività: l’idea geniale ce l’hai già. E ora?

Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli… Titolava così l’articolo del giornalista napoletano Antonio Menna che pochi anni fa ha fatto il giro del web—tanto da essere stato trasformato in un libro. È la storia semiseria di Stefano Lavori e Stefano Vozzini, immaginari “smanettoni” napoletani con un’idea rivoluzionaria per il “computer del futuro”: un’idea alla Steve Jobs.

Nel racconto di Menna i due Stefano partono da un garage proprio come Jobs, ma nessuno dà loro credito, e quando le cose sembrano iniziare a funzionare il negoziante di fronte chiama i vigili. “Il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.”

La parabola è grottesca, eppure questa esperienza immaginaria non è lontana dalla realtà di chi, in Italia, vuole aprire un’impresa innovativa. Nella classifica stilata ogni anno dalla Banca Mondiale per facilità nell’aprire un’impresa, l’Italia è solo 45esima, superata anche da Paesi meno ricchi come Lituania, Armenia e Ungheria.

In alcune aree specifiche, la performance italiana è addirittura disastrosa: 137esimi su 189 per livello di tassazione (tra i più alti al mondo), 111esimi per la capacità di far rispettare i contratti, 97esimi per la facilità di ottenere credito, elemento fondamentale per chi vuole aprire un’azienda e ha molte idee ma poco capitale a disposizione—proprio come Steve Jobs negli anni Settanta.

Eppure c’è chi continua a “essere affamato”: secondo l’osservatorio sull’imprenditoria in Italia del Cerved, il numero delle imprese innovative cresce con tassi a due cifre, e sono tanti i giovani italiani che rappresentano vere e proprie promesse del business tricolore.

Ma quali sono i passi concreti per aprire un’impresa oggi in Italia? Districarsi tra i vari tipi di “imprenditore”, i regimi fiscali, gli adempimenti burocratici può essere un compito da far girare la testa: basti pensare che l’utile manuale “Mettersi in proprio”, offerto da Unioncamere a potenziali imprenditori contiene 382 pagine! Ecco quali sono i primi tre principali adempimenti necessari per aprire una nuova azienda:

 Scegliere un Codice Attività

I “codici attività”, definiti anche codici Ateco, sono delle semplici classificazioni del tipo di impresa, sulla base dell’attività economica che si intende svolgere. Si possono trovare sul sito dell’Istat. Anche se “sbagliare” codice non comporta nessuna sanzione automatica, gli Ateco sono importanti per far ricadere la nuova azienda sotto categorie specifiche, in particolare per quanto riguarda i famosi “studi di settore”  e quindi il regime di tassazione a cui si verrà sottoposti. Se in dubbio, è possibile comunicare più codici, e si tratta in ogni caso di scelte modificabili.

 Scegliere il regime fiscale

Sembra un passo complicato, ma non lo è. Il regime fiscale dipende dal tipo di attività aperta (società di capitali, società di persone o impresa personale) e dal livello di fatturato previsto.

Oggi ne esistono quattro tipi: minimi (per un fatturato previsto inferiore ai 30mila euro l’anno), nuove iniziative produttive (sotto i 31mila per attività nei servizi, sotto i 61mila per altre attività), contabilità semplificata (sotto i 400mila per i servizi, sotto i 700mila per altre attività) o contabilità ordinaria.

Esistono inoltre agevolazioni fiscali specifiche: per i giovani tra i 18 e 35 anni, ad esempio, è prevista un’imposizione fiscale ridotta al 5% sul reddito imponibile per i primi cinque anni di vita dell’azienda (sempre che il titolare non abbia esercitato attività nei tre anni precedenti).

Inoltre, dal 13 gennaio 2016 è possibile presentare domanda per le agevolazioni di Invitalia, rivolte a giovani e donne che vogliono avviare micro e piccole imprese ottenendo un finanziamento a tasso zero della durata massima di 8 anni.

 Compilare la Dichiarazione Inizio Attività

Per dichiarare la volontà di aprire un’impresa, esiste oggi la ComUnica, Comunicazione Unica telematica per l’avvio dell’impresa. Si tratta del canale telematico che rende possibile richiedere la Partita Iva, l’iscrizione al Registro Imprese e all’Albo Artigiani, l’inquadramento previdenziale ed assicurativo (Inps – Inail).  Una guida utile a come compilare la ComUnica si può trovare a questo indirizzo.

Attraverso il canale ComUnica sarà infine possibile inviare il modulo unico segnalazione certificata  di inizio attività (SCIA), attraverso il quale “si segnala di iniziare una attività e si dichiara al contempo di possederne i requisiti”. Questo sarà il vero e proprio “punto di partenza”, legalmente parlando, della nuova impresa.

Fin qui la burocrazia, la parte più noiosa ma anche la più “semplice”, relativamente parlando. Perché poi si passa alle cose serie. Come rendere concreto il progetto, sviluppare il prodotto, andare sul mercato, o convincere gli investitori della bontà della propria idea per ottenere un budget.

Per un’attività di start-up con un’idea geniale, è il dettaglio di queste fasi che potrebbe essere fondamentale per trovare un Incubatore, o un Acceleratore, o vincere competizioni con in palio lauti finanziamenti. Il rapporto The Italian Startup Ecosystem, Who is Who” offre una panoramica inimitabile sui sistema delle startup italiane, e include i più efficaci veicoli di investimento potenziali per la propria attivitàPartire da lì è il primo passo per intraprendere questa nuova strada. In bocca al lupo!

 Immagine in licenza Creative Commons CC BY-NC