Come cambiano i voucher per il lavoro

Come cambiano i voucher per il lavoro

L’esplosione dei voucher Inps – i buoni lavoro orari, nati per combattere il lavoro nero – è ormai una caratteristica del mercato del lavoro italiano. Ma cosa sono i voucher e come funzionano? Si tratta di buoni lavoro che servono a retribuire il cosiddetto lavoro accessorio, cioè quelle prestazioni che non rientrano nei normali contratti di lavoro perché sono svolte modo saltuario.

Inizialmente erano nati per il lavoro domestico e di assistenza, ma poi sono stati estesi a tutti i settori. Ogni voucher può avere un valore di 10, 20 o 50 euro. Su un valore nominale di 10 euro, per esempio, al lavoratore vanno 7,50 euro; il resto della cifra è ripartito tra contributi assicurativi Inail (7%), contributi previdenziali Inps per la Gestione separata (13%), compensazione del concessionario (5%). Lo svolgimento di lavoro accessorio non dà diritto alle prestazioni a sostegno del reddito, come disoccupazione, malattia, maternità, eccetera, ma è riconosciuto ai fini del diritto alla pensione.

Novità sui voucher

Il Jobs Act è intervenuto sul tema apportando diverse modifiche al regime dei voucher: innanzitutto, ha innalzato i limiti di reddito entro il quale ci si può far pagare con questi buoni da 500 a 7mila euro netti l’anno.

Ha inoltre introdotto la possibilità di pagare con i voucher Inps anche chi è in cassa integrazione, mobilità o in disoccupazione o sta ricevendo altre prestazioni di sostegno al reddito, nonché l’obbligo di acquistare voucher solo per via telematica per imprenditori e professionisti.

Il decreto legislativo 185/2016 ha apportato alcune modifiche al Jobs Act, tra cui una disposizione sulla tracciabilità dei voucher: imprese e professionisti sono obbligati a comunicare all’Ispettorato del lavoro, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio, ragione sociale e codice fiscale del datore di lavoro, dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore, luogo, giorno e ora di inizio e di fine prestazione. Per gli imprenditori agricoli la durata del lavoro non può eccedere i 3 giorni. Se si sgarra, le sanzioni vanno da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore sul quale viene omessa la comunicazione.

Modalità di comunicazione

L’Ispettorato del lavoro ha diffuso una circolare in cui chiarisce che per il momento la comunicazione si può fare per posta elettronica, anche non certificata, alla Direzione del lavoro, utilizzando l’indirizzo voucher.XXX@ispettorato.gov.it (al posto delle X si inserisce la sede competente, per esempio voucher.roma@ispettorato.gov.it). Si aspetta però che il ministero del Lavoro emani un decreto che preveda una procedura telematica e ulteriori modalità di comunicazione, come gli sms.

Come funzionano i voucher

I voucher vanno comprati dal datore di lavoro: dall’Inps esclusivamente tramite procedura telematica, in banca, in Posta o nelle tabaccherie autorizzate. Il lavoratore che è stato pagato con un buono lavoro emesso dall’Inps può incassarlo entro 24 mesi dal giorno dell’emissione negli uffici postali, con l’INPSCard o tramite bonifico su un conto domiciliato presso un ufficio postale.

I voucher comprati dal tabaccaio possono essere riscossi dalla rete tabaccai; quelli acquistati in banca solo da istituti dello stesso circuito bancario che li ha emessi. Per quanto riguarda invece i voucher comprati in Posta, la riscossione può avvenire fino a due anni dopo l’emissione, presso tutti gli uffici postali del territorio nazionale.

Chi può utilizzare i voucher

I voucher possono essere usati in tutti i settori, ma non impiegati negli appalti, salvo in casi specifici da individuare per decreto. I datori di lavoro possono essere famiglie, enti senza fini di lucro, privati, imprese familiari, imprenditori agricoli, imprenditori operanti in tutti i settori e anche committenti pubblici.

Praticamente tutti possono essere pagati con voucher per le prestazioni di lavoro accessorio: la lista di soggetti abilitati include i pensionati e i titolari di trattamento pensionistico in regime obbligatorio, gli studenti (sopra i 16 e sotto i 25 anni) nei periodi di vacanza (Pasqua, Natale e Periodo estivo), le persone che percepiscono prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito, cassintegrati, titolari di indennità di disoccupazione, lavoratori in part-time, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti pubblici e privati.

Limiti di reddito

Il limite di reddito entro il quale ci si può far pagare con i voucher è di 7mila euro netti (9.333 euro lordi) nell’anno se si lavora con diversi datori di lavoro; il limite di reddito nei confronti dei singoli datori di lavoro è di 2020 euro netti, pari a 2.693 euro lordi. Per i prestatori percettori di misure di sostegno al reddito, il limite economico è di 3mila euro complessivi l’anno, che corrispondono a 4mila euro lordi. I limiti vengono rivalutati annualmente in base alla variazione dell’indice Istat.

Immagine di Jonathan Kos-Read via Flickr