Come eliminare le spese inutili in 5 modi

Come eliminare le spese inutili in 5 modi

Arrivare a fine mese con il conto corrente a zero o in rosso non è piacevole, soprattutto se si desidera mettere da parte del denaro. Per liberare risorse utili per diversi scopi basta individuare alcune spese superflue, a cui è possibile rinunciare.

Per individuarle ci si può aiutare con un’applicazione per la gestione del bilancio familiare, che consente di monitorare le uscite di cassa e capire come si spende: molte banche offrono questa funzione in abbinamento ai servizi di home banking, in alternativa basta scaricare una delle varie app disponibili per sistemi iOS e Android. Ma basta anche una semplice riflessione sui propri consumi per identificare le uscite che rispondono a bisogni inesistenti, ad abitudini dannose, all’acquisto di beni e servizi sostituibili con altri meno costosi.

Per esempio, chi ama fare attività all’aria aperta può rinunciare all’abbonamento in palestra e decidere di fare jogging al parco; chi accumula oggetti (scarpe, cosmetici, orologi) più per una forma di collezionismo che per effettiva necessità può ridurne l’acquisto; chi va dal parrucchiere una volta alla settimana potrebbe farlo una volta al mese. La lista è potenzialmente infinita e varia a seconda delle personali abitudini dei consumatori, ma si possono dare alcune indicazioni di massima sulle possibili rinunce:

Le sigarette

Il fumo è un’abitudine dannosa, sia per la salute sia per il portafoglio. Chi fuma un pacchetto di sigarette da 5 euro al giorno finisce per spendere ogni anno 1.825 euro. Una cifra che potrebbe bastare per mancanza di una settimana a New York tra volo, sistemazione in Airbnb e spese varie, o per due settimane a Parigi.

In alternativa, il gruzzolo risparmiato potrebbe servire per avviare un fondo pensione, che con un versamento mensile di 150 euro consente a un 35enne di ottenere in futuro una rendita integrativa tra 231 e 410 euro al mese secondo le simulazioni di Mefop; o in alternativa per iniziare a investire con un Pac (piano di accumulo del capitale). Chi fuma solo mezzo pacchetto potrà risparmiare 912,5 euro all’anno: una somma comunque più che rispettabile.

Alcol

 Come le sigarette, anche l’alcol può essere un’abitudine costosa. Normalmente si tratta di consumi più erratici rispetto al fumo, per cui è più complicato fare proiezioni di risparmio. Ma mettiamo che un individuo particolarmente abitudinario beva una birra da supermercato da 66 cl da 1,50 euro ogni giorno feriale, e due il sabato e la domenica: in un anno si può ipotizzare una spesa di circa 700 euro.

Se beve al bar (una media e una piccola al giorno al costo di 5 e 3 euro rispettivamente, con dose doppia al weekend) la cifra lievita a 72 euro la settimana e 3.744 euro l’anno. Affrontare un periodo detox, o semplicemente limitare il consumo di sostanze psicotrope e alcol, può quindi produrre notevoli risparmi.

I raptus da supermercato

 Anche il risparmio che si può ottenere ponendo maggiore attenzione quando si fa la spesa non è da sottovalutare. Volendo fare una stima conservativa, per un single che fa una spesa settimanale di 70 euro e ne spreca 10 per comprare prodotti inutili che scadranno senza essere consumati, si può ipotizzare un esborso inutile di 520 euro l’anno.

Se lo spreco è di 20 euro alla settimana, la cifra raddoppia. Prima di andare a fare la spesa, quindi, è bene sempre avere già mangiato–se si ha fame si tende a comprare prodotti inutili–e avere stilato una lista di ciò che effettivamente serve in casa. Se si hanno degli orari regolari e si ha il tempo di cucinare, è meglio evitare i piatti pronti: si migliorerà la dieta e si spenderà meno.

Ed è bene anche non lasciarsi prendere dalla febbre delle offerte 2+1 o 3+1: vanno benissimo per prodotti con scadenze lunghe usati abitualmente. Altrimenti sono uno spreco di cibo e di soldi: buttare tre delle confezioni comprate con il 3+1 significa aver pagato il triplo per la sola confezione effettivamente consumata. Se poi si vuole abbinare al risparmio una scelta ecologica, si possono abolire i detersivi confezionati e provare a prepararseli in casa con ingredienti a buon mercato (bicarbonato, sapone di Marsiglia, aceto, eccetera) con ricette disponibili su Internet.

Vestiti

Se non si fa un lavoro che impone un certo tipo di abbigliamento, i vestiti sono una voce facilmente aggredibile in una revisione anti-sprechi. Molti di noi hanno troppi capi nell’armadio, più di quelli effettivamente necessari e anche più di quelli superflui in misura fisiologica (sì, stiamo parlando anche delle scarpe).

Un primo esercizio da fare è quello di fare pulizia nell’armadio: non servono tre diverse nuance della stessa maglietta; quanto alla giacca tanto amata che non abbiamo indossato nelle ultime due stagioni, è molto probabile che non la metteremo mai più.

Scartare gli indumenti è un esercizio utile per capire ciò che non dobbiamo più comprare in futuro: per esempio, acquistare a ogni cambio di stagione un certo numero di abiti conformi allo stile del momento in una grande catena può dare un’illusione di risparmio, ma in realtà si spenderebbe meno, in prospettiva, comprando un buon capo un po’ più costoso che possa però resistere al rapido cambiamento delle mode (e a qualche lavaggio in più).

I costi della pigrizia

Una delle più importanti voci di costo da rivedere sono gli sprechi dovuti alla pigrizia: le sanzioni e gli interessi sulle multe non pagate in tempo, gli abbonamenti inutili che ci si è scordati di disdire, il maggiore esborso per la spesa fatta nel piccolo supermercato sotto casa anziché nella grande catena due isolati più in là. Rientrano nella categoria anche i soldi spesi in più per acquistare un prodotto o un servizio di un operatore senza aver prima valutato i prezzi dei concorrenti. Soprattutto per le spese impegnative è bene fare dei confronti prima di mettere mano al portafoglio, eventualmente anche utilizzando i numerosi comparatori disponibili online.

Immagine di Enric Fradera via Flickr

Maristella Loiudice