Come sopravvivere a Google Translate facendo della traduzione il tuo mestiere

Come sopravvivere a Google Translate facendo della traduzione il tuo mestiere

È l’anno 2151 quando la linguista Hoshi Sato prende servizio sull’Enterprise NX-01 con il ruolo di ufficiale delle comunicazioni. Tocca a lei occuparsi delle comunicazioni con le infinite specie aliene incontrate dall’equipaggio guidato dal capitano Jonathan Archer. Per farlo, Sato utilizza il Traduttore universale, “una sorta di dizionario alieno con centinaia di linguaggi già programmati”, che le permette di tradurre in tempo reale le parole delle specie che popolano l’universo.

Seppure ancora lontani dai viaggi intergalattici del mondo immaginato da Star Trekl’iconico media franchise statunitense in cui appare il personaggio di Hoshi Sato—oggi sono più d’una le compagnie che stanno sviluppando device sempre più simili al Traduttore universale, oggetti capaci di tradurre simultaneamente decine di lingue, permettendo agli utenti di comunicare senza sforzi attraverso diverse culture, e mettendo in crisi tutta un’industria, quella della traduzione, da sempre fondamentale per permettere scambi diplomatici e commerciali tra nazioni.

La carica degli algoritmi traduttori

È il caso di Google, che ha lanciato lo scorso 4 ottobre le Google Pixel Buds, degli auricolari in grado di aiutarti a tradurre simultaneamente il linguaggio parlato da persone in numerose lingue. O quello di Waverly Labs che pubblicizza i suoi traduttori auricolari con lo slogan “Un mondo senza barriere di linguaggi”.

Una versione tecnologica del Pesce di Babele, il traduttore universale biologico presente nella serie letteraria Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams. Queste innovazioni nel modo di tradurre non sono casi isolati. La tecnologia moderna sta infatti rendendo sempre più facile comunicare tra lingue diverse.

La stessa Google ha già lanciato l’app Translate, che è in grado di tradurre le scritte in alcune lingue diverse a partire da una semplice immagine, mentre Microsoft Office ha introdotto un add-in sperimentale che rende possibile tradurre presentazioni Powerpoint in tempo reale. Mentre il gadget “ili, della giapponese Logbar, può tradurre istantaneamente cinese, inglese e giapponese, e non ha bisogno di essere connesso a wi-fi o rete telefonica – così da poter essere utilizzato nelle più disparate situazioni ambientali.

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La crisi dei traduttori umani

Per via di queste tecnologie, molti lavori legati alla traduzione potrebbero presto diventare obsoleti—e di questo futuro possiamo già oggi osservare i primi effetti. Nel Regno Unito, ad esempio, il numero di studenti iscritti a corsi di lingue moderne è crollato drasticamente, diminuendo quasi del 10% nel giro di un solo anno.

Intervistato dal Telegraph, il professor Alan Smithers, docente della University of Buckingham, ha spiegato i giovani anglofoni “vivono in un mondo dove quasi chiunque parla inglese, tutto quello che guardano o leggono è in inglese o tradotto in inglese e, quando hanno effettivamente bisogno di tradurre qualcosa, preferiscono utilizzare strumenti come Google Translate.”

Già nel 2014, un articolo del Guardian notava che, sì, le nuove tecnologie stanno rimuovendo le barriere tra le lingue, ma si domandava anche se questo non avesse implicato un futuro nero per i lavoratori nel settore della traduzione.

Di recente, il Future of Humanity Institute dell’Università di Oxford ha intervistato 1600 esperti di machine learning, chiedendo proprio a loro entro quando, sulla base dell’attuale stato di sviluppo della tecnologia, l’intelligenza artificiale saprà svolgere una serie di compiti meglio degli esseri umani. I risultati non sono promettenti: secondo gli esperti del settore, vedremo i primi algoritmi in grado di tradurre meglio degli umani entro i prossimi 10 anni.

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Chi resiste all’automazione della traduzione

Come resistere quindi in questo nuovo mondo senza traduttori, se il tuo lavoro è fare il traduttore? (Se hai già iniziato a farlo, stai studiando, oppure semplicemente la tua passione sono le lingue straniere?).

Le strategie di sopravvivenza ci sono. Da una parte, ci si può specializzare ai più alti livelli di traduzione: il difficilissimo mestiere dei traduttori delle Nazioni Unite o di altre assemblee internazionali, ad esempio, rende gli umani di fatto insostituibili anche di fronte ai migliori traduttori automatici attuali.

Il motivo è presto detto: Google, Amazon e altre compagnie usano il machine learning per permettere alle loro macchine di “imparare” come tradurre, ma questo rende la traduzione un compito routinario e prevedibile. Per questo, i loro algoritmi non riescono ad avere performance di sufficiente qualità in ambienti non controllati.

Ad esempio, nelle assemblee delle Nazioni Unite molti parlano in inglese, ma senza che questa sia la loro prima lingua, e i vari accenti (e numerosi errori) mandano letteralmente in tilt  i traduttori automatici. Inoltre, al contrario degli umani, gli algoritmi non sono attrezzati per comprendere i significati—il che è particolarmente problematico quando il significato di un discorso ha importanti valenze politiche.

Per questo, secondo Angelique Petrits, che lavora nell’ambito della traduzione presso la Commissione Europea, in questi ambiti “la tecnologia non può rimpiazzare i traduttori umani, ma solo velocizzare il loro lavoro, rimpiazzando automaticamente stringhe di testo magari già tradotte. Nello scenario ottimale, i traduttori umani diventeranno degli editor, e saranno loro gli ultimi responsabili della qualità del prodotto finale.”

La riscossa dei dialetti

Secondo Quartz, gli sviluppi attuali del settore stanno rendendo sempre più razionale imparare un dialetto invece di una grande lingua globale. In effetti, la conoscenza dei dialetti risulta una skill sempre più rara e stranamente moderna. Il motivo è spiegato da Nataly Kelly, autrice del libro Found in Translation.

Per l’esperta, “Quando impari nuove parole e frasi, impari anche valori culturali. Molte parole non hanno una traduzione diretta da una lingua all’altra, perché concetti simili semplicemente non esistono in un’altra cultura. Il linguaggio riflette l’evoluzione costante della nostra società, e questo è il motivo per cui ancora oggi gli umani sono più bravi dei computer a tenere il ritmo di questi cambiamenti”.

E, anche nel mondo moderno, i contesti locali sono quelli in cui la lingua si lega davvero a doppio filo alla cultura. Ma “Non ci dovrebbe essere un conflitto tra globale e locale”, ha spiegato Mari Tere Ojanguren, preside di una delle migliori scuole spagnole, la Lauaxeta ikastola, la cui prima lingua di insegnamento è il basco. “All’età di quattro anni i nostri bambini sono immersi completamente in tre lingue diverse. Così possono trovarsi ad Abu Dhabi o New York, e comprendere le diversità delle persone attorno a loro, rimanendo sempre a proprio agio”.

Nel frattempo, sempre in Gran Bretagna, negli ultimi 5 anni è cresciuto del 33% il numero di studenti che scelgono di imparare lingue come l’irlandese e il gaelico scozzese. Nel mondo moderno, insomma, la vera utilità di una lingua non sarà più determinata da quanto ampio è il numero di persone che la parlano ma, al contrario, da quanto sarà piccolo questo numero, e da quanto valore culturale sarà contenuto da questa conoscenza.

Immagini | Copertina via Unsplash |Grab 1 via Youtube|Foto 2 via Unsplah