Vuoi lavorare per una ONG? I consigli di chi ce l’ha fatta

Vuoi lavorare per una ONG? I consigli di chi ce l’ha fatta

C’è chi nasce sapendo quello che vuole fare e che invece va cercando la propria professione ideale tutta la vita.  È quello che ha spinto Elena Giannini a partire dopo il diploma alla ricerca della propria strada. Oggi Elena ha 38 anni, un figlio di due e si occupa di formazione per Save The Children Svezia, dopo una carriera fatta di esperienze variegate all’estero e sul campo.

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Lavorare nel settore umanitario internazionale è un sogno di molti, ma non è affatto facile: sono lavori che richiedono conoscenza delle lingue straniere, abilità di comunicazione interculturale, talento nella gestione dei rapporti interpersonali e capacità di partecipare a sempre nuovi progetti con flessibilità.

Quali qualifiche servono per lavorare in una ONG?

Per padroneggiare queste abilità non servono solamente buone conoscenze di base, ma anche numerose esperienze sul campo, magari fatte da giovani all’estero. Anche per questo, il successo può arrivare attraverso strade e percorsi insolito. Per prendere la misura del mondo, Elena ha ad esempio lavorato per qualche anno come cameriera e in call center, tra la Germania e Londra, riuscendo a risparmiare qualcosa e soprattutto perfezionando tre lingue straniere.

A Hello!Money, Elena racconta: “Volevo diventare una paladina dei diritti umani, anche se non avevo ben chiaro che cosa avrei fatto. Mi sono iscritta all’Università a 23 anni, e l’ho terminata lavorando in un bar tre giorni alla settimana e con un po’ di soldi messi da parte lavorando all’estero”. Dopo un master e vari corsi all’estero Elena  fa un primo stage, e poi una breve esperienza lavorativa presso una piccola organizzione non governativa, la Ajuda de Povo para Povo in Mozambico.

Da allora ha sempre lavorato sul campo per varie associazioni umanitarie, da Terre des hommes a Save the children specializzandosi nella Protezione di Minori in Emergenza, tra  Nepal, Sud-Sudan, Somalia e Libano. Ora si occupa per Save The Children Svezia del programma di formazione (Child Protection in Emergencies Capacity Building Programme).

Iniziare a lavorare in una ONG 

Il mondo delle ONG è estremamente variegato, e non ci sono canali univoci per entrarvici. Elena spiega: “Consiglio ai ragazzi che vogliono lavorare nel settore umanitario di cercare presso le grandi ONG italiane o internazionali [il sito NGO Advisor pubblica ogni anno una classifica delle migliori ONG], ma anche con le ONG locali [il ministero degli Esteri offre una lista delle organizzazioni sul territorio italiano], più piccole e con le quali può essere interessante cominciare. Sono esperienze che permettono un approccio di prima mano, e che possono aprire in seguito altre porte”.

Sicuramente conviene arrivare a queste immersioni sul campo con un po’ di soldi da parte, perché raramente ci sono finanziamenti collegati a questi stage iniziali. “Il mio non è certo un incoraggiamento ad andare allo sbaraglio”, spiega Elena. “Specialmente in contesti che possono essere poco sicuri. Nel caso ci si metta disposizione di una piccola ONG, occorre appunto farsi consigliare da esperti del settore, che sconsiglieranno contesti pericolosi o esposti a ulteriori rischi. Le assicurazioni mediche di qualità sono imprescindibili”.

A oggi Elena non ha mai lavorato per un’associazione italiana, ma le piacerebbe: “Non ho pregiudizi da questo punto di vista. E non ho scelto questo lavoro per una questione di soldi, credo di averlo fatto, come la maggioranza, sperando di potere aiutare chi vive situazioni drammatiche di conflitto o disastri naturali. Ho probabilmente saputo vendere meglio le mie competenze alle ONG straniere rispetto a quelle italiane, per il momento”.

Il processo di selezione e altri aspetti pratici

Per molte ONG italiane, il processo di selezione parte dalla valutazione di un curriculum, poi da colloqui che, se superati con esito positivo, vengono seguiti da una formazione specifica al progetto in cui si verrà introdotti.

Se si viene assunti da una ONG italiana ci sono solitamente tre differenti qualifiche: volontario internazionale, volontario senior e cooperante (contratto che va dai 4 ai 24 mesi). Alcuni dei punti di riferimento del mondo delle ONG del nostro Paese comprendono la FOCSIV, che riunisce gli organismi cristiani di servizio internazionale volontario presenti in Italia, il CIPSI e il COCIS—i loro siti possono essere un buon punto di partenza per la ricerca di una prima esperienza nel settore.

Ma quanto guadagna un operatore umanitario? Lo stipendio di un operatore umanitario sul campo—quindi nei paesi dove si fanno gli interventi—all’inizio della carriera si puó aggirare intorno ai 2000 dollari al mese, almeno per quanto riguarda le NGO più piccole. I contratti sono generalmente di breve durata: la principale abilità richiesta nel settore è quella di reinventarsi costantemente, e trovare sempre nuovi stimoli in realtà tutte da scoprire.

Immagini | Copertina modificata in b&n di craftivist collective via Flickr