Come, quando e perché esercitare il diritto di recesso

Come, quando e perché esercitare il diritto di recesso

Quali sono le tutele garantite ma troppo spesso ignorate dal consumatore che ha concluso un contratto a distanza (via mail, per telefono oppure su un sito internet) o fuori da un locale commerciale?

Iniziamo questa guida all’esercizio del diritto di recesso dando una definizione di quello che in gergo giuridico viene chiamato “recesso di pentimento ossia quella facoltà propria del consumatore di tornare sui propri passi o, più correttamente, rescindere dal contratto appena siglato con un professionista in modo del tutto libero e gratuito—purché entro delle tempistiche ben precise e con delle modalità di cui parleremo tra poco e, ancora, a condizione che chi acquista sia una “persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta” (art. 3 co. 1 d. lgs. 206/2005) e chi vende sia una “persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale ovvero un suo intermediario” (art. 3 co. 1 d. lgs. 206/2005).

La fonte normativa da cui ci muoveremo per andare a trattare questo particolare tipo di tutela è il d. lgs. 21 febbraio 2014 n. 21 che, in attuazione della direttiva 2011/83/UE, ha radicalmente modificato la disciplina generale sul recesso nella contrattazione a distanza e fuori dei locali commerciali presente nel codice del consumo (d. lgs. 206/2005) sostituendone gli articoli dal 45 al 67.

I contratti interessati dallo ius poenitendi, il diritto di pentirsi

Contratti a distanza – quelli cioè che non hanno comportato la presenza simultanea delle due parti coinvolte nell’accordo, e quindi conclusi via mail, al telefono o tramite sito internet – e contratti siglati fuori dai locali commerciali: sono queste le due tipologie di contrattazione coinvolte dalle novità apportate dal d. lgs. 21/2014. In entrambe queste specifiche situazioni il recesso da parte del consumatore potrà essere:

libero (in altre parole, senza che sia necessaria alcuna specifica motivazione);

gratuito (con l’esclusione di eventuali costi sopportati dal consumatore ex lege, ad esempio quelli legati alla restituzione dei beni una volta optato per il recesso);

formale (nel senso che dovrà rispettare delle precise modalità di forma e comunicazione al professionista con cui si era chiuso l’accordo);

— previsto entro un preciso lasso temporale (nella fattispecie, 14 giorni).

diritto di recesso 2

Gli obblighi informativi

Altra novità degna di nota è quella relativa agli obblighi informativi che coinvolgono il professionista che dovrà “prima che il consumatore sia vincolato da un contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali o da una corrispondente offerta, fornire al consumatore le informazioni seguenti, in maniera chiara e comprensibile” (art. 49 d. lgs. 21/2014): tra queste le caratteristiche principali dei beni e dei servizi oggetto del contratto; la propria identità, insieme all’indirizzo, al numero di telefono, alla mail; il prezzo totale dei beni; le eventuali spese di spedizione; le modalità di pagamento e consegna; oltre, alle “condizioni, i termini e le procedure per esercitare tale diritto [di recesso] conformemente all’articolo 54, comma 1, nonché il modulo tipo di recesso di cui all’allegato I, parte B”.

I doveri del consumatore

L’acquirente quindi non solo dovrà essere messo al corrente della possibilità, delle modalità e delle tempistiche per recedere dal contratto ma verrà lui fornito anche un apposito modulo per darne comunicazione entro e non oltre 14 giorni dalla stipula del contratto (in caso di prestazione di servizi) o dalla entrata in possesso dei beni di cui all’accordo (in caso di oggetti materiali).

In alternativa al modulo fornito dal professionista, il consumatore – è sempre il d.lgs. 21/2014 all’art. 54 co. 1 a riconoscerlo – potrà presentare una “qualsiasi altra dichiarazione esplicita della sua decisione di recedere”.

Attenzione però: la norma ci impone di informare, quali consumatori, il professionista della volontà di recedere ma omette di indicarci come farlo. Si consiglia pertanto sempre l’invio di una raccomandata ar con cedolino di ritorno o di una pec a meno che non si disponga di una comunicazione del venditore che conferma di aver appreso la volontà risolutoria. Altro punto da non sottovalutare è il fatto che l’onere della prova nell’esecuzione del diritto in parola spetta al consumatore: per questo si raccomanda sempre di conservare tutta la corrispondenza inviata e/o ricevuta tra le parti firmatarie del contratto.

I doveri del professionista

Dal ricevimento della comunicazione di avvalersi del diritto di recesso, il professionista poi avrà come obbligo quello di rimborsare (utilizzando, si badi bene, lo stesso mezzo di pagamento di cui si è avvalso il consumatore) tutti i pagamenti precedentemente ricevuti entro 14 giorni da quando ha appreso il volere del consumatore.

Nel caso il venditore abbia omesso le informazioni relative allo ius poenitendi, il periodo per esercitare tale facoltà si allunga da 14 giorni a 12 mesi. Se il professionista entro questi 12 mesi fornisce le informazioni dovute, allora il termine per recedere di 14 giorni decorrerà dalla data in cui il consumatore ne è venuto a conoscenza.

Il recesso riguarderà non solo il contratto vero e proprio siglato tra le due parti ma anche un’offerta, una proposta d’ordine o tutti quegli eventuali contratti accessori collegati al principale.

Infine occorre specificare che nonostante vigano i 14 giorni per la possibile risoluzione, alle parti non è precluso, durante questo periodo, adempiere ai reciproci obblighi con la conseguenza che laddove un contratto relativo a una prestazione di servizi venga attivato e poi il consumatore scelga di risolverlo, il costo di tali prestazioni di cui ha usufruito rimane a carico del consumatore.

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