Come riscattare la laurea

Come riscattare la laurea

Il tempo passato sui libri per ottenere l’agognata laurea non è stato buttato, nemmeno per chi è finito a fare un lavoro che non c’entra coi propri studi: gli anni della laurea possono infatti essere riscattati ai fini pensionistici, per aumentare l’assegno previdenziale e, eventualmente, anche accorciare il numero di anni per ottenerlo.

Ma come si fa a riscattare la laurea? “Il riscatto degli anni di laurea non è complicato”, spiega a Hello!Money Alberto Avagliano, esperto contabile e revisore dei conti di Consea Consulting. “Occorre fare regolare richiesta all’ente previdenziale di riferimento (Inps o cassa previdenziale professionale) indicando gli anni riscattabili e allegando il certificato di laurea comprensivo della durata legale del corso universitario. L’ente procederà a liquidare il contributo e comunicare la modalità di versamento”, aggiunge l’esperto.

L’onere di riscatto è dilazionabile in 120 rate mensili, senza applicazione di interessi e deducibili interamente dalle tasse.

Riscattare la laurea conviene soprattutto ai giovani

Ma il riscatto della laurea conviene? E quanto costa? Sul calcolo del costo influisce moltissimo il tempismo, perché per il sistema contributivo l’importo da versare dipende dal reddito conseguito negli anni precedenti, e sarà quindi tanto più gravoso per chi ha già iniziato a lavorare e guadagnare stabilmente da tempo.

Maggiore il reddito, maggiore la cifra da versare. Per il momento, questa procedura è disponibile solo a titolo oneroso, visto che il riscatto gratuito della laurea al momento è solo una proposta cui non si è ancora dato un seguito concreto. Il riscatto conviene “in particolar modo ai giovani di età inferiore ai 29 anni, i quali hanno appena iniziato a lavorare e dunque a contribuire in modo stabile a una cassa previdenziale”, osserva Avagliano, aggiungendo che i ragazzi che hanno iniziato a lavorare prima dei 29 anni hanno la possibilità con il riscatto di raggiungere la pensione anticipata a 63 anni con 42/43 anni di contributi.

Non solo: chi entra tardi nel mondo del lavoro potrebbe non ottenere un vantaggio apprezzabile in termini di sconto sull’età pensionabile, e in base all’attuale normativa con un riscatto chiesto dopo i 29 anni ci si troverebbe comunque a dover aspettare di avere maturato i termini per la pensione di vecchiaia. Ma almeno si potrà contare su un assegno più generoso: un vantaggio non disprezzabile in un sistema pensionistico in cui il tasso di sostituzione (cioè il rapporto tra l’ultima retribuzione e l’assegno previdenziale) è destinato ad assottigliarsi sempre di più.

In ogni caso, Avagliano precisa che, “considerando l’esteso arco temporale che separa il giovane dall’età pensionabile, non è prevedibile esattamente l’evoluzione delle leggi in materia pensionistica” e “si può solo immaginare che la tendenza sarà quella di aumentare i requisiti: con l’innalzamento dell’aspettativa di vita aumenteranno progressivamente l’età minima anagrafica e gli anni di anzianità contributiva necessari”.

Quindi non è detto che, strada facendo, il riscatto non produca i suoi effetti anche per accorciare la via sulla strada della pensione. I vantaggi del riscatto comunque non riguardano soltanto i giovani alle prime armi. Si tratta al contrario di “una reale opportunità anche per i soggetti con età avanzata ma privi di sufficiente anzianità contributiva”, sottolinea Avagliano. In questo caso però il costo sarà ben più elevato di quello previsto per i giovani. “Infatti per il sistema retributivo (primo contributo versato prima del 1 gennaio 1996) le variabili sono l’età, il sesso e il reddito degli ultimi anni”.

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Quanto costa il riscatto della laurea

Per i motivi già citati, una buona idea potrebbe essere quella di fare del riscatto un regalo di laurea: i genitori potrebbero infatti regalare al neolaureato i contributi necessari per riscattare gli anni degli studi universitari. Tra l’altro, se normalmente i contributi versati sono deducibili dalle tasse del richiedente, nel caso in cui quest’ultimo non abbia un reddito personale e sia fiscalmente a carico dei genitori, questi ultimi possono detrarre i contributi dalle tasse nella misura del 19% dell’importo versato.

Se si avvia la procedura quando non si è ancora iniziato a lavorare, “per ogni anno da riscattare il versamento dovuto è pari al livello minimo imponibile degli artigiani e commercianti moltiplicato per l’aliquota dell’anno”, spiega Avagliano. Un esempio di contribuzione è riportato sul sito dell’Inps: per l’anno 2017 il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a 15.548,00 euro.

A detto importo va applicata l’aliquota del 33%. Quindi, chi volesse riscattare il periodo di laurea come inoccupato presentando domanda nel corso del 2017 dovrebbe pagare, per un anno di corso, un importo pari a 5130,84 euro.

Il vantaggio è che il costo resta poi invariato per tutto il periodo dei versamenti, anche se nel frattempo si inizia a lavorare ottenendo un buono stipendio. In generale, il calcolo dell’importo da riscattare si calcola tenendo conto della retribuzione media al momento della domanda, il periodo da riscattare, l’età e il sesso del richiedente.

Se il periodo da riscattare è precedente al 1996 l’importo è determinato dalla combinazione di età, sesso, posizione retributiva e anni da riscattare, se è successiva si applica l’aliquota contributiva applicata alla retribuzione lorda del richiedente, moltiplicata per il numero degli anni da riscattare. Sempre sul sito dell’Inps si trovano alcuni esempi concreti: per esempio, una donna di 27 anni con un anno di anzianità contributiva, quattro anni di laurea successivi al 1996 e una retribuzione nell’ultimo anno di 21.581,46 euro avrà un onere di 28.487,53 euro. Un uomo di 40 anni con laurea conseguita prima del 1996 e un reddito di 52,378,46 euro dovrà pagare per lo stesso numero di anni 59.750,60 euro.

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Chi può chiedere il riscatto della laurea

Possono chiedere il riscatto le persone inoccupate e gli iscritti all’Inps, ai fondi sostitutivi come l’Inpdap e alla gestione separata (in questo caso solo per periodi di studio successivi al 31 marzo 1996). Ovviamente il requisito fondamentale è che la laurea sia stata effettivamente conseguita: chi si è fermato a un passo dalla meta non potrà attivarela procedura.

Si riscattano solo gli anni previsti per la durata legale del corso di laurea, quindi i fuoricorso si mettano l’anima in pace: se ci hai messo 12 anni a finire un corso di quattro, otto non li potrai riscattare.

Si possono riscattare i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre), i diplomi di laurea (da quattro a sei anni),  diplomi di specializzazione post laurea di  almeno due anni, i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge; le lauree triennali e le lauree specialistiche di durata biennale, nonché i diplomi accademici e di specializzazione rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale dopo l’anno accademico 2005-2006.

Nei periodi per i quali si chiede il riscatto non devono essere stati versati contributi: se il richiedente ha lavorato durante gli studi, potrà chiedere il riscatto solo per il periodo non coperto da contributi.

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Come si chiede il riscatto della laurea

Per richiedere di riscattare gli anni di laurea occorre prima di tutto ottenere il pin dall’Inps. Una volta ottenuto il pin, si presenta la domanda telematicamente accedendo ai servizi online dell’Istituto. Solo gli utenti che hanno versato i contributi in più fondi gestione oppure in un unico fondo ma diverso da quelli contenuti in un apposito elenco (gestione separata, gestione separata lavoratori dipendenti, gestione artigiani, coltivatori diretti, mezzadri, commercianti) non potranno avviare la procedura via web, ma dovranno richiedere un appuntamento in sede con un consulente Inps.

Per le procedure online, occorre rilasciare le dichiarazioni di responsabilità e si verrà ammessi a una seconda fase, in cui sarà necessario inserire tutti i dati necessari (dati anagrafici, tipo di laurea, nome università, corso di studio, anno di iscrizione, durata legale, periodo da riscattare, modalità di pagamento, numero rate, certificato di laurea).

A quel punto si potrò inviare la domanda, e si otterrà dal sistema un riepilogo, con una ricevuta pdf della richiesta di riscatto e un numero di protocollo della pratica. Con il numero della pratica, si potrà accedere al servizio Pagamento contributi riscatti ricongiunzioni e rendite, sia per la stampa dei bollettini MAV o per il pagamento online, a seconda della modalità di pagamento prescelta.

In alternativa, si può anche attivare in banca il servizio di autorizzazione permanente di addebito diretto su conto corrente (Rid). Il pagamento può avvenire in una sola soluzione o, per le pratiche presentate dopo il 1° gennaio 2008, anche in un numero di rate mensili fino a 120 senza interessi. Se non si paga l’importo della soluzione unica o della prima rata, l’Inps archivia la domanda dando per scontato che il richiedente abbia rinunciato.

Ovviamente si può sempre presentare un’altra domanda, ma il costo del riscatto verrà ricalcolato in base alla data della nuova domanda. Se si paga la prima rata, l’Inps accetta ritardi non superiori ai 30 giorni nei pagamenti delle successive  successive, ma solo per cinque volte. Se si versano i contributi oltre tali termini, il comportamento viene considerato come una nuova domanda e quindi ci potrà essere una rivalutazione dell’importo da pagare.

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