Lavorare ovunque con internet: consigli per i nomadi digitali

Lavorare ovunque con internet: consigli per i nomadi digitali

L’Italia è uno tra i paesi in Europa con il maggiore numero di lavoratori autonomi: nel 2015, su un totale di quasi 22 milioni di persone impiegate, quasi 3 milioni e mezzo erano lavoratori autonomi. Di questi, poco meno di un milione avevano un titolo universitario—si tratta di cosiddetti free-lance, professionisti che lavorano nel settore terziario, specie in quello culturale. Questi hanno beneficiato negli ultimi anni dell’espansione di internet e della sharing economy: se sei un free-lance sai che, oggi come oggi, il campo in cui puoi cercare un lavoro è ormai esteso al mondo intero.

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Tra i vantaggi spesso elencati dell’essere un free-lancer vengono spessi menzionati la gestione autonoma della propria professione, dei propri tempi e dei propri spazi (punti di forza che paradossalmente sono anche i lati negativi della professione). Ebbene, c’è chi di questa libertà ha fatto il proprio stile di vita, rinunciando all’idea del free-lancer perennemente chiuso in casa in canottiera e mutande a favore di una vita da viaggiatori, da pionieri, per lavorare (da free-lance), per vivere meglio, per sfruttare i meccanismi della società senza esserne sfruttati: sono i nomadi digitali. Non esiste una definizione o filosofia unica del nomadismo digitale: i punti chiave, i più citati, sono la possibilità di viaggiare e di lavorare online per mantenersi.

La prima ‘teorizzazione’ del movimento risale al 1997 con la pubblicazione di Digital Nomad scritto da Tsugio Makimoto e David Manners, a metà tra risposta alla voglia di viaggiare dell’uomo e considerazioni di prima mano nate dall’esperienza dell’autore con i CEO delle grandi aziende europee, che iniziavano a preferire spostarsi da una sede all’altra piuttosto che rimanere fermi in un luogo. Parte degli strumenti pratici e della filosofia di ‘liberazione’ dal solito lavoro viene invece dal libro The Four Hour Workweek, che prometteva appunto la libertà di viaggiare e vivere tranquillamente in cambio di appena quattro ore di lavoro alla settimana.

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L’espansione del movimento è stata resa possibile dalla diffusione di internet e dalla successiva nascita di una serie di siti e compagnie che hanno reso sempre più facile comunicare con i datori di lavoro (Skype, Facebook), essere pagati (PayPal), trovare i propri spazi di lavoro e informazioni su come sopravvivere in viaggio. Il web ha permesso anche la nascita di varie comunità, forum e siti web che hanno lo scopo di aiutare i colleghi nomadi a orientarsi nella scelta delle prossime destinazioni, del prossimo lavoro, della prossima mossa.

In Italia, il sito più conosciuto è Nomadi Digitali, che propone anche un interessante manifesto che illustra in 10 punti la filosofia di un nomade digitale: non solo viaggi, ma apertura al mondo, collaborazione con le altre persone, uso delle tecnologie per trovare la propria indipendenza dal sistema, difesa della rete da chi vuole limitare la libertà di informazione.

Il sito propone anche numerosi articoli con consigli frutto di esperienze personali su come iniziare, come trovare lavoro, quale assicurazione scegliere, come affrontare nuovi posti e nuove persone. Ma non solo: i nomadi digitali non sono sprovveduti, oltre a consigli di vita si trovano anche interessanti discussioni su come pagare le tasse, come creare un budget, una professione o una micro-azienda online.

La sharing economy viene anche in aiuto dei nuovi nomadi: coworking, cohousing e altre opportunità sono a portata di click o di tocco. Siti come nomadlist elencano svariate città nel mondo presentandone caratteristiche, costi (sia per i locali che per i nomadi digitali), spazi di coworking e una valutazione basata su sicurezza, costo della vita e possibilità di lavoro (disponibilità, velocità internet, ecc.).

Il nomadismo digitale sta in un certo senso diventando “mainstream”, e sono ora disponibili corsi online anche a pagamento che insegnano come sopravvivere ai nuovi paesi e come affrontare il lavoro, come imparare nuove abilità e rafforzare le proprie capacità. In un momento economico in cui le sicurezze diventano sempre meno, forse vale la pena di abbandonare (per qualche tempo) l’idea di trovarne qualcuna e sperimentare qualcosa di nuovo.

Immagini via Flickr | Copertina modificata in b&n di home thods| Foto 1 di ThoroughlyReviewed