Domani hai un colloquio di lavoro: ecco cosa fare

Domani hai un colloquio di lavoro: ecco cosa fare

Ci siamo passati tutti: hai la possibilità di essere assunto per il lavoro, magari quello dei tuoi sogni, e l’idea di affrontare il colloquio ti ispira un ventaglio mutevole di sentimenti, dal blando nervosismo al panico puro. Non è la fine del mondo, è normale provare ansia nei confronti di una situazione assai delicata, in cui si ha poco tempo a disposizione per mostrare le proprie doti al datore di lavoro o al selezionatore.

Per fare una buona impressione ci sono alcune regole d’oro che andrebbero sempre seguite, come arrivare puntuali, mostrarsi gentili e disponibili, essere in ordine e vestiti in maniera sobria, a meno che il lavoro non sia in un contesto creativo che consente anche uno stile più alternativo.

Ma l’aspetto più importante è quello che dirai durante il colloquio, in cui è necessario dare il meglio di te stesso e far emergere le tue doti. Per evitare che il nervosismo o la goffaggine ti travolgano, danneggiando irrimediabilmente le tue chance di essere assunto, è bene avere le idee chiare su cosa dire (o non dire) al colloquio di lavoro per poter fare una buona impressione.

«Mi parli di lei»

Spesso il colloquio inizia con un generico “mi parli di lei”. Un’apertura che suona un po’ come la domanda a piacere ai tempi delle interrogazioni a scuola, ma è in grado di mettere in crisi anche i candidati più sicuri di sé. La recruiter Giada Baglietto ha spiegato le difficoltà poste da una domanda del genere in un articolo pubblicato sul sito della società di servizi per il lavoro Monster.

Il problema è proprio la generalità della domanda, in particolare la mancanza di elementi specifici che aiutino a capire come circoscrivere la risposta a un particolare arco temporale o ambito. Secondo Baglietto il trucco allora è quello di “mettersi nei panni dell’interlocutore, il quale non sa nulla di noi e vuole capire chi siamo, cosa abbiamo fatto in passato e cosa facciamo oggi”.

La risposta dipende dall’esperienza maturata, ma in generale è bene seguire due semplici regole: 1) non raccontare la storia della propria vita e 2) limitarsi alle informazioni pertinenti. “Basterà un accenno alle nostre origini, alle scelte personali e agli studi che possono aver influenzato il successivo percorso professionale. Procediamo poi in ordine cronologico e parliamo delle nostre esperienze lavorative dalla meno recente alla più recente, per facilitare l’attività del selezionatore e accompagnarlo nella comprensione di tutti i passaggi lavorativi”.

Se hai una esperienza lavorativa breve potrai soffermare di più sugli studi e le competenze acquisite, mentre chi ha una carriera più lunga deve sintetizzare e scegliere di parlare delle esperienze che hanno contribuito maggiormente alla propria crescita professionale.

L’importante è non partire per la tangente con un discorso lunghissimo, che rischia di annoiare il selezionatore o, peggio ancora, di spingerlo a interromperti prima ancora di essere arrivato a parlare degli aspetti che ti avrebbero messo in buona luce.  “Sfruttiamo a nostro vantaggio la domanda aperta ‘Mi parli di lei’ per valorizzare tutti quegli aspetti che non sempre sono intuibili da una prima lettura del curriculum e che possono rappresentare un valore aggiunto alla nostra candidatura”, osserva Baglietto.

Dimostrare di conoscere l’azienda

Julia Missaggia, director of talent dell’agenzia di comunicazione di Philadelphia Brownstein Group, in un’intervista a The Street ha sottolineato che nelle risposte è importante dimostrare di avere fatto i compiti a casa, in particolare di essersi presi la briga di fare ricerche sull’azienda. “Sarebbe un passo falso non comunicare questo aspetto durante il colloquio”, perché mostra la serietà del candidato e la sua volontà di sostenere con cognizione perché è adatto al lavoro, particolari che fanno molto colpo sui selezionatori, osserva Missaggia.

Un altro aspetto importante è sottolineare il proprio interesse per il settore, menzionando degli eventi o delle esperienze pertinenti. E dimostrare di conoscere la cultura dell’azienda nella quale si vorrebbe essere assunti, perché i recruiter oltre alle competenze ricercano nei candidati anche un certo grado di compatibilità con l’ambiente lavorativo.

La cosa più rilevante resta sempre quella di esprimere un forte entusiasmo e di comunicare con chiarezza di essere fortemente interessati a lavorare nell’azienda per la quale si sta facendo il colloquio, oltre che di avere le carte in regola per farne parte. Quanto più si sa dell’azienda, tanto più il reclutatore è portato a credere a entrambe le dichiarazioni.

colloquio

Precedenti di successo

Secondo il consulente Tony Beshara, il modo giusto per elencare le proprie capacità è parlare di traguardi e successi. Occorrerebbe fare pratica dicendo “ho avuto risultati eccellenti nel corso della mia carriera, e questi sono gli esempi che lo dimostrano”. È bene discutere di ruoli di supervisione assunti in passato, dei progetti di cui ci si è occupati, delle sfide affrontate, dei problemi risolti, delle aree in cui si eccelle. Beshara ritiene sia bene dimostrarsi motivati e ambiziosi, affermando di voler eccellere nel settore per il quale ci si sta candidando.

Anche secondo David Morgan, presidente del settore IT and Engineering di Addison Group, in un’intervista ha affermato che si debbano sottolineare i risultati raggiunti, ed è convinto che per farlo sia necessario adottare una certa narrativa, e non limitarsi a risposte secche, anche quando è possibile rispondere solo con un sì o un no. “Cercate sempre di avere in mente un aneddoto o una storia della vostra precedente esperienza che sia pertinente e lasci intuire meglio che siete adatti a quel lavoro”, spiega Morgan.

Anche le domande contano

Kristin Carlson, una recruiter senior di Yelp, società di servizi di informazione sulle attività locali, a Chicago, ha spiegato che, ancora più che le risposte, contano le domande:  “Un set di domande ben preparato dovrebbe sempre essere presente nel vostro arsenale da colloquio—spiega Carlson—ma se una domanda impellente vi viene in mente durante la conversazione, non ignoratela”.

Porre delle domande ti fa percepire come una persona curiosa e interessata a capire quali sono le reali condizioni di lavoro, e quindi in ultima analisi se quel lavoro fa per te. Per capire se una persona è adatta per lavorare per Yelp, Carlson attribuisce molta importanza al genere di domanda. A lei, per esempio, fa una buona impressione sentirsi chiedere da un candidato al settore vendite: “che cosa vi aspettate da me nei primi due mesi di lavoro?” Oppure: “cosa devo fare per ottenere una delle migliori performance?”

Errori da non fare

Molti siti di ricerche di lavoro o di studenti offrono spesso una lista di cose da dire e fare se si vuole fare bella figura al colloquio di lavoro. Ma è bene tenere a mente che ci sono anche delle cose da non dire. Per esempio, non dovresti mai parlare male del precedente datore di lavoro, perché questo ti metterebbe in cattiva luce (instillando il dubbio, nel reclutatore, che potremmo fare lo stesso in futuro, diffondendo informazioni negative sull’ambiente di lavoro per il quale ti stai candidando).

È bene mettere in risalto le tue capacità e competenze, ma non si deve mai mentire, perché anche se nel breve una piccola bugia potrebbe consentirti di avere il posto, nel lungo rischierebbe di farti perdere credibilità e di alienare la fiducia di capi e colleghi.

Per le ragioni già citate, non dovresti mai chiedere di cosa si occupa l’azienda: i compiti a casa vanno fatti prima, e una mancanza di conoscenza minima dell’azienda denota scarsa motivazione. Fare subito domande sulle ferie, sulla possibilità di una promozione, su rimborsi spese e indennità non suscita una buona impressione. Meglio lasciare certe domande alla fase successiva, in cui discuterete del tuo stipendio.

Immagini via Flickr | Copertina di WOCinTech Chat |Foto 1  modificata in b&n di Heinrich-Böll-Stiftung