Crowdfunding: quando il finanziamento della folla non funziona

Crowdfunding: quando il finanziamento della folla non funziona

Maksym e Denys Pashanin sono i presidenti e fondatori della Kilobite Inc., una delle tante compagnie statunitensi nate per sviluppare videogiochi online. Al di là della registrazione della loro compagnia, avvenuta nel 2013 prima a Navarre, Florida e poi a Austin, Texas, di loro si sapeva pochissimo: le poche informazioni provenivano da uno scarno sito web (oggi chiuso), un video pubblicato su youtube, un account twitter ormai abbadonato. Questo non ha impedito a 2.386 anonimi finanziatori di offrire ai due fratelli Pashanin un totale di 39.739 dollari attraverso la piattaforma di crowdfunding su Kickstarter.

L’obiettivo? Finanziare lo sviluppo di Confederate Express, un videogame di zombie “tutto basato sull’esplorazione, il combattimento, e la sopravvivenza verso il principale obiettivo: la consegna di pacchi postali”.

Era l’ottobre del 2013 e, dopo solo una settimana di crowdfunding, già raggiunto l’obiettivo originario di 10mila dollari, i Pashanin esultavano sulla loro pagina Kickstarter: “Possiamo finalmente dire che Confederate Express sarà una realtà!”.

A ormai quattro anni di distanza, Confederate Express, la cui realease era prevista per il giugno 2014 e poi spostata in avanti varie volte, non ha mai visto la luce. Tanto che, tra le proteste di investitori adirati e delusi, i Pashanin sono stati costretti a chiudere una seconda campagna di finanziamento (questa volta da 25mila dollari) da loro lanciata nel frattempo, quella per Knuckle Club, un videogioco in cui “in un futuro distante, tassi di criminalità incontrollabili hanno spinto i governi a legalizzare l’uso di tutte le arti marziali, nella speranza che i cittadini possano iniziare a difendersi da soli”.

Da quel momento (era il luglio del 2014), dei due fratelli, passati alle cronache anche per aver occupato un Airbnb di Palm Spring per 74 giorni senza mai pagare, si sono definitivamente perse le tracce, come di recente confermato da una mini-inchiesta del sito Cliqist. Sembra una truffa alla Totò, proiettata nell’era dell’economia digitale, eppure l’incertezza è una condizione strutturale per la miriade di finanziatori che decidono di sostenere i progetti di crowdfunding.

Kickstarter, la principale piattaforma del settore, lo stabilisce chiaramente: “Kickstarter non offre rimborsi. La responsabilità per finire i progetti dipende interamente dai loro creatori”, si legge sui termini di servizio del sito, che specificano anche come i creatori dei progetti siano tenuti, ma non abbiano alcun obbligo pratico, rimborsare i propri finanziatori. Kickstarter può cancellare un progetto se questo viola alcuni termini di servizio, e cancellare gli account di persone che rompono ripetutamente il rapporto di fiducia alla base del crowdfunding—come ha fatto con i fratelli Pashanin.

Tuttavia, in ultima istanza la politica dei siti di crowdfunding è quello di non intromettersi nei rapporti tra finanziatori e finanziati. Così, i backers che si trovano di fronte a persone malintenzionate rischiano di avere come unica possibilità quella di adire le vie legali: una soluzione molto costosa e probabilmente non conveniente, considerando che la più frequente donazione sul sito si aggira intorno ai 25 dollari.

A fine 2012, un reportage della Cnn aveva mostrato che, sui cinquanta progetti a più alto finanziamento, la cui consegna era prevista per la fine di quell’anno, solamente otto (il 16%) avevano effettivamente realizzato il proprio prodotto e l’avevano consegnato in tempo. Ventuno prevedevano leggeri ritardi, mentre di quattordici non si aveva più nessuna informazione.

Questi progetti avevano in totale coinvolto 413mila sostenitori, per finanziamenti totali da 40,3 milioni di dollari. Nel 2013, uno studio di Ethan Mollick della University of Pennsylvania ha invece analizzato ben 48.500 progetti di crowdfunding, per finanziamenti totale da 237 milioni di dollari: il 75% di questi progetti aveva avuto dei ritardi, e più alta è la quantità di denaro raccolto, più è probabile che il progetto non sia concluso in tempo. Sono tanti i fallimenti celebri.

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Il gioco The doom that came to Atlantic City, per esempio, non ha mai visto la luce nonostante un finanziamento da 127mila e 874 dollari, e i fondatori si sono visti arrivare addosso un’inchiesta della Federal Trade Commission statunitense. Central Standard Timing, che doveva produrre l’orologio più sottile del mondo, ha ottenuto un milione di finanziamento nel 2013 e una bancarotta 2 anni dopo. A fine 2015, un articolo di TechCrunch mostrava che Pirate3D Inc, che aveva raccolto 1,5 milioni di finanziamento promettendo a 3.520 persone una stampante 3D facilmente utilizzabile, non aveva ancora risposto al 60% degli ordini, “mentre sembra improbabile che, infine, i finanziatori avranno un rimborso o il loro prodotto”. A febbraio 2017, Tiko 3D (2,9 milioni da 16538 finanziatori) ha dichiarato di aver finito tutto il proprio denaro, ben prima di aver soddisfatto le promesse fatte ai propri sostenitori.

Sia chiaro. Fallire non è la norma: i tassi di fallimento su Kickstarter, ad esempio, sono tra il 5 e il 14%. Eppure, quando le cose vanno male, sono pochi i meccanismi di tutela dei piccoli investitori che hanno creduto nei progetti. Questo non ha impedito al crowdfunding di crescere in maniera impetuosa: secondo la società di consulenza Massolution, nel 2016 il settore ha raccolto 3,4 miliardi di dollari in Asia (+320%), 3,26 miliardi in Europa e 9,46 miliardi in Nord America (+145%).

Sulla sola Kickstarter, dal 2009 a oggi sono stati lanciati più di 369mila progetti, per un totale di 3,25 miliardi di dollari. Ma questa “democratizzazione” degli investimenti non sempre è vista di buon occhio, e sono sempre di più gli analisti che la ritengono incapace di ottenere risultati efficienti e positivi a livello sociale.

Ne è convinta ad esempio la MIT Technology Review, in un’analisi pubblicata del 2014, quando spopolava l’Ice Bucket Challenge, una campagna di crowdfunding a favore della ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica. La rivista della prestigiosa università di Boston faceva notare che, con il tasso di donazioni registrato per la lotta alla Sla, una malattia che colpisce circa 6mila persone l’anno, sarebbe stato possibile coprire un terzo dei costi annuali per estirpare completamente la malaria, che uccide almeno 800mila persone ogni anno, per lo più dai paesi più poveri del mondo.

Ma l’attenzione dei finanziatori nel crowdfunding è estremamente selettiva e non risponde ad analisi sul bilanciamento di costi e benefici, e molto spesso si muove sull’onda dell’entusiasmo momentaneo. Sulle piattaforme più famose, la maggior parte dei progetti di successo sviluppa videogiochi, film, video o musica, e molto più raramente innovazione tecnologica.

La campagna che ha ricevuto il più alto finanziamento nella storia di Kickstarter (oltre 13 milioni di dollari) è ancora oggi quella per il cosiddetto Coolest Cooler, un frigorifero da campeggio dotato di amplificatori, porta usb, connessione wireless, frullatore e apribottiglie. Mentre la New York City Opera, un’istituzione della cultura newyorkese che aveva lanciato una campagna da 1 milione per evitare la chiusura, ha raccolto meno di un terzo dell’obiettivo—andando in bancarotta pochi mesi dopo.

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