Questa azienda italiana di successo è nata in un garage negli anni Novanta

Questa azienda italiana di successo è nata in un garage negli anni Novanta

Creare un’azienda hi-tech milionaria dentro un box garage. Nell’immaginario collettivo questa scenetta romantica rimanda a Steve Jobs e Steve Wozniak e al loro primo Apple. Correva il 1975.

Circa diciassette anni dopo, e molti chilometri più a Est, al di là dell’Atlantico, in un altro box, a Fontevivo, provincia di Parma, Carlo Stradi e Alberto Camapanini progettavano la loro prima stampante intelligente a marchio Custom.

Custom vuol dire “personalizzato”, un nome che doveva contenere tutta l’essenza dell’impresa e che doveva essere facilmente esportabile nel mondo: oggi l’azienda emiliana fattura 78 milioni, con l’obiettivo di arrivare a 90 nel 2016 e vende le sue stampanti smart in tutto il mondo.

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“L’idea fin da principio era quella di realizzare periferiche di stampa professionali per il settore dell’automazione industriale. Prima lo facevamo per marchi affermati del settore industriale,” spiega Stradi. “Oggi offriamo veri e propri ‘pacchetti di tecnologia’, che includono periferiche di stampa, registratori di cassa, sistemi e software di macchina per garantire un utilizzo semplice e veloce dei prodotti”.

Pacchetti che si adattano ai settori più disparati, dall’automazione industriale, all’aviazione, all’automazione del punto vendita, al gaming. Tutto con un forte focus sull’innovazione: in 24 anni di vita l’azienda ha prodotto 25 brevetti nei sistemi di stampa e scansione, oltre uno all’anno, investendo annualmente il 10% degli utili nella ricerca.

Nella quotidianità incontriamo Custom moltissime volte senza saperlo, “tutte le volte che abbiamo un contatto con una ricevuta di pagamento, uno scontrino, un ticket, un titolo di viaggio o report di misura ci troviamo di fronte ad uno strumento di nostra produzione–spiega Stradi–alla cassa del bar, alla cassa del supermercato e del negozio, al bancomat per un prelievo, al parcometro mentre pago il parcheggio dell’auto, il biglietto del treno, il biglietto aereo e l’etichetta bagagli, una ricevuta di gioco, un biglietto del cinema teatro”.

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Nel tempo, Custom si è lanciata anche nello sviluppo di software, che è oggi una parte fondamentale della meccatronica, la meccanica elettronica di precisione. Con il supporto software ha lanciato un sistema per la gestione completa dal magazzino al back office dei punti vendita di diversi marchi di lusso italiani in tutto il mondo. Una vera rivoluzione del punto vendita. E, di recente, il gruppo ha avviato anche un’attività di sviluppo App, che viene fatta dalla controllata NetRising ed è già seconda in Italia per numero di App sviluppate, dopo Seat Pagine Gialle.

Nel 2000 è iniziata l’espansione internazionale, con fabbriche in Romania, Cina, India e Brasile. “Viaggio moltissimo– racconta Stradi–e ascolto le esigenze dei clienti, che sono diverse da Paese a Paese. Produciamo tutto in casa, anche quando si tratta di un telefono: dalla rotella, al cavetto, allo chassis”.

La produzione di smartphone, avviata solo un anno fa è l’ultima frontiera per i parmensi: “la diversificazione è ciò che ci ha consentito di stare in piedi anche nelle crisi – spiega Stradi – e per questo non ci fermiamo”. Il gruppo oggi ha una presenza diretta o tramite partner in 54 Paesi, dove esporta il 60% della propria produzione. Germania, Russia, Gran Bretagna, Irlanda e Romania; Indonesia, India, Filippine, Tailandia, Singapore e Cina. Tre in Sud America tra Brasile e Argentina, una negli Usa e due in Africa tra Kenya e Sud Africa. E l’obiettivo è crescere ancora in Europa, Asia, Iran, Cuba, America Latina.

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Immagini via Flickr |Copertina di Daniel Krieg| Foto 1  di Max Wei|Foto 2 di Sigfrid Lundberg|Foto 3 di FotoJonic 

Laura Magna