La carica dei designer high-tech italiani

La carica dei designer high-tech italiani

Parlate a uno straniero dell’Italia e lui vi snocciolerà, probabilmente, la triade AAA del nostro sistema produttivo: auto veloci, alta moda e (agro)alimentare. Se però lo straniero in questione è un architetto o un arredatore, allora aggiungerà senz’altro un altro concetto, che inizia con la D. Design. Perché l’Italia è per antonomasia “la terra del design”. Sin da quando, negli anni Cinquanta, chi arrivava in Italia si faceva rapire dalla silhouette della Lambretta o dal fascino delle macchine da scrivere Olivetti: gioielli tecnologici in grado di coniugare bellezza e una fortissima carica innovativa.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma il design italiano rimane un incredibile asset per il nostro Paese. Ed è spesso legato a doppio filo all’innovazione tecnologica. Lo provano i successi, in Italia e all’estero (ad esempio in Sud America) di designer tecnologici come Rosa Topputo. A guidarla, una filosofia “all’insegna dell’umanesimo, del rimettere l’essere umano al centro di tutto“,  spiega a Hello!Money. “Il design per migliorare la qualità della vita è il mio obiettivo principale”.

Originaria della Puglia ma residente a Roma, nel corso della sua carriera Topputo ha disegnato davvero di tutto. Inclusa una mano robotica. Lo studio di architettura e design fondato da lei e Alessio Tommasetti a Roma, D’Arc Studio, ha unito le forze con il rinomato Istituto di Biorobotica della Sant’Anna di Pisa per creare una protesi capace di combinare l’attenzione per l’estetica con la tecnologia più avanzata del settore.

“Spesso lo sviluppo tecnologico nel campo della robotica è altissimo, ma c’è molto da fare sul lato del design”, nota Topputo. “Infatti la mano robotica non vuole simulare una mano umana, è pensata proprio come oggetto da indossare. Noi vorremmo far procedere funzionalità ed estetica di pari passo”.

Tra gli strumenti high-tech più amati dai designer tecnologici ci sono la stampa 3D e i laser cutter. Spiega la Topputo: “il 3D printing, ad esempio, permette di realizzare creazioni su misura per ciascuno. In generale, con le nuove tecnologie si può fare tantissimo per tutto ciò che riguarda il corpo, specie nei cosiddetti wearable”. Tanto che i fondatori di D’Arc Studio, insieme alla romana Lavinia Caldani, hanno fondato ShapeUpItaly: start-up ad alta intensità tecnologica, focalizzata esclusivamente su fashion, wearable design e nuove tecnologie.

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Alessio Tommasetti – Modellazione 3D

Un connubio che promette bene, almeno a giudicare dalle esperienze internazionali. Nei paesi del Nord Europa, specialmente nell’Olanda nuova fucina del design continentale, da anni si moltiplicano gli atelier di designer industriali e stilisti di punta consacrati alla stampa 3D e ai nuovi materiali. E lo stesso accade nel mondo anglosassone, ad esempio in Australia o a Londra, dove resine, fibre di vetro, metalli speciali diventano la materia grezza con cui realizzare abiti, orecchini e scarpe.

Rispetto alle esperienza straniere, in Italia il focus si concentra sulla qualità della vita. Per esempio, l’industrial designer Massimo Marcelli ha come suo obiettivo migliorare la vita delle persone. Le sue creazioni sono ad alto tasso di innovazione ma, spiega, non è la tecnologia il punto di partenza. “Tutto nasce sempre da una riflessione personale, spiega a Hello!Money . “Viene un’idea e ci si chiede se sia possibile realizzarla e come, con quali tecnologie”.

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Marcelli vive e lavora nelle Marche, un territorio che da sempre cerca di conciliare una forte vocazione per l’innovazione (Ancona, ad esempio, ha una delle maggiori densità italiane di startup in rapporto alla popolazione) con una forte passione per la bellezza, come si vede per le strade di borghi curatissimi come Urbino o Senigallia.

Non bisogna aver paura di entrare in un laboratorio di ricerca, e tantomeno di confrontarsi con tecnologie d’avanguardia. È così, per esempio, che Marcelli ha realizzato un pigiama per gli sportivi. “È nato da una mia collaborazione con un’azienda che da trent’anni produce materassi. Volevamo creare qualcosa di unico in questo settore e abbiamo pensato a un pigiama che, durante il sonno, facesse bene,” racconta Marcello. “Così abbiamo trovato la carnosina, una sostanza naturale che evita la formazione di acido lattico, e l’abbiamo coniugata con un tessuto che permette il suo rilascio graduale. In pratica si tratta di un pigiama brevettato che, durante il sonno, rilascia lentamente la carnosina, smaltisce l’acido lattico e permette di svegliarsi in forma, pronti per un nuovo allenamento”.

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Sergio Daricello by Shapeupitaly

“Per me la tecnologia è lo strumento abilitante, ma di base rimane sempre il fatto che il designer lavora per far stare bene le persone. Per aiutarle,” continua Marcelli. Ad esempio, anni fa lessi del progetto di una bottiglia capace di depurare l’acqua con i raggi solari. Per me è questo l’ingrediente dei progetti davvero interessanti: la vera sfida è rimettere l’essere umano e le sue necessità al centro”.

Copertina via Unsplash. Tutte le altre immagini per gentile concessione degli intervistati.