Il nuovo miracolo economico italiano? Sono le donne

Il nuovo miracolo economico italiano? Sono le donne

Una volta film come Una donna in carriera, dove l’ambiziosa Melanie Griffith cerca di farsi strada duellando con una diabolica Sigourney Weaver, sembravano distanti anni luce dall’Italia. Eppure ora le cose stanno cambiando: sempre più donne, anche nei centri più piccoli, non soltanto vogliono fare carriera ma decidono di creare la propria azienda. Le imprese femminili registrate in Italia sono oggi oltre 1milione e 325mila, il 40% delle quali nate dopo il 2010.

Per quanto riguarda gli uomini, invece, solamente 3 imprese su 10 sono state create da meno di 7 anni: dati che dimostrano come l’intraprendenza femminile non abbia subito l’arresto della crisi economica, ma sia anzi aumentata negli ultimi anni, nonostante le difficoltà. Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere-Infocamere, infatti, 162 mila (il 12%) imprese femminili sono condotte da donne under 35, contro l’8,5% degli uomini.

Innovazione sotto la Lanterna

Prendiamo il caso di Genova, emblema della deindustrializzazione italiana. In questa città, che negli anni Ottanta e Novanta ha dovuto fare i conti con l’inabissarsi della grande industria e una gravissima perdita di posti di lavoro, si moltiplicano non solo centri d’innovazione come l’Istituto Italiano di Tecnologia, ma anche start-up ad alta intensità tecnologica.

Come HolaBoat, che coniuga la secolare vocazione marinara di Genova con un approccio molto 2.0: si tratta di una piattaforma online che mette in contatto i proprietari di barche con gli appassionati di navigazione, per escursioni, giornate di pesca, viaggi vari, nonché il cosiddetto boat and breakfast. A fondarla Serena Peana ed Elisa Piscitello, 39 e 35 anni.

“Io ho un profilo economico mentre la mia socia si occupa della parte web e informatica ma abbiamo in comune una forte passione per il mare. Così abbiamo unito le nostre competenze, e nel 2015 è nata HolaBoat”, dice Peana a Hello!Money. “Certo, le difficoltà ci sono state e ci sono. Ad esempio è stato difficile trovare il commercialista che conoscesse le procedure specifiche per una start-up innovativa, o l’avvocato che stilasse le condizioni ad hoc per lo statuto dell’azienda. Però siamo qui, e ci dedichiamo al 100% alla nostra start-up”.   

Non solo. All’ombra della Lanterna si fanno anche videogiochi. Untold Games è una società che realizza esperienze e videogame altamente immersivi soprattutto (ma non solo) in Virtual Reality. Tra i suoi fondatori c’è Elisa Di Lorenzo, 36 anni, di Genova, dove si è laureata in informatica, e che ora si occupa principalmente di management e business development.

Dopo la laurea Di Lorenzo ha lanciato, giovanissima, la sua carriera di imprenditrice hi-tech: “Con dei compagni di università ho fondato Foofa Studios, che poi è confluita in Untold Games. È un’esperienza che dà tante soddisfazioni ma talvolta anche qualche delusione. Richiede molto lavoro e ci sono tanti ostacoli da superare, però siamo un team affiatato che accetta le sfide. Quando abbiamo cominciato, ad esempio, sapevamo che l’industria italiana del videogioco era molto piccola, ma non volevamo trasferirci all’estero per inseguire il nostro sogno”.

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Storie dal triangolo industriale

Rimaniamo nel Nord ovest. Nel Monferrato famoso per le nocciole (e per un distretto del frigo che in questi anni ha dovuto fare i conti con la crisi e la concorrenza asiatica), lavora Miriam Manassero. 30 anni, di formazione giurista, a Casale Monferrato ha creato Al.va, azienda che produce allestimenti frigoriferi su veicoli per lo street food ecologico con un’innovativa tecnologia brevettata.

“Avevo 25 anni quando ho fondato Al.va”, dice Manassero. “Credo di aver sempre avuto, fin da bambina, una propensione a realizzare de progetti in modo autonomo quindi… ho semplicemente aspettato l’idea giusta!”. Non solo, sempre a Casale Monferrato Manassero l’anno scorso ha lanciato Ingegni Hub, un acceleratore e incubatore d’impresa con l’obiettivo “di creare un luogo da cui far ripartire la crescita e lo sviluppo”. E in questo caso, il team è tutto al femminile.

Ci sono anche donne che in Italia trovano l’ecosistema che cercavano, specie per moda e lusso. È il caso di Elizabeth Killeen in Lombardi, 32 anni, inglese. “Sono venuta in Italia per studiare la pelletteria e a Vicenza ho potuto imparare da alcuni tra i maggiori esperti del mestiere, artigiani con un bagaglio di competenze straordinario”, spiega a Hello!Money. Dopo l’apprendistato Elizabeth si è trasferita a Milano con suo marito, italiano, dove per un periodo ha lavorato come modellista da Valentino. “Lì ho imparato le tecniche di lavorazione della pelle di coccodrillo da dei maestri artigiani, ed è nata la mia passione per le pelli esotiche”.

Ora sta lavorando al suo brand personale, Elizabeth Lombardi, il cui lancio è previsto per l’inizio del 2018. “Sono anni che voglio creare il mio brand: avevo solo bisogno di affinare le mie competenze e sentirmi davvero pronta. Voglio creare oggetti di grande bellezza, che siano custoditi e tramandati di generazione in generazione, proprio come le abilità che sono state trasmesse a me. Ogni borsa che realizzo è fatta interamente da me, dall’inizio alla fine, e ciascuna di esse è unica”.

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C’è anche chi ritorna dall’estero

Straniere che vengono in Italia a fare business, e italiane che tornano dall’estero. Claudia Torrisi, 49 anni, ha vissuto per anni nella provincia di Barcellona, dove aveva una sua azienda. È tornata a casa nel 2010, in piena crisi, ma l’anno seguente stava già aprendo la prima scuola di inglese di Kids&Us Italia, di cui è A.D.

“Ero entusiasta di essere tornata nella mia città dopo vent’anni, e di poter realizzare un mio sogno nel cassetto, cioè lavorare con i bambini e con le lingue straniere. Tutto questo mi ha dato l’energia giusta per riuscire”, racconta. “Penso che ci vogliano più donne che fanno impresa. Anch’io, come molte, ho subito discriminazioni in aziende gestite da uomini, e da allora mi è subito stato chiaro che l’azienda me la sarei creata io. Oggi con me lavorano 15 persone, 12 delle quali donne”.

Insomma, le storie positive, di coraggio e ambizione non mancano. Certo, l’esodo di talenti nostrani che scappano all’estero esiste, e si fa sentire. Basti pensare che l’anno scorso sono stati 124mila gli italiani che hanno lasciato il Belpaese, e che oltre il 39% di questi ha tra i 18 e i 34 anni. Per fortuna la voglia di tornare in Italia, anche quando si fa carriera in metropoli all’avanguardia, rimane.

Come Gessica Bicego, 32 anni, vicentina, laureata in informatica. A Berlino da tre anni, dirige l’unità di performance marketing di Blinkist, un’importante start-up. È entusiasta del suo lavoro ma sogna di tornare, un giorno. “Ogni volta che torno mi rendo conto quanto mi mancano la mia famiglia, il posto dove sono nata, anche il nostro cibo! Vorrei tanto riuscire ad avere quello che ho qui a Berlino anche in Italia”, dice. “Ad esempio la possibilità di imparare, le persone che hanno creduto e investito su di me, la certezza che il fatto di essere donna non sia percepito dai datori di lavoro come uno svantaggio. E penso che l’unico modo per ottenerlo sia proprio aprire una mia azienda”. In Italia, natürlich.

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Il contributo dell’imprenditoria femminile all’economia italiana

Sono questi i veri volti del segno + registrato dall’economia italiana negli ultimi trimestri (+1,5% secondo i dati Istat). Del resto, con un 48,8% di occupazione femminile, il 2017 si attesta come l’anno con più donne lavoratrici da quarant’anni a questa parte: alla crisi e alla disparità di genere le donne italiane quindi rispondono sempre di più rimboccandosi le maniche e dando vita ad una propria attività, anche in settori prevalentemente maschili, se necessario.

Le imprese rosa nascono soprattutto nelle regioni centrali (+2,0%), al Sud (+1,8%), mentre il Nord Ovest e il Nord Est presentano incrementi più contenuti (1% circa). “Le donneconferma il presidente di Confcooperative Maurizio Gardinihanno avuto il talento di trasformare fattori di svantaggio, tra pregiudizi e retaggi culturali, in elementi di competitività, riuscendo ad anticipare i fattori di novità del mercato, tanto che la ripresa è trainata dalle imprese femminili, che crescono dell’1,5% rispetto a una media dello 0,5%”.

Immagini via Flickr e Unsplash | Copertina | 1 | 2 | 3