Dimmi quanto guadagni e ti dirò chi sei

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Le aziende li chiamano “emergent.” Hanno meno di 40 anni eppure sono inclusi già tra gli high net worth individuals – locuzione smart per dire ricchi, persone con patrimoni superiori a una certa soglia.

In Italia rappresentano il 13% del totale degli “affluent”–altro anglismo per definire i paperoni–e hanno una capacità di spesa disponibile complessiva, al netto di tasse e spese per casa e pensione, di 98 miliardi di euro.

I numeri sono di Euromonitor, che li ha elaborati per Visa nell’ambito di uno studio sul potenziale delle carte di credit premium, ovvero quelle che offrono servizi di lusso: dal concierge in giro per il mondo alla sala vip in aeroporto, dai club esclusivi alle esperienze sensoriali esclusive e assicurazioni speciali.

Quanto bisogna guadagnare per essere emergent?

Da chi offre servizi finanziari, un under 40 è solitamente considerato tra gli high net worth individuals, ma con uno “sconto.” In sostanza, per entrare in questa categoria, “basta” guadagnare tra i 39mila e i 79euro l’anno, una cifra considerata sufficiente per immaginare che, negli anni della maturità, si finisca per arricchirsi sul serio.

Tra gli affluent che i 40 anni li hanno superati da un pezzo, infatti, la soglia per definire un high net worth individual è quella dei 320mila euro. Non sono tanti, ma è proprio su di loro che si creano interi mercati, spesso inediti, e nei settori più disparati.

Nel resto del mondo, invece, le soglie si alzano. Se si guardano quelle del World Wealth Report 2015 (WWR)–uno dei più importanti report sul tema che viene aggiornato anno dopo anno (prossimo appuntamento il 23 giugno)–da Capgemini e Rbc Wealth Management, gli high net worth individuals sono definiti come coloro che hanno “almeno un milione di dollari di asset investibili, esclusa la prima casa, beni durevoli, di consumo e collezionabili.”

Secondo gli esperti che elaborano l’indagine, gli under 40 rappresentano per le case d’affari una spina nel fianco, e la maggiore sfida del futuro. I money manager, però, non lo hanno capito e credono di soddisfare i ricchi trenta-quarantenni più di quanto loro si sentano soddisfatti dai servizi che ricevono: lo scarto tra le due percezioni del 15%.

Il dato mondiale è che il 73% degli high net worth individuals è soddisfatto dei propri gestori di patrimoni. Ma, tra quelli più giovani, il dato scende al 70. Inoltre, sempre tra i giovani, solo il 61% ritiene che i gestori comprendano i loro bisogni, mentre ben il 76% dei gestori crede di offrire un servizio adeguato.

I giovani ricchi si preoccupano più dei loro omologhi anziani dei singoli aspetti della loro vita finanziaria (59% contro 51%), vogliono maggior consulenza da parte di esperti (54% contro 49%) e sono disposti a cambiare il consulente che non risponda adeguatamente alle proprie esigenze di investimento nell’83% dei casi (contro il 79%).

Ma, se su questi aspetti lo scarto tra giovani e anziani è ancora contenuto, c’è un ambito nel quale si approfondisce molto: i giovani sono pronti a usare strumenti di consulenza automatizzati nel 67% dei casi, mentre gli over 40 hanno meno propensione, con un modesto 38%.

Un dato ancora sottovalutato, visto che solo il 20% dei gestori ritiene che i propri clienti siano interessati a strumenti hi-tech di consulenza. Insomma, quello che funzionava una volta non funziona più così bene, e in un’intera industria sta iniziando a chiedersi come ascoltare i “ricchi emergenti” e assecondare il loro nuovo modo di consumare e investire.

Immagine di Hiroyuki Takeda via Flickr

Laura Magna