Enrico Mazzaroni, lo chef reso nomade dal terremoto

Enrico Mazzaroni, lo chef reso nomade dal terremoto

Come può la solidarietà dare speranza a un sogno spezzato? La risposta arriva dalla storia di Enrico Mazzaroni, chef e proprietario de Il Tiglio, un ristorante gourmet incastonato tra i Monti Sibillini che è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 30 Ottobre: le scosse hanno reso la struttura inagibile, causandone la chiusura. La notizia non ha lasciato indifferenti i colleghi, che con uno spirito solidale stanno ospitando lo chef nei propri ristoranti sparsi per l’Italia.

La storia di Enrico Mazzaroni comincia circa venti anni fa, quando nonostante le tre lauree nel cassetto—una in giurisprudenza, una in psicologia e un’altra in scienze religiose—e una carriera da ricercatore alle spalle presso l’Università di Bologna, aveva fatto ritorno a Isola di San Biagio, una frazione di Montemonaco, comune della provincia di Fermo di appena 600 abitanti.

“Decisi di lasciare tutti gli impegni per tornare dove il mio cuore era sempre stato. A Isola di San Biagio i miei genitori avevano una piccola trattoria, alcuni alloggi e un’azienda agricola. Io cominciai a occuparmi del ristorante. Dopo un po’, pensai di farne un ritrovo gourmet”, racconta lo chef.

La cucina di Mazzaroni è una degli esempi più apprezzati nel panorama Italiano della sintesi tra cucina gourmet e sapori della tradizione: i piatti sono semplici e difficilmente contengono più di tre elementi, tra i quali ricorrono molto spesso gli ingredienti vegetali e le frattaglie.

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La maggior parte dei prodotti utilizzati nel ristorante provengono dall’orto o dagli allevamenti della piccola azienda agricola di famiglia curata perlopiù dal padre. “Ho sempre aiutato mia madre in cucina, ed lì che c’è stata la mia vera formazione”, spiega Mazzaroni. “Lei mi ha trasmesso la cultura per il territorio, il rigore in cucina, l’amore per i commensali, e quel saper fare delle cuoche di una volta. Successivamente, alcuni stage in Francia e Giappone e un periodo di studi mi hanno aperto gli occhi sulla nuova cucina.”

Nel tempo, grazie a una buona dose di coraggio e all’aiuto del cugino Gianluigi Silvestri, maître e vera e propria enciclopedia dei vini locali, nazionali e internazionali, il Tiglio aveva guadagnato gli apprezzamenti della critica, conquistando un cappello della guida dell’Espresso e le due forchette del Gambero Rosso, ed era  diventato un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati della ristorazione gourmet che da tutta Italia arrivavano in una piccola frazione sperduta tra le montagne.

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Quando le cose sembravano andare sempre per il meglio, in pochi secondi il sisma ha spazzato via anni di sacrifici, lavoro e investimenti: le crepe all’interno del ristorante hanno obbligato Enrico Mazzaroni a chiudere l’attività. Oltre al costo umano, il terremoto ha anche lasciato delle ferite indelebili nel tessuto socio-economico dei comuni del cratere, spesso caratterizzato da vere e proprio eccellenze di cui Il Tiglio rappresenta uno degli esempi più fulgidi. “E’ stata la fine di un sogno, delle aspirazione per il futuro. La disperazione e la sofferenza non mi hanno ancora lasciato. Per come stanno andando le cose, non vedo la possibilità di ricostruire in fretta il ristorante. E questo mi sgomenta”, si sfoga lo chef.

Ad alleviare lo scoramento del cuoco sono stati alcuni colleghi che lo hanno invitato a cucinare in giro per l’Italia con l’obiettivo di aiutare Il Tiglio a reperire i fondi necessari per la riapertura. Mazzaroni ha così cucinato a Castel Franco Veneto per il Feva, il ristorante stellato di Nicola Dinato, a Fiumicino per Il Tino del pluripremiato Daniele Usai, a Roma per l’Osteria da Fernanda di Davide del Duca e per il progetto “cene clandestine“. Una serie di altri eventi sono stati invece organizzati da alcuni ristoranti di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto.

La speranza è che lo chef possa ancora realizzare un sogno che si è interrotto troppo presto: Mazzaroni infatti vuole tornare presto a cucinare a Isola di San Biagio, perché, come hanno dimostrato i colleghi e come lui stesso dice, “la cucina è amore, è toccare le corde del cuore”, passioni di cui non riesce proprio a fare a meno.

Immagini via Facebook