Si lavora solo 6 ore: l’esperimento svedese che ispira il mondo

Si lavora solo 6 ore: l’esperimento svedese che ispira il mondo

Una giornata lavorativa di 6 ore. Dentro alle 9, fuori alle 16 (contando la pausa pranzo), e poi tempo per fare sport, curare le relazioni con gli altri, leggere libri o guardare film. Sembra un sogno, invece è la Svezia. Göteborg, per la precisione, città da 500mila abitanti situata nella parte più meridionale del Paese scandinavo, a due passi dalla Danimarca. Il pioniere di questo nuovo modo di pensare è stata la branca locale della Toyota, addirittura tredici anni fa.

Di fronte a dipendenti stressati e clienti insoddisfatti, il manager Martin Banck decise infatti di passare da una giornata lavorativa tradizionale, che iniziava alle 7 e finiva alle 16 per tutti, a una giornata organizzata su due turni di sei ore, il primo dalle 6 alle 12 e il secondo nel pomeriggio, mantenendo tuttavia la medesima paga per i 36 meccanici impiegati. In breve tempo, “i profitti sono aumentati del 25%”, ha spiegato lo stesso Banck al Guardian.

Così, nell’aprile 2014 l’amministrazione comunale di Göteborg ha deciso di sperimentare la giornata lavorativa corta in una delle sue case di riposo–in vista di un ampliamento dello schema a tutti i suoi dipendenti. Il primo risultato è stato, ovviamente, un aumento dell’occupazione: 14 nuovi dipendenti nella sola casa di cura “pilota” sono stati necessari per permettere a tutto lo staff una rotazione sulle 6 ore giornaliere.

A fronte di questo costo, i benefici hanno incluso un aumento immediato della qualità della vita professionale dei dipendenti. “Ero continuamente esausta, appena tornata a casa da lavoro mi buttavo sul divano”, ha spiegato l’assistente infermiera 41enne Lise-Lotte Pettersson, “Ora sono molto più vigile: ho più energia per il mio lavoro, e anche per la mia vita famigliare”.

Ma i benefici non si fermano qui, perché dipendenti più freschi forniscono cure di più alta qualità, migliorando la vita dei pazienti. Lavorare meno per lavorare meglio, sembra essere questa la strategia di molte imprese della Silicon Valley americana, come Netflix.

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Göteborg

D’altro canto sono molte le ricerche che mostrano che lavorare di più non sempre porta a risultati positivi, perché una giornata lavorativa lunga può condurre a stanchezza, perdita di efficienza e motivazione.

Secondo l’imprenditore di Stoccolma Linus Feldt, che nella sua Filimundus ha introdotto le sei ore ormai da due anni, “il tempo conta più del denaro, e la possibilità di andare a casa due ore prima è un forte fattore motivazionale. Vuoi comunque fare un buon lavoro ed essere produttivo nelle sei ore di lavoro, quindi sei più efficiente e più attento”.

A Feldt danno ragione i numeri. In Europa sono infatti i lavoratori greci a lavorare più di tutti, con 2017 ore all’anno passate in media sul posto di lavoro. In Germania, al contrario, si lavora solo 1408 ore all’anno. Eppure la produttività del lavoratore tedesco è del 70% più alta di quella del lavoratore greco. Gli impiegati britannici lavorano più di quelli Francesi, che però producono il 27% in più.

E in Italia? Con le nostre 1643 ore lavorate in media all’anno siamo sotto la media dei Paesi Ocse, che si colloca a 1770 ore. Dal 1990 al 2012, le ore lavorate in Italia sono diminuite leggermente, ma c’è ancora tanta strada per arrivare alla gioia del meccanico 27enne Martin Geborg, che da Göteborg racconta: “È meraviglioso finire di lavorare alle 12. Prima che avessi una famiglia potevo andare in spiaggia dopo il lavoro. Ora passo l’intero pomeriggio con mio figlio.”

Immagini via Flickr | Copertina di Henrik Sandklef | Foto 1 di Bhavishya Goel