Come girare il mondo da foto-reporter spendendo poco

Come girare il mondo da foto-reporter spendendo poco

“L’aura glamour associata all’essere un reporter è ormai svanita”, e oggi una carriera nel mondo delle news è considerata uno dei 10 lavori più stressanti in assoluto, “mentre gli editori continuano a licenziare a causa della diminuzione degli introiti pubblicitari e della competizione dei siti web”. Un’alternativa però c’è, ed è nomade.

Nicola Zolin ha trentadue anni, ma da una decina è costantemente in viaggio, sempre con pochi euro in tasca e una macchina fotografica che costa più di quanto lui spenda in svariati mesi on the road. Esplorando Europa, Medio Oriente, Sud America, in autostop, barca-stop, su interminabili tragitti in bus o su economici treni notturni, dormendo su divani di sconosciuti e imparando le lingue straniere dai suoi ospiti, Zolin ha costruito una professione.

Oggi, scrive – e fotografa – per Politico, Al Jeezera, Corriere della Sera, Der Spiegel tra gli altri, parla tre lingue straniere, ne sta imparando altre quattro e ha appena pubblicato Passeggeri della terra. Il libro è la storia di Nicola, che insieme a due compagni di viaggio, parte da L’Aja letteralmente senza denaro in tasca. Direzione: Messico. I tre amici sono intenzionati a viaggiare con il minor impatto ambientale possibile: non prendono aerei, si nutrono degli sprechi fuori dai supermercati, offrono aiuto come mozzi in cambio di un passaggio per attraversare l’Atlantico.

Dall’Olanda arrivano in Brasile, e qui le loro strade si divideranno. Un’impresa iniziatica di giovani folli? Un capriccio di tre ragazzi spericolati? Per Nicola una prova generale, un personalissimo apprendistato: “Dopo quel viaggio ho capito che volevo raccontare le storie di altri e che potevo farlo con poche spese. Ho imparato a fidarmi della gente; a viaggiare lentamente per spendere bene, ma anche per prendere il tempo di osservare. Ho imparato a non essere mai in nessun posto, ma sempre in transito”.

Bruce Chatwin, leggendario viaggiatore britannico del secolo scorso, avrebbe approvato. Anche se lo sguardo di Zolin è più vicino a quello di Ryszard Kapuściński il giornalista e scrittore on the road che ha ispirato Tiziano Terzani e Gabriel Garcia Marquez che a quello del viaggiatore inglese. Mosso da un forte idealismo e non solo da necessità pratiche, Zolin fa del suo nomadismo una rivoluzione personale, a cominciare da una riduzione dei propri consumi (“Be the change you want to see in the world”, diceva Gandhi ). “I miei primi reportage li ho fatti muovendomi di luogo in luogo per limitare i costi, con l’idea di esplorare più che di raccontare. Ho cercato sempre l’ospitalità della gente del posto piuttosto che una camera privata, nella quale mi sarei annoiato a morte”.

Oggi Nicola Zolin, che ammette di sentire l’esigenza di “concentrarsi sui progetti, anziché sul movimento”, vive ad Atene, dove nell’ultimo anno si è dedicato a raccontare le storie di “chi si è messo in viaggio per necessità e senza soldi, non per scelta” (qui il suo reportage sui migranti). “Ad Atene riesco a spendere anche solo 10 euro al giorno, affitto escluso. Se lavoro a un reportage mi può costare sui 200 euro. Ho viaggiato da Padova a Katmandu con meno di 2000 euro per 9 mesi e mezzo, visti inclusi”.

Nell’attesa di ascoltare la sua esperienza in una TED Talk, è da leggere il suo profilo su Couchsurfing (“Negli ultimi 7 anni non ho abitato nella stessa casa per più di tre mesi”): una vera lezione di “giornalismo nomadico”.

Immagini | Foto 1 di Akshat Vats via Unsplash