Come vivono le famiglie che girano il mondo in barca a vela

Come vivono le famiglie che girano il mondo in barca a vela

Negli ultimi tempi ho incontrato alcune coppie di giramondo che vivono viaggiando: famiglie con figli nati in Polinesia o concepiti durante transatlantiche, famiglie che hanno girato l’Italia con il car pooling, altre che girano il Sud America in bicicletta.

I budget di queste traveling families sono relativamente bassi. Allora mi è venuto un dubbio: non è che a casa–tra auto, affitto, assicurazione, bollo, attività scolastiche e extrascolastiche dei figli–si spenda di più?

Una pratica molto diffusa all’estero, e meno in Italia, è quella di vivere a bordo di una barca a vela.Quando ho chiesto a Timoteo Pancin e Miriam Ruscello, che da molti anni vivono a bordo del loro Keadue insieme alle figlie Nami e Tea (rispettivamente di 6 e 3 anni), di confermare la mia idea, la loro risposta è stata: “Non illuderti, abbiamo davvero molte spese”.

Certo, ci sono le spese di manutenzione della barca, che sono sempre molto alte, soprattutto se si naviga tanto. Ci sono i voli aerei per quattro persone. Ci sono le tasse portuali, doganali, le spese di spedizioni di materiali nautici che non si trovano esattamente in tutto il mondo.

Poi Timo e Miriam mi hanno richiamata: “Abbiamo fatto un po’ di conti e in effetti il nostro budget, compreso di tutto, è relativamente basso”. La verità è che le spese che incidono su un ménage famigliare del genere sono–semplicemente–diverse da quelle di una famiglia cittadina e abbastanza contenute se comparate alla qualità della loro vita.

Timo e Miriam, che hanno una società di charter, arrotondano facendo anche lavori di manutenzione a bordo di barche altrui. Timo è vulcanico, Miriam più pacata. Entrambi molto realisti: quando vivi dall’altra parte del mondo il vero investimento è quello sui voli aerei, infatti a questa famiglia “marinara” è capitato anche di non tornare per 3 anni–quando stavano in Polinesia.

“Ora viviamo alle Fiji, dove è tutto molto meno costoso rispetto alla Polinesia e viviamo con circa 200 euro a settimana. Il paese più economico per vivere in barca? Panama. Il più caro? Di sicuro la Polinesia, dove il costo dei biscotti e dei dolci per le bambine era talmente alto che Miriam aveva deciso di fare una torta tutti i giorni e il Keadue profumava costantemente di pasticceria”.

C’è da dire che quando si è in mezzo agli Oceani o in posti sperduti c’è poco da spendere in meccanici, elettricisti e attrezzisti: bisogna imparare a fare da soli e questo è un bel risparmio.

Spese nulle anche per quanto riguarda il vestiario: “Niente abiti pesanti o vestiti firmati. Le nostre figlie non sono certo influenzate dalla moda: ai Tropici sono tutti in costume ricchi e poveri, e il loro unico termine di paragone sono i bambini locali”.

Senza contare che questa famiglia risparmia tantissimo anche sui trasporti: “Abbiamo solo un tender con cui facciamo tutto, dalla spesa ad andare a pescare. Non spendiamo in corsi di nuoto né altre attività per le nostre figlie. Ma soprattutto non spendiamo per le vacanze!”.

Valentina Pigmei

Immagine via Facebook