La seconda vita di Farfisa: dai Pink Floyd ai citofoni made in Italy

La seconda vita di Farfisa: dai Pink Floyd ai citofoni made in Italy

In principio fu il transistor. Un piccolo dispositivo per la trasmissione e l’amplificazione del suono, elemento fondamentale nell’elettronica analogica e nell’elettronica digitale, che ha fatto la fortuna di Farfisa, azienda marchigiana per anni produttrice dei leggendari organi e sintetizzatori usati da Pink Floyd, Led Zeppelin, The Doors, Elton John e Frank Zappa.

Gli organi restano un affascinante ricordo del passato, ma oggi Farfisa resta una grande azienda: è, infatti, tra i leader internazionali nel settore della citofonia di ultima generazione. Si tratta di una metamorfosi avvenuta nell’arco di diversi decenni, dalla fine degli anni Sessanta in poi, passando dalla sapienza artigiana alla competenza industriale, di salto tecnologico in salto tecnologico.

La nascita di Farfisa

La Fabbrica Riunite di Fisarmoniche (Farfisa) nacque nel 1946 a Potenza Picena, in provincia di Macerata, dalla fusione della Settimio Soprani, la Silvio Scandalli e la Nazzareno Frontalini, tre aziende locali produttrici di fisarmoniche, che in quegli anni erano il fiore all’occhiello della tradizione artigiana delle Marche a partire dalla fine dell’Ottocento.

L’azienda appena nata divenne fin da subito un colosso nell’industria musicale del Dopoguerra, con le competenze e la struttura per lanciare prodotti anche molto sofisticati, come la fisarmonica Super VI. Ma già dagli anni Cinquanta le fisarmoniche entrarono in crisi, così l’azienda decise di diversificare la produzione, traducendo in un processo industriale le competenze della lavorazione tradizionale.

Con questa prospettiva, negli anni successivi l’azienda avviò una ricerca sull’applicazione dell’elettronica abbinata agli strumenti musicali, arrivando così al lancio di nuovi prodotti, come fonovaligie (giradischi portatili), amplificatori, pianoforti, e i primi organi elettronici prodotti in serie nel mondo.

Gli organi, portatili o a console, oltre all’elettronica sfruttavano ancora il sistema ad ancia libera utilizzato nella produzione delle fisarmoniche, e ottennero un forte successo commerciale, soprattutto dagli anni Sessanta in poi, grazie all’avvento dell’elettronica nella musica pop e rock. Prodotti come il Compact vennero apprezzati per la possibilità di ottenere una grande varietà di suoni orchestrali, e vissero una stagione di fama grazie all’associazione con musicisti di rango come Richard Wright dei Pink Floyd.

citofono farsisa

Il distacco della citofonia

I citofoni invece compiono cinquanta anni quest’anno: “L’azienda ha deciso di mettere in produzione la linea nel 1967, dopo che una società canadese aveva commissionato un sistema di citofonia”, spiega Alberto Cupido, amministratore delegato della Farfisa.

“La società adottava una tecnologia molto avanzata che le consentiva di produrre anche prodotti di altro genere, infatti per un periodo aveva avviato anche una linea di televisori”, continua l’ad. “La linea della citofonia è nata così ed è rimasta all’interno del gruppo Farfisa fino al 1993, quando si è staccata completamente”.

Quella che era stata una forma di diversificazione che faceva leva sull’expertise tecnologica sviluppata nel campo musicale è quindi finita per diventare il pilastro principale, e poi unico, dell’azienda.  Gli strumenti Farfisa sono stati per un lungo periodo una vera chicca nel panorama musicale internazionale, grazie a prodotti iconici come le fisarmoniche Cordovox, i sintetizzatori Syntorchestra, il già citato Compact, utilizzato dai Pink Floyd e il Pergamon.

“Ma dopo i primi anni Ottanta la divisione degli strumenti musicali è entrata in crisi. In questo frangente, è intervenuta la Bontempi, azienda nota per prodotti percepiti più come giocattoli e intenzionata a fare il salto agli strumenti musicali professionali, che ha rilevato l’intera azienda nel 1984″, racconta Cupido.

Il punto è che la Bontempi era più che altro concentrata sugli strumenti musicali, mentre era quindi poco interessata a investire nella linea della citofonia, che pure aveva prospettive molto incoraggianti. È stato il padre di Alberto Cupido, Armando, manager di lungo corso della Bontempi che era stato incaricato dall’azienda di gestire in toto la Farfisa, a credere nel business della citofonia e a volerci scommettere su.

“La citofonia non era un core business per la Bontempi, così mio padre intuendo le potenzialità del settore decise nel 1993 di rilevare il ramo d’azienda, che all’epoca fatturava circa tre miliardi e mezzo di lire con poco più di 20 dipendenti”, chiarisce Cupido. Ancora oggi Farfisa è controllata pressocché integralmente dalla famiglia, che possiede il 95% delle quote societarie.

Il Made in Italy dei citofoni

Attualmente l’azienda ha una cinquantina di dipendenti e un fatturato di 9 milioni di euro l’anno. “Siamo un’azienda di dimensioni contenute rispetto ad altri player internazionali del settore, ma abbiamo saputo conquistarci una nostra nicchia di mercato grazie alla specializzazione su sistemi in cui riusciamo a dare soluzioni personalizzate a problemi complessi, e alla cura nella nostra assistenza pre- e post-vendita . La cura dei dettagli è l’arma con cui riusciamo a competere con i colossi del mercato”, afferma Cupido.

Con questa ricetta, Farfisa esporta in 60 Paesi del mondo, da cui ricava circa il 75% del proprio fatturato. La produzione però è Made in Italy: “Dato che puntiamo molto sul tech design, per garantire un prodotto di qualità elevata teniamo a tenere sotto stretto controllo la produzione che avviene in grandissima parte all’interno dei nostri stabilimenti. Utilizziamo anche delle parti realizzate da terzi, ma che comunque vengono prodotte entro un raggio di 15 chilometri”.

I prodotti di punta dell’azienda sono i sistemi di citofonia e videocitofonia—dai kit monofamiliari alle complesse per mettere in connessione migliaia di utenti, in strutture come villaggi o grossi condomini—i sistemi di sicurezza per il controllo degli accessi e i sistemi di videosorveglianza. E gli strumenti musicali? Oggi la parte utilizzabile del marchio è in mano a una società fallita (la Sigma, all’epoca nata dalle ceneri della Bontempi), quindi gli organi elettronici restano un bel ricordo del passato, da cui Farfisa ha ereditato il pallino della ricerca tecnologica in seguito servito per il business della citofonia. “Ma non mi dispiacerebbe se un giorno si potesse riprendere in mano anche il business degli strumenti”, sospira Cupido. Un giorno, chissà.

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