Nelle favelas il riscatto sociale parte dalla micro-agricoltura

Nelle favelas il riscatto sociale parte dalla micro-agricoltura

Sistemi fognari di fortuna, grovigli di cavi elettrici, accumuli d’immondizia. E un’umanità varia fatta di bambini e anziani, che fanno compere negli innumerevoli esercizi commerciali a cielo aperto, e sfuggono alla vista attraverso gli intricati vicoli e saliscendi. Sono queste le immagini che dipingono le dense profondità urbane delle favelas di Rio de Janeiro.

È in questo teatro, spesso covo di criminalità e spaccio in bande organizzate, che una nuova pratica sociale si sta diffondendo in questi anni, influenzando, rimodellando e re-immaginando luoghi in cui le persone sono costrette a vivere in condizioni ambientali e socio-economiche estreme. Si tratta della micro-agricoltura: orti cittadini che colorano di verde i luoghi dove gli estremi della degradazione ambientale collidono con la negligenza istituzionale, la povertà, e la costante minaccia della violenza.

A Rio de Janeiro, a guidare questo movimento c’è Green My Favela, un progetto di rigenerazione ambientale che con undici differenti siti sparsi nella metropoli tenta di generare spazi di produzione agricola all’interno degli slums della cidade maravilhosa.

Green My Favela è una Ong che ha iniziato la propria attività nel 2010 in tre delle comunidades più note del centro di Rio: la popolosa Rocinha, dove si si stima vivano 48mila persone per chilometro quadrato, Babilonia, il cerro che svetta su Copacabana, e inizialmente Marquinhos, comunemente definita la “striscia di Gaza” di Rio, a causa degli elevati livelli di violenza che si registrano al suo interno, un luogo a lungo controllato dalle gang criminali che basano la propria sopravvivenza sullo spaccio.

L’obiettivo di Green My Favela è quello di restituire alle comunità di vicinato il possesso di terreni degradati, creando soluzioni flessibili e adatte alle esigenze delle comunità, per portare sempre più spazi produttivi verdi al loro interno.

Creando coalizioni complesse capaci di legare insieme famiglie, scuole, il settore pubblico e il privato, il sogno di Green My Favela è quello di generare il 10% di verde in ogni favela: piccoli orti, allevamento di animali da cortile di taglia limitata, alberi del pane, che contribuiscano a generare percorsi virtuosi di crescita individuale e di comunità.

Alle porte di Rocinha oggi sorge ad esempio l’Eco-Parque Vertical Garden, un giardino verticale lungo 45 metri e alto 3. Mantenuto da volontari appartenenti alla stessa comunità, il giardino offre menta e fragole, insieme a verdure ornamentali che ridisegnano il corredo urbano.

Mentre a Macega, un vicinato ai margini di Rocinha particolarmente isolato e povero, Green My Favelas, in collaborazione con le agenzie di sviluppo locali, ha introdotto coltivazioni a terrazzamento lungo la parte più esterna della scoscesa parete della collina su cui la favela è abbarbicata. Un ortolano cura a tempo pieno questi campi, che hanno iniziato a produrre zucche, erbette di campo, meloni, frutta e verdura che sono raccolti e distribuiti tra i vicini.

Le esperienze di rigenerazione urbana attraverso la micro-agricoltura si moltiplicano in tutto il Paese. Alcune anche a guida italiana. Teresina è la capitale dello stato di Piauí, nel Nord-Est del Brasile. Dal 2006, l’Università di Padova, e successivamente l’Università di Bologna, collabora con le istituzioni locali, l’Onlus bolognese Cefa e con l’organizzazione di ispirazione gesuita Funaci per portare in una delle più popolose città del Brasile micro-orti idroponici nelle aree periferiche della città.

“Il primo intervento è stato rivolto ad associazioni di madri e ai loro figli, comprendeva un corso introduttivo sulle tecniche di coltivazione e di agricoltura urbana e la realizzazione dei primi veri e propri orti”, spiega a Hello!Money Daniela Gasperi, ricercatrice che ha lavorato con ResCUE-AB (Centro Studi Ricerce Agricoltura Urbana e Biodiversità). “Gli orti idroponici installati a Teresina sono orti sopraelevati, di fatto composti da una serie di bottiglie concatenate le une alle altre (sistema garrafas pet). Dentro alle bottiglie, un substrato di materiale secondario (come pula di riso o fibra di cocco) viene irrorato di acqua con nutrienti essenziali. Grazie all’immediata disponibilità dei nutrienti, le piante privilegiano lo sviluppo dell’apparato aereo e hanno un ciclo di riproduzione più veloce”.

Garantendo così un raccolto di cui la comunità può beneficiare anche nei periodi dell’anno in cui, a causa del clima tropicale della regione, sarebbe difficilissimo o quasi impossibile coltivare. In comunità con poche infrastrutture, “questo tipo di intervento richiede anche un minore utilizzo di acqua, perché si usa la micro-irrigazione”, continua Gasperi. “Inoltre le piante, protette da agenti atmosferici e dal suolo spesso poco fertile, presentano una probabilità più bassa di ammalarsi e quindi maggiore controllo dal punto di vista fitosanitario”.

Le donne di Teresina lavorano il prodotto, che viene consumato dalle famiglie e venduto nei villaggi, diminuendo anche i fattori di rischio per i giovani, altrimenti troppo spesso esposti alla criminalità di strada e allo spaccio.

Eppure le difficoltà non mancano. Uno dei primi interventi di Green My Favela si chiama Rocinha Mais Verde. Proprio nella favela di Rio, l’associazione aveva lavorato insieme all’allora leader della comunità, Tio Lino, e alla sua fondazione Rocinha Mundo da Arte, per aprire un giardino rivolto ai bambini della zona, e offrire uno spazio terapeutico, un rifugio dal caos della vita nel Valão, un vicinato particolarmente vulnerabile all’interno della comunità.

Rocinha Mais Verde era governato dalla comunità stessa, mentre Green My Favelas offriva un monitoraggio costante e assistenza tecnica. Grazie a questo intervento, l’Ong aveva addirittura ricevuto, nel 2012, un riconoscimento durante il summit delle Nazioni Unite di Rio sullo sviluppo sostenibile.

L’insicurezza dell’area ha reso però sempre più difficile la prosecuzione del progetto e, alla morte di Tio Lino, lo spazio è caduto in disuso. Oggi il giardino è del tutto abbandonato. Anche a Laboraiux, un altro quartiere di Rocinha dove Green My Favela aveva collaborato con Amanda Bradshaw, della Columbia University, il giardino costruito (per cui Amanda Bradshaw aveva vinto la prestigiosa Davis Peace Fellowship) è stato sequestrato dal Dipartimento dei Lavori Pubblici, che lo sta utilizzando come parcheggio per mezzi pesanti.

Eppure, a fronte di solo 120mila coltivatori urbani in tutto il Paese, il potenziale di rigenerazione è enorme. “I giardini sono un mezzo per costruire e utilizzare capitale umano e sociale—gli asset critici che servono per produrre spazi pubblici puliti, sicuri e produttivi”, spiega Lea Rekow, direttrice di Green My Favela. “Gli orti urbani sono importanti non solamente per la loro abilità di aumentare la sicurezza alimentare e la nutrizione, o il reddito delle comunità, ma anche per le loro componenti psicologiche – cioè la loro capacità di ridurre le sensazioni di carenza, scarsità, insicurezza e stress”.

Immagini via Unsplash | Copertina