Food sharing: ecco chi sono i professionisti della lotta allo spreco alimentare

Food sharing: ecco chi sono i professionisti della lotta allo spreco alimentare

In Cina è buona educazione chiedere un “dabao”, in Francia è obbligatorio fornire una vaschetta per il cibo avanzato per tutti i ristoranti con più di 180 coperti, negli Stati Uniti perfino le star non si vergognano a chiedere il doggy bag. Ma anche in paese come la Grecia, in qualsiasi taverna ti portano il contenitore per gli avanzi senza che tu lo chieda. Qui da noi, invece, la “cultura del doggy bag ancora fatica a prendere piede.

Negli ultimi tempi, però, anche grazie allo sforzo di sensibilizzazione portato avanti durante l’Expo di Milano, le cose stanno cambiando e molte associazioni stanno tentando di promuovere la buona pratica del doggy bag, per ridurre gli sprechi di cibo.

Tra queste, “Il buono che avanza,” associazione milanese che promuove la creazione di una rete di ristoranti e catering che offrano ai propri clienti l’opzione anti-spreco. In Lombardia figura anche la campagna “Tenga il resto“, che ha distribuito 100mila vaschette in alluminio ai ristoranti monzesi, mentre  “Doggy bag – Se avanzo mangiatemi“, ha coinvolto Slow-Food Italia e vari professionisti e creativi per inventare e distribuire almeno 40mila doggy bag “d’autore”.

Tuttavia, i dati mostrano che il vero spreco alimentare è quello domestico. Infatti, lo spreco alimentare domestico incide più di quello del settore della ristorazione sull’economia, per ben oltre metà dello spreco complessivo di filiera in Italia e in Europa. Ogni anno, infatti nell’Unione Europea vengono buttate via circa 88 milioni di tonnellate di alimenti, pari a circa 173 kg per persona. Significa che finisce nella spazzatura un quinto di tutta la produzione alimentare europea. Per uno spreco da capogiro: circa 143 miliardi di euro, due terzi dei quali sono imputabili agli alimenti gettati a livello domestico (98 miliardi di euro).

I dati in Italia sono stati appena resi noti dall’Osservatorio Waste Watcher, di Last Minute Market, lo spin off dell’Università di Bologna che da dieci anni si occupa di economia dello spreco sia in campo di ricerca che imprenditoriale. In Italia, lo spreco complessivo ammonta a circa 16 miliardi di euro, ovvero l’1% del Pil.

Secondo Andrea Segré, fondatore di Last Minute Market, c’è un leggero miglioramento per gli italiani, che si rivelano nell’ultimo anno un po’ meno spreconi: “Le campagne di sensibilizzazione avviate stanno raccogliendo alcuni frutti: il 45% degli italiani vive lo spreco come un ‘problema’. La percentuale di chi insegna ai figli a non sprecare, in un anno è passato dal 62% al 78%, indice di un’attenzione cresciuta che si vuole tramandare come bagaglio ‘culturale’ alle prossime generazioni”.

In ogni caso, in Italia lo spreco domestico è ancora alto, più elevato che in altri paesi e superato solo da Stati Uniti (33,7 milioni di tonnellate), Gran Bretagna (7,2 milioni) e Germania (6,7 milioni).

Last Minute Market, attiva da quasi vent’anni, ha oggi oltre 40 progetti attivati in comuni, province e regioni italiane, soprattutto a un consolidato metodo di lavoro che permette di recuperare in totale sicurezza tutte le tipologie di prodotti, inclusi quelli che rientrano nelle categorie dei “freschi” e “freschissimi”.

Al recente progetto “+ Cibo – Sprechi”, di Etra spa e LMM, hanno aderito anche tre catene della grande distribuzione (Aspiag Service, Conad-CIA, Simply Market), il che ha permesso di recuperare oltre 40mila chili di cibo nei primi 8 mesi del 2016.

Se il doggy bag ancora non è popolare in Italia, insomma, LMM e le altre associazioni sono impegnate per renderla una pratica sempre più comune. Su modello di FoodSharing, fondata dal pioniere Rafael Fellmer, anche qui da noi ci sono tantissimi siti Internet e app per il recupero, su base di cibo scaduto o avanzato e che favoriscono la domanda e l’offerta di prodotti alimentari invenduti, spesso su base volontaria e gratuita.

Tra questi, a Torino spicca “Last Minute Sotto casa” (come testimonia la pagina Facebook con 45mila follower), che lavora con piccoli negozi di quartiere—il progetto ha vinto il concorso Edison Pulse 2015 per progetti innovativi. Lo stesso fanno a Bologna quelli di S-Cambia Cibo. BringFood, invece, è una piattaforma online attiva sul territorio nazionale, che è vicinissima a raggiungere le mille tonnellate di cibo donato a più di 19mila persone.

C’è anche chi si è inventato il recupero di cibo durante gli eventi, come Equovento, una onlus sul modello delle associazioni anglosassoni, come People’s Kitchen e FoodCycle, che recupera e dona a enti caritatevoli le eccedenze alimentari che si creano duranti gli eventi .

Per approfondire l’argomento e avere una idea di tutte le realtà attive in questo campo si può scaricare gratuitamente il libro di Lo spreco alimentare.  E’ appena uscito inoltre l’ebook Spreco alimentare, dal recupero alla prevenzione (Fondazioni Feltrinelli) di Andrea Segré e Paolo Azzurro.

Immagine di jsnsndr via Flickr