Portare le campagne italiane nel XXI secolo: la sfida di Frendy Energy

Portare le campagne italiane nel XXI secolo: la sfida di Frendy Energy

Con l’idea giusta è possibile costruire un’impresa che vale più di 14 milioni di euro anche nel più inatteso dei settori. Per esempio utilizzando i canali con cui i contadini hanno per secoli irrigato le nostre campagne. È infatti proprio sfruttando i salti dei canali irrigui che Frendy Energy, azienda italiana con sede a Firenze, crea energia elettrica in un modo completamente nuovo.

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Gli impianti di Frendy, disseminati tra Piemonte e Lombardia, sono considerati dei validi esempi di come realizzare energia idroelettrica nelle situazioni più impossibili, una vetrina da esibire al mondo per esportare uno know-how acquisito in una nicchia di mercato quasi sconosciuta. Nei canali irrigui, infatti, l’acqua compie salti di 1,5-3,5 metri: qui prende forza per continuare il proprio viaggio. Negli impianti di Frendy, una turbina brevettata è posizionata alla base del dislivello che dà origine a salto, raccogliendo l’acqua e trasformandola in energia.

Frendy Energy è una società con alcuni primati derivanti dalla sua atipicità: è l’unica società quotata in Borsa al mondo a non aver dipendenti a libro paga; è stata la prima ad aver emesso un bond zero coupon, già imitato da altre realtà; è una delle poche compagnie energetiche ad avere cassa anziché debito, in un settore dove rientrare degli investimenti richiede tempi lunghissimi.

“Ora puntiamo a fonderci con realtà simili alla nostra per dimensioni e affinità, per diventare prede di un colosso globale: questo sarà il progetto a cui lavorerò nei prossimi tre anni”, dice a Hello!World Rinaldo Denti, l’amministratore delegato e fondatore della società nel 2006.

Denti proviene dal capitalismo familiare italiano ma non ne ha ereditato la chiusura verso il mondo: suo padre Ennio figura tra i fondatori, insieme alla famiglia Agnelli, della Sorin Biomedica, avveniristico gruppo che negli anni Settanta produceva valvole cardiache. Lui stesso ha fondato D-Mail e poi è stato per anni broker sui mercati alternativi.

La storia di Frendy inizia nel 2006: “Scoprii che in Finlandia era stata inventata una tecnologia per sfruttare i piccoli canali irrigui, e che era possibile realizzare questi impianti in solo due anni”. Denti vola in Scandinavia, studia la tecnologia e poi realizza il primo impianto nel Parco del Ticino. Un successo, con una produzione di 100 Kilowatt/ora rispetto a un obiettivo di 50. “Oggi abbiamo 15 impianti, e ne abbiamo venduti 5 per razionalizzare il debito di 18 milioni di euro e tornare in positivo”.

“I nostri impianti consentono diversi benefici: recupero di mulini abbandonati, radicazione sul territorio, basso impatto ambientale, spiega Denti. “Il singolo impianto è un’attività poco onerosa e di sicura redditività che può interessare anche i privati, come i proprietari dei fondi rurali e delle aziende agricole circostanti: basta un investimento di 1-3 milioni e il rendimento possibile è del 10%”. Ecco il primo primato: un’azienda senza debiti e ad alta redditività, in un settore in cui la costruzione di nuovi impianti richiede tempi lunghi, e così anche la generazione di ritorni.

Il secondo primato è quello di non avere dipendenti. “Non ne ho bisogno: per costruire le turbine ci siamo alleati con il gruppo Scotta, leader in quel settore”, spiega Denti. Con loro, che hanno l’8% del capitale di Frendy, abbiamo costruito la turbina Sommersa. Per costruire lo sgrigliatore, il Frendy Boom, che filtra i rifiuti lasciati nei canali, abbiamo fatto una joint-venture con AirBank e lavorato con team di lavoro fatto dai tesisti di ingegneria dell’Università di Pavia”.

Le aziende con cui Frendy si allea si occupano poi della distribuzione dei prodotti e retrocedono alla società di Denti una percentuale. Una rivoluzione “alla tesla, come ama ripetere Denti: “Un po’ come l’auto che guida sempre più da sola: per andare nella direzione dell’industria 4.0 è richiesta solo capacità organizzativa e di reperire capitale. Sembra quasi impossibile ma sta già accadendo”.

Immagine di copertina modificata in b&n di Francesco Sgroi via Flickr