Il governo giapponese paga i giovani per tornare alle campagne

Il governo giapponese paga i giovani per tornare alle campagne

“Aiutando i locali nelle loro attività contadine, mi sono pian piano resa conto di quanto fossero importanti il loro modo di vivere, la filosofia e la cultura provenienti dalle campagne.”

Kanako Sato ha appena 29 anni ma le idee chiare. Ha lasciato la sua metropoli, Tokyo, per trasferirsi con appreso la figlioletta di un anno, a Iketani, un piccolo villaggio rurale circondato da foreste e montagne nella prefettura di Niigata, sul mare di Giappone.

Una mosca bianca, in un mondo fatto di giovani sempre più attratti dall’infinito caleidoscopio di esperienze delle infinite distese urbane e metropolitane. Entro il 2050 il 70% della popolazione globale vivrà in città. Ma Kanako ha scelto di fare il percorso inverso.

Per lei tutto è cominciato pochi anni fa, quando si è recata da volontaria nel paesino che all’epoca contava solamente 13 abitanti in 6 famiglie, con un’età media per lo più sopra i 65 anni. Nel 2004, Iketani era stata colpita da un violento terremoto che aveva danneggiato strade e campi coltivati.

“Pensavo fosse tutto finito”, ha dichiarato uno dei residenti dell’epoca, l’80enne Toichiro Sone. “Enormi crepe si erano aperte nei campi. In quei giorni ci siamo riuniti tutti e abbiamo iniziato a parlare di scappare, di andarcene in un posto diverso”, lasciando le terre ereditate di generazione in generazione, di padre in figlio. 

Poi sono arrivati i volontari. Decine di giovani da tutto il Paese si sono trasferiti a Iketani e nei villaggi circostanti per dare una mano. Il più inaspettato incontro tra culture. “È grazie a loro che il nostro spirito si è risollevato”, racconta Toichiro. “Ci hanno dato occhi nuovi per guardare il nostro paese, dicendoci che era bellissimo. Così ho iniziato a sentire di voler rimanere qui ancora per un po’.”

Tra questi volontari c’era anche Kanako. Un giorno, racconta, un abitante del villaggio le disse che, al contrario delle persone, le coltivazioni non possono essere ingannate: crescono in base a come vengono trattate, e così dovrebbero essere trattate anche le persone. “Ho pensato che questi valori erano così preziosi che non potevo accettare che sparissero”.

Così nel 2011 Kanako ha deciso di rifiutare un lavoro offertole da un’agenzia pubblicitaria e di trasferirsi nel villaggio, dove oggi cura un campo di riso di un ettaro e dieci acri di coltivazioni a vegetali. “Sono soddisfatta della mia vita ora. Mi sento molto più stabile qui che a Tokyo, perché tutto quello che ho l’ho costruita da sola, dal mio lavoro al rapporto con le altre persone”.

giappone campagne giovani 2

La sorpresa è che Kanako non è l’unica giovane giapponese ad aver optato per i benefici del “vivere lento” contadino rispetto alle giornate frenetiche che attendono ogni mattino gli abitanti delle grandi città. Secondo Hiroshi Takahashi, rappresentante del Furusato Kaiki Shien Center, un’organizzazione no-profit che mette in contatto amministrazioni locali e cittadini interessati a trasferirsi in campagna, “Si potrebbe immaginare che la maggior parte delle persone che vogliono spostarsi verso le campagne siano anziani e pensionati ma la situazione è cambiata completamente nel corso degli ultimi sette-otto anni. Ora sono persone giovani, istruite e altamente motivate a trasferirsi nelle aree rurali”.

A conferma di questo trend, nel 2016 il 70% dei visitatori del Furusato Kaiki Shien Center aveva meno di 50 anni, mentre solo pochi anni prima, nel 2008, la proporzione era contraria con solo il 30% delle persone interessate alle attività del centro ad avere meno di 50 anni.

Ne è esempio la 32enne Nahoko Takahashi, fondatrice di Yamagata Girls Farm, un’azienda agricola nata 8 anni fa nella città di Murayama. “Il nostro obiettivo è quello di cambiare l’immagine dell’agricoltura in Giappone, dove rimane ancora un’industria dominata dagli uomini e poco popolare tra i giovani”, spiega Nahoko. L’azienda oggi è gestita da sette donne tra i 21 e i 35 anni che coltivano cocomeri, spinaci, taro, e cinque varietà di riso.

Mentre a Yamamoto il 40enne Hiroki Iwasa ha aperto sette serre high-tech per coltivare le famose fragole locali, dopo essere tornato da Tokyo nella sua città natale nel 2011, quando uno tsunami aveva devastato la città e i suoi raccolti. Ma il cuore di questi ritorno alla terra ha in realtà poco a che vedere con la tecnologia e molto con quello i britannici chiamano “downshifting”, ovvero il passaggio da uno stile di vita iperconnesso, fulmineo e materialista a una modalità più lenta e sostenibile, sorretta dal rapporto con l’ambiente e i ritmi della natura.

Così, nel 2015 il settore agricolo ha registrato 23mila nuovi impiegati sotto i 49 anni, 5mila in più rispetto ai 18mila nuovi agricoltori del 2010. A beneficiare di questo nuovo trend tra i giovani giapponesi sono stati proprio i piccoli villaggi come Iketani, che ha visto la sua popolazione passare da 13 a 24 abitanti (+84% nel giro di pochissimi anni).

Proprio come Iketani, all’improvviso luoghi semi-abbandonati hanno visto una seconda vita, cancellando alcune delle preoccupazioni sull’inevitabile scomparsa dei villaggi rurali giapponesi, quando si parlava di oltre 200 comunità già scomparse tra il 2000 e il 2010, in particolare nella provincia di Hokkaido—dove il 10% delle città era considerata a rischio “estinzione”. A favorire questa nuova sensibilità sono anche state specifiche politiche messe in atto dal governo ormai da anni.

giappone campagne giovani 3

Nel 2009, ad esempio, il primo ministro Taro Aso aveva lanciato le Rural Labor Squad, un esercito di 2400 apprendisti agricoltori scelti nei ranghi dei giovani disoccupati delle città e inviati a sperimentare la vita contadina. Inoltre, con il progetto Chiiki Okoshi Kyryoku-tai, il governo intendeva far sperimentare la vita di campagna a giovani volenterosi, ovviamente dietro lauto sostegno economico. All’inizio, il programma aveva ottenuto pochissime adesioni: solo 89 application per il primo anno.

Ma nel 2013 le adesioni erano cresciute a 1000, e l’anno scorso sono addirittura quadruplicate, superando le 4000 application. La sorpresa, poi, è che oltre la metà dei giovani (20-30enni) che negli anni ha provato l’esperienza, pensata per essere temporanea, hanno deciso di rimanere in pianta stabile a fare i contadini nelle campagne nipponiche. Il futuro non sembra poi così grigio, per le zone rurali giapponesi.

Immagini via Unsplash e Youtube | Copertina | 1 | 2