Il giovane italiano campione di crowdfunding con l’agricoltura di 100 anni fa

Il giovane italiano campione di crowdfunding con l’agricoltura di 100 anni fa

Si è guadagnato gli onori della cronaca come colui che ha guadagnato dal crowfunding la cifra più elevata per una azienda agricola, ben 500mila euro per creare Mulinum: un mulino antico che produrrà vera farina integrale. Ma Stefano Caccavari vanta anche altri primati: quello di aver fondato nel 2014 gli “orti di famiglia” , un esempio di agricoltura 2.0 nella provincia di Catanzaro. Quello di voler fare il contadino al Sud, a 27 anni, abbattendo ogni possibile stereotipo.

Il teatro dell’avventura di Stefano è San Floro, un paesino a dieci minuti da Catanzaro e due passi dalla nuova zona direzionale dove ha sede la Regione Calabria e il Policlinico dell’Università Magna Grecia. È proprio a San Floro che, nel 2014, nasce Orto di Famiglia, che entro fine 2016 conta di replicare a Roma e a Milano.

La “business idea” è semplice: ogni famiglia che ha un orto può affidarlo a Stefano. Il suo staff si occupa di coltivarlo senza usare concimi chimici o pesticidi, senza sfruttare in maniera intensiva il terreno e puntando solo su colture di stagione. La famiglia, invece, potrà raccoglierne le verdure una volta a settimana.

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Un ritorno al passato di successo, che ora il giovane imprenditore vuole riprodurre con Mulinum: in un’azienda agricola biologica di 7 ettari un casolare in bioedilizia sarà la sede del Mulino di San Floro, dotato di ruota idraulica che azionerà le macine, proprio come un secolo fa.

Il progetto prevede tre fasi: avviare il mulino e la linea per il confezionamento della farina, che sarà fatta in una sala completamente a vista, perché tutto sia trasparente e visitabile dai clienti; poi sarà allestita una sala per convegni e seminari sul mondo delle farine e dei tavoli per la degustazione; infine sarà creato il laboratorio a vista dove la farina sarà trasformata in pane e pizza. Un’idea che nasce dal passato e si proietta nel futuro.

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“A San Floro fino al 1961 vi erano nove Mulini a pietra naturale, disposti vicino un torrente nella Valle dei Mulini,” spiega Stefano Caccavari a Hello!Money. “Con l’avvento dei mulini a cilindri moderni, più veloci del classico mulino a pietra, uno dopo l’altro i mulini di pietra vennero smontati o abbandonati”.

Poi anche i mulini a cilindri sono stati sostituti da quelli industriali, che cambiano però il concetto di produzione della farina: se prima il contadino portava il suo grano e riceveva la sua farina, ora depositava il grano in enormi Silos e poi riceveva una farina generica, frutto di grani diversi.

“Fu anche così che ai nostri contadini passò la voglia di coltivare grano e poi portarlo ai mulini industriali della provincia, perché tornavano a casa senza la loro farina, ma con la farina magari di un grano canadese o dell’Est Europa,” aggiunge Stefano Caccavari. “E fu così che, man mano, tutti abbandonarono l’idea dei grani antichi locali, che venivano seminati e rinnovati anno dopo anno, e l’idea di farsi la farina dal grano di famiglia”.

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Una tradizione che Caccavari ha deciso di far tornare in auge nell’epoca digitale, supportato dalla scienza. “Le intolleranze al glutine, le intolleranze alle farine raffinate ha portato gravi disturbi nella digestione e nell’assimilazione di pane, pasta, pizza e dolci. Mentre la storica tecnologia delle pietre naturali, che sono nate unicamente con lo scopo di macinare lentamente il grano, e il ritorno ai grani antichi, ottenuti da incroci naturali e non da irradiazioni di raggi gamma o esperimenti in laboratorio, conducono a un prodotto povero di glutine e ricco di vitamine e polifenoli”.

Ovviamente il contrappasso c’è, e sta in una produzione non intensiva e in una resa scarsa dei grani antichi rispetto ai grani ottenuti in laboratorio: 15 quintali per ettaro contro 45. Una sfida che anche economicamente dovrà essere sostenibile. Per ora, il supporto a questo giovane calabrese non manca.

Immagini via Facebookortodifamiglia.com

di Laura Magna