Come girare il mondo spendendo poco e aiutando gli altri

Come girare il mondo spendendo poco e aiutando gli altri

Secondo “Entering the Trust Age“, lo studio realizzato da BlaBlaCar insieme alla New York University Stern e basato 18.000 persone di 11 paesi europei, emerge che la gente si fida “delle persone che appartengono alle loro stesse community online quasi quanto si fidano degli amici e dei famigliari, e più che dei colleghi e dei vicini di casa.”

Le ripercussioni sono positive: “Quasi la metà degli intervistati (48%) sostiene che condividere i propri viaggi in auto li abbia resi più aperti nei confronti delle altre persone”.

Mentre BlaBlaCar è entrata nell’Olimpo degli Unicorn–ovvero start-up valutate oltre il miliardo di dollari americani–e ha introdotto una commissione sulle transazioni, c’è chi nella Trust Age è entrato molto tempo fa e che ha fatto della propria vita un vero e proprio modello di sharing life.

Vincenzo Cherubino–nomen omen–è uno sharing traveller o un ethical traveller anche se, come è tatuato sul braccio di questo 34enne cittadino del mondo, “Definire è limitare.” Se lo chiedi a lui, ti dice semplicemente che crede nelle persone: “Mi affido all’umano, sono i soldi che mi fanno paura”.

Cherubino ha fatto e fa i mestieri più disparati: attore di teatro, agente immobiliare, muratore, organizzatore di eventi, animatore negli ospedali, modello. Nel frattempo viaggia, e lo fa nel modo più frugale possibile e, se capita e senza appoggiarsi ad associazioni, dando una mano a chi ne ha bisogno. “Oggi faccio me stesso”, dice. Ma non pensate a un missionario laico né al viaggiatore engagée tipo Camps International, Cherubino assomiglia più a un viandante francescano 2.0.

Faccia da attore, modi gentili e uno spirito di adattamento pressoché illimitato gli hanno permesso negli ultimi 5 anni di viaggiare quasi costantemente e a costi bassissimi. “In Sud America ho cantato sui bus, ballato la lambada per strada, venduto caramelle, lavorato in un ristorante, lavorato con i bambini di strada. Nel 2014 sono partito con 300 euro e per 9 mesi girato in Brasile, Cile e Bolivia. Quello che guadagno lo spendo per i voli, poi parto con quello che ho. Se ho 300 vado con 300. Non mi fa paura viaggiare senza soldi… sono abituato anche a casa!. Anzi viaggiando è più facile essere accolto.”

Tutto è cominciato qualche anno fa, quando Cherubino ha fatto un viaggio a piedi di tre mesi, completamente senza soldi. Ispirato dal libro “Di qui passò Francesco“, parte con un amico da Assisi e arriva fino a Monte Sant’Angelo in Puglia con un cero donatogli da un pellegrino tedesco e poco altro.“Sono ingrassato 10 chili in tre mesi, per dire quanto questo cammino sia stato ricco di incontri e persone. Non abbiamo mai accettato soldi da nessuno, anche se in molti volevano darcene. È stato un viaggio che mi ha riempito di speranza.”

Dopo aver perso improvvisamente la madre, Cherubino parte per l’Africa e poi va in Oriente. E infine in Sud America. Sull’altro braccio il tatuaggio dice: “Con un grande Perché, il Come si trova sempre”. Che poi ha un po’ lo stesso significato di un detto tarantino che lui mi ha subito citato: “Chi ha la lingua va in Sardegna.”

Cherubino, che mi racconta di aver rifiutato recentemente di lavorare per una multinazionale, oggi è di nuovo in partenza. Destinazione: l’isola di Fogo a Capo Verde, dove con Padre Ottavio Fasano farà volontariato con i bambini di strada, per poi viversi le isole con le persone del posto. “Viaggiare è anche imparare a ridimensionare, è imparare a risolvere i problemi, nell’assoluta convinzione che per tutto esiste una soluzione.”

Immagine via Facebook

Valentina Pigmei