I mastri vetrai italiani che mettono in sicurezza le opere d’arte del mondo

I mastri vetrai italiani che mettono in sicurezza le opere d’arte del mondo

Sotto le sue teche di vetro sono custodite la Monnalisa, l’Uomo vitruviano, la Pietà Rondanini, la Venere di Milo, i gioielli della Corona inglese e pure i reperti della rivoluzione americana. Il nome di Alessandro Goppion e quello della sua azienda, fondata nel 1952 dal padre Nino a Trezzano sul Naviglio, sono noti nei musei di tutto il mondo.

Un mix di tradizione vetraia made in Italy e ricerca hi-tech, che di recente ha portato anche il Museo della Rivoluzione americana di Philadelphia ad affidarsi alle “casseforti di vetro” progettate alle porte di Milano. Non semplici vetrine, ma teche uniche, “cucite” ad hoc per le opere che devono proteggere. Che hanno portato l’azienda a raggiungere nell’ultimo anno un fatturato di circa 20 milioni di euro, di cui l’85% realizzato all’estero.

Siamo come i sarti“, ama dire Alessandro Goppion. “Facciamo quello che i musei ci chiedono per vestire l’opera, offrendo un pezzo unico di tecnologia artigianale”. Nella sua azienda di Trezzano si vedono i vecchi maestri artigiani lombardi, intenti a testare prototipi, accanto a un team di 15 ingegneri e informatici—tutti giovani o giovanissimi—che fa ricerca su materiali e ingranaggi. Design italiano e tecnologia, a cui ormai si affidano i migliori direttori dei musei nel mondo. Goppion soddisfa le richieste dei committenti, giocando con le luci e lo spessore dei vetri, ma a volte è lui stesso a proporre delle modifiche ai progetti iniziali.

L’azienda partecipa alle gare internazionali bandite dai musei, competendo con le aziende di tutto il mondo. E per farsi scegliere per custodire le opere d’arte più preziose al mondo bisogna avere le carte giuste, offrendo sicurezza ed eleganza insieme.

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Quando la Goppion negli anni Novanta si aggiudicò la commessa per realizzare le vetrine della Tower of London, che contengono i gioielli della Corona (incluso il più grande diamante al mondo), gli 007 inglesi—in allerta per potenziali attacchi terroristici da parte dell’Ira—provarono a far esplodere il prototipo della teca. Senza riuscirci, ovviamente.

E la vetrina realizzata nel 2005 da Goppion per spostare la Gioconda nella sala più grande del museo del Louvre è così sicura che non è stata richiesta alcuna sicurezza aggiuntiva neanche dopo gli attentati terroristici che hanno colpito Parigi. Solo l’anta pesa una tonnellata. E il vetro è a prova di bomba. Non solo: il sistema di filtraggio dell’aria è dotato di due impianti, in modo da evitare shock termici al dipinto, monitorato 24 ore su 24 tramite un sistema complicato di sensori.

Perché nelle teche di Goppion la tecnologia è tutto. C’è, anche se non si vede. Ogni teca è progettata, studiata, provata e riprovata. Da vent’anni ormai l’azienda reinveste gli utili nella ricerca. È così che è nata la “vetrina intelligente”, una teca che contiene al suo interno un computer e comunica in tempo reale su smartphone e tablet lo stato di salute delle opere. E anche la “vetrina antisismica”, ideata per la Pietà Rondanini, in grado di attutire le scosse di un terremoto evitando così il danneggiamento dell’opera.

monnalisa ok

Un lavoro lungo e certosino, al quale non può sfuggire nulla. Dal laboratorio di Trezzano sono state spedite via container le 13 vetrine parzialmente pre-montate destinate al Museo della Rivoluzione americana, inaugurato lo scorso aprile a Philadeplhia. Le grandi dimensioni delle teche, una delle quali custodisce la tenda utilizzata da George Washington come quartier generale, hanno richiesto un elaborato piano di movimentazione e il lavoro di oltre due mesi da parte di una squadra specializzata per assemblaggio e installazione.

Pietà Rondanini

L’azienda, forte del suo curriculum ultra sessantennale, oggi conta una cinquantina di dipendenti, altrettanti artigiani specializzati, e una fitta rete di fornitori e collaboratori. Che dal quartier generale di Trezzano sul Naviglio dialogano ormai con i musei di tutto il mondo.

Immagini per gentile concessione di Goppion.