Adeguamento antisismico: tutto quello che c’è da sapere

Adeguamento antisismico: tutto quello che c’è da sapere

L’adeguamento antisismico (o sismico) delle strutture consiste nella modificazione delle costruzioni esistenti per renderle più resistenti all’azione sismica, ossia al movimento del terreno dovuto a un terremoto. È sempre più chiaro come sia importante intervenire uniformemente sul territorio italiano per rendere le case pronte a queste terribili evenienze, anche in vista di novità normative in arrivo (in particolare l’obbligatorietà del certificato di stabilità, come raccontato in dettaglio da Hello!Money). 

Che cos’è un adeguamento sismico

A norma di legge, si classificano come interventi di adeguamento sismico quegli interventi, atti a conseguire, sui fabbricati esistenti, i livelli di sicurezza previsti dalle attuali Norme Tecniche delle Costruzioni (NTC), che raccolgono in un unico testo i criteri generali di sicurezza da rispettare nella costruzione degli edifici. In particolare, “è fatto obbligo di procedere alla valutazione della sicurezza e, qualora necessario, all’adeguamento della costruzione, a chiunque intenda”:

sopraelevare la costruzione;

— ampliare la costruzione mediante opere strutturalmente connesse alla costruzione;

— apportare variazioni di classe e/o di destinazione d’uso che comportino incrementi dei carichi globali in fondazione superiori al 10%; resta comunque fermo l’obbligo di procedere alla verifica locale delle singole parti e/o elementi della struttura, anche se interessano porzioni limitate della costruzione;

— effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme sistematico di opere che portino ad un organismo edilizio diverso dal precedente.

Le nuove norme tecniche per le costruzioni (NTC 2017) che, secondo l’ing. Massimo Sessa (Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici), dovrebbero entrare in vigore entro fine Ottobre, renderanno obbligatorio l’adeguamento sismico del fabbricato anche quando si andranno ad “apportare modifiche di classe d’uso che conducano a costruzioni di classe III ad uso scolastico o di classe IV”.

Il livello della sicurezza della costruzione nelle verifiche rispetto alle azioni sismiche viene quantificato attraverso il calcolo coefficiente, che rispecchia il rapporto tra l’azione sismica massima sopportabile dalla struttura e l’azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione. Perché un intervento possa essere definito di “adeguamento sismico”, il progetto dovrà prevedere che la cosiddetta “azione sismica” prevista de progetto sia almeno uguale a quella massima sopportabile dalla struttura.

Quanti fabbricati hanno bisogno di un adeguamento sismico in Italia

Ma quanti sono, ad oggi, i fabbricati esistenti che necessiterebbero di un adeguamento sismico? Per farsi un’idea ci viene in soccorso un approfondimento del centro studi CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri), datato 2016.

Secondo il documento del CNI, basato sui dati del censimento ISTAT 2011, sarebbero circa 12 milioni gli immobili che dovrebbero essere destinatari di opere di risanamento e messa in sicurezza—per un costo complessivo, per la messa in sicurezza del patrimonio abitativo degli italiani da eventi sismici medi, pari a circa 93 miliardi di euro (eventualmente inserire tab.6).

Occorre inoltre tenere ben presente che il patrimonio edilizio esistente si presenta particolarmente vetusto e, di conseguenza, potenzialmente vulnerabile e bisognoso di essere messo in sicurezza dal rischio sismico. Secondo gli studi del CNI sarebbero infatti circa 15 milioni i fabbricati esistenti (ossia più del 50% del totale) costruiti prima del 1974, in completa assenza di una normativa antisismica.

Gli interventi necessari per un adeguamento sismico

Tutto ciò considerato, vediamo nello specifico quali possono essere gli interventi necessari per realizzare un adeguamento sismico in un fabbricato esistente. Con una doverosa premessa: tali interventi variano da fabbricato a fabbricato, in base al tipo di costruzione o alla tipologia strutturale (es. muratura, calcestruzzo armato etc) e non è possibile in questa sede farne un elenco esaustivo. Starà al tecnico incaricato, di volta in volta, scegliere quello più idoneo al caso di studio, dopo un’attenta analisi storico-critica del fabbricato oggetto di intervento.

A titolo di esempio, alcuni interventi per il consolidamento delle murature a seconda delle circostanze sono: riduzione delle spinte di archi e volte esistenti mediante l’inserimento di catene, riduzione dell’eccessiva deformabilità dei solai (ad esempio mediante la realizzazione di soletta integrativa in cemento armato), incremento della resistenza nei maschi murari, miglioramento degli ammorsamenti tra le pareti ortogonali e dei collegamenti tra queste e i solai di piano mediante cordoli, da realizzarsi se mancanti.

adeguamento antisismico 2

Il tutto nell’ottica di conseguire il più possibile quello che viene definito un comportamento scatolare” del fabbricato. Ai fini di un corretto comportamento statico e dinamico dell’edificio infatti, tutte le pareti devono assolvere, per quanto possibile, sia la funzione portante (ovvero per carichi verticali) che di controventamento (per azioni orizzontali).  

In un edificio con struttura portante intelaiata in cemento armato si può agire localmente, intervenendo sul singolo elemento strutturale (pilastro, trave) oppure a livello globale. Tra gli interventi a livello locale ci sono l’incremento di sezione resistente dell’elemento strutturale e l’aumento delle armature, come pure il confinamento con profilati metallici o con FRP (materiali fibrorinforzati a matrice polimerica, molto diffusi quelli in fibra di carbonio).
 
Si può intervenire anche sulla globalità della struttura attraverso l’inserimento di controventi dissipativi in acciaio, oppure tramite l’isolamento alla base del fabbricato. Sono, queste ultime, due diverse filosofie di approcciare il problema: mentre l’isolamento alla base punta a ridurre l’energia sismica in entrata nella struttura, quella dei controventi dissipativi è una tecnica di protezione passiva che lascia immutata l’energia sismica in entrata, puntando ad aumentare drasticamente le capacità dissipative della struttura.

Quale che sia la scelta progettuale adottata, per realizzare un adeguamento sismico su di un fabbricato esistente, bisogna entrare nell’ottica di sostenere una spesa che può raggiungere anche le diverse migliaia di euro —in caso di fabbricati con metrature importanti. Va da sé che, in linea teorica, la spesa è tanto maggiore quanto più datato e vetusto risulta essere il fabbricato oggetto di intervento. Tanto che—estremizzando—in taluni casi potrebbe essere più conveniente la totale demolizione e ricostruzione.

Le detrazioni del Sismabonus

È importante ricordare in questa sede che la legge di Bilancio 2017 ha prorogato fino al 31/12/2021 le detrazioni (fino all’85% per lavori eseguiti nelle parti comuni dei condomini) per gli interventi di adeguamento e per la messa in sicurezza degli edifici.

Il cosiddetto Sismabonus riguarda infatti gli immobili privati adibiti ad abitazioni, seconde case e ad attività produttive, fino ad un ammontare complessivo delle spese non superiore a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare di ciascun edificio. La detrazione è ripartita in 5 quote annuali (anziché 10) di pari importo nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.

Per attivare i benefici fiscali occorre fare riferimento alle linee guida sulla classificazione del rischio sismico emanate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti lo scorso 28 febbraio (D.M. n. 58/2017), nell’ottica di promuovere sempre più la cultura della prevenzione nel Paese.

Gli incentivi fiscali del Sismabonus sono infatti regolamentati da dette linee guida, con le quali si attribuisce ad un edificio una specifica classe di rischio sismico (in analogia a quanto già avviene per la classificazione energetica degli edifici). Otto le classi di rischio sismico individuate: da A+ (meno rischio), ad A, B, C, D, E, F e G (più rischio). In alternativa alla detrazione, per i soggetti beneficiari vi è inoltre la possibilità di cedere il corrispondente credito ai fornitori che hanno eseguito i lavori o ad altri soggetti privati con la facoltà di successiva cessione del credito. Questa scelta può essere fatta solo per le spese sostenute nel 2017 per interventi su parti comuni degli edifici condominiali.

La classificazione sismica e l’accesso al Sismabonus rimangono scelte volontarie in capo ai privati, ma bisogna riconoscere che lo Stato ha fatto la sua parte, mettendo a bilancio una perdita consistente di entrate fiscali a vantaggio della sicurezza, investendo così in quella prevenzione che, oltre a salvare vite, può ridurre gli ingenti costi connessi ad eventi sismici.

Stando ai dati del MIT negli ultimi 50 anni si valutano in circa 5.000 le vittime da eventi sismici ed in circa tre miliardi di euro la spesa media annua per emergenza e ricostruzione. Prevenire è senz’altro meglio che curare.

Ing. Ivan Raffaelli

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