Perché le imprese giapponesi sono tra le più longeve del mondo

Perché le imprese giapponesi sono tra le più longeve del mondo

Fondato nell’annus domini 705, serve i suoi clienti ininterrottamente da 1312 anni. È il Nisiyama Onsen Keiunkan, hotel termale giapponese di Hayakawa, prefettura di Yamanashi, ed è la più antica azienda del mondo. Da 52 generazioni, i discendenti di Fujiwara Mahito ospitano alle pendici dei Monti Akaishi visitatori da tutta l’isola.

Secondo la tradizione, ad avere l’idea di aprire una foresteria nei pressi di queste sorgenti naturali d’acqua calda fu il figlio di Fujiwara Kamatari, uno dei cortigiani del 38esimo imperatore regnante, Tenji: all’inizio, i visitatori di questa spa ante litteram furono soprattutto uomini di corte e militari, come samurai e importanti shoguni leggendari generali a capo delle forze armate giapponesi tra il 1192 e il 1868.

Una tale longevità rappresenta un vero e proprio record, che ha fatto guadagnare all’hotel anche un meritato posto nel Guiness dei Primati—per fare un paragone, il più antico hotel Europeo, lo Zum Roten Baeren di Friburgo, è stato fondato più di 400 anni dopo, attorno al 1120.

L’hotel giapponese, ristrutturato nel 1997, oggi ha 37 stanze, alcune con vasche termali in camera e piattaforme per osservare la luna durante la notte, che offre a 439 dollari a notte. La filosofia di business che ha permesso a questo hotel di rimanere aperto per così tanto tempo è semplice: gli affari possono crescere ma la famiglia si deve concentrare su quello che sa fare, e proteggere l’impresa come un cimelio di famiglia.

Così, mentre la storia accadeva, e il Giappone si trasformava da una società feudale alla moderna ricca economia di mercato che è oggi, il Keiunkan rimaneva al suo posto, pronto ad accogliere i suoi visitatori. Tra le attrazioni ci sono il vicino Monte Fuji, sei bagni termali, l’assenza di wi-fi e il rigoroso dress code in abiti tradizionali, offerto a tutti i clienti dell’hotel.

Certo il business alberghiero è in generale uno dei più resilienti di fronte ai grandi cambiamenti sociali e agli shock economici, tuttavia nel corso dei secoli la famiglia ha anche imparato qualche trucco del mestiere: l’ininterrotto successo di questa intrapresa non si basa tanto sulla reputazione millenaria dell’hotel, ma su una cultura di accoglienza e servizio al cliente, e su continui piccoli miglioramenti di un’offerta sempre imperniata sulla tradizione.

È così che gli affari di famiglia hanno potuto resistere alla prova del tempo, proteggendo l’impresa dalle insidie che hanno invece travolto altre aziende. Com’è successo nel 2006 alla Kongo Gumi, che fino a quell’anno aveva conteso lo scettro all’hotel di Hayakawa.

La Kongo Gumi aveva iniziato infatti a costruire templi buddisti nel 578 d.C., prima di soccombere undici anni fa sotto il peso di un indebitamento eccessivo e i prodromi della Grande Recessione. Un’analisi del 2007 del sito finanziario Bloomberg spiegava che “nonostante la sua incredibile storia, è stato un insieme di circostanze ordinarie ad abbattere Kongo Gumi. Due fattori sono stati i principali responsabili. Primo, durante la bolla giapponese degli anni Ottanta, la compagnia ha investito pesantemente nel settore immobiliare. Dopo lo scoppio della bolla con la recessione del 1992-93, gli asset della compagnia sono diminuiti in valore. Secondo, il cambiamento sociale in Giappone ha condotto a un calo dei contributi ai templi. Così, la domanda per la costruzione di nuovi luoghi di culto è crollata drasticamente a partire dal 1998”.

Ecco come quattordici secoli di storia di business sono potuti scomparire da un giorno all’altro. Tuttavia, l’esercito di antiche imprese giapponesi non si ferma qua. La seconda azienda più antica del mondo è infatti un altro hotel termale giapponese, l’Hoshi Ryokan, fondato nel 718. Mentre Sudo Honke è la più antica distilleria di sake del mondo, fondata nel 1141.

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Ma la lista non finisce qui: la Ichimojiya Wasuke produce ad esempio prodotti pasticceri dall’anno 1000, mentre 30 anni prima erano iniziate le operazioni della Nakamura Shaji, specializzata in costruzione di templi e jinja, i tradizionali santuari scintoisti. Ancora prima, attorno all’885, era nata a Kyoto la Tanaka Iga, che produce oggetti religiosi per il mercato di fede buddista.

Ci sono vari fattori alla base del successo di longevità registrato da così tante imprese con sede in Giappone. Innanzitutto la relativa stabilità politica dell’antico Paese guidato dagli imperatori, che ha permesso a molte delle più antiche imprese locali—nate per rispondere ai bisogni dei mercanti che percorrevano le rotte commerciali tra Kyoto e Tokyo— di beneficiare di una certa costanza in termini di regolamenti.

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Secondo Hugh Whittaker dell’Università di Oxford, poi, un forte fattore culturale sottostà alla stabilità nel tempo di queste aziende. “La logica del fare impresa in Giappone è una logica di dedizione più che una logica di scelta”, chiarisce lo studioso. In pratica l’obiettivo di fondo è sempre la continuazione del nome di famiglia, da preservare tramite politiche ereditarie molto stringenti. Per esempio nel passato un importante passaggio di consegne era quello della primogenitura, che permetteva al figlio maggiore di ereditare tutte le ricchezze del padre.

Anche dopo la fine del sistema della primogenitura, però, l’eredità in Giappone ha continuato a rispondere a logiche peculiari: ad esempio, ancora nel 2011 più del 90% delle 81mila persone adottate in Giappone erano persone adulte, perché dopo anni di lavoro nell’azienda non è raro che il titolare scelga di far diventare un dipendente particolarmente dotato un “membro della famiglia”. Tutto pur di far sopravvivere il business.  “Le imprese a conduzione famigliare sono destinate ad avere molta più persistenza”, spiega David Weinstein, docente di economia giapponese alla Columbia University. “Vanno avanti se il nome va avanti”, dando la priorità alla stabilità.

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Il 90% delle imprese giapponesi pluricentenarie impiegano meno di 300 persone e, in un’era in cui la maggior parte delle compagnie falliscono in meno di 15 anni, queste aziende offrono un’importante lezione: rimanere piccoli, continuare a saper fare ciò che si sa fare, e sviluppare una base di clienti e una reputazione d’eccellenza. Senza rincorrere le mode e i cattivi consigli del momento.

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