10 idee geniali che sono state inizialmente rifiutate

10 idee geniali che sono state inizialmente rifiutate

“Non ci piace la loro musica, e le chitarre stanno passando di moda”, dissero dei Beatles nel 1962. Viaggio nei rifiuti eccellenti e nelle previsioni sbagliatissime, da Steve Jobs alla radio.

Una tua idea è stata scartata dai tuoi capi? Non buttarti giù, perché non sei il primo a trovarsi di fronte un muro. Nella storia del business, per ogni progetto andato a buon fine non si contano i fallimenti – alcuni persino clamorosi. Nessuno, tra “chi ce l’ha fatta”, ha avuto soltanto successi dopo successi.

La differenza spesso la fanno solo la tenacia e la volontà di provarci ancora più duramente. La prossima volta che qualcosa ti va storto, ricordati di questo elenco di rifiuti e fallimenti famosi:

“La scatola per la musica senza fili non ha alcun valore commerciale. Chi pagherebbe per un messaggio inviato a nessuno in particolare?

Attorno al 1920, David Sarnoff si sentì dire queste parole da un suo socio, a cui aveva chiesto un investimento per finanziare la commercializzazione di una strana nuova invenzione: la radio. Nonostante il rifiuto del suo socio poco lungimirante, Sarnoff andò avanti per la sua strada: fondò e fu a capo della Radio Corporation of America (RCA) dal 1919 fino al 1970, fino a farla diventare una delle più grandi imprese di telecomunicazione al mondo.

“Il concetto è interessante e ben formulato, ma per prendere un voto migliore di una C l’idea deve anche essere fattibile”

Ecco il mediocre voto che un docente della prestigiosa Università di Yale assegnò a un compito di Frederick Smith. Il giovane studente tratteggiava infatti il lancio di un servizio di corriere espresso, che sostituisse i servizi di posta tradizionali. Per nulla abbattuto, Smith andò avanti e, nonostante il fallimento al college, fondò nel 1971 FedEx. Oggi FedEx è un gigante internazionale con oltre 140mila impiegati, 42mila veicoli, 660 aerei e un giro d’affari da 22 miliardi di dollari l’anno.

“Chi diavolo vuole sentire parlare gli attori?”

Con queste parole Harry Morris Warner, uno dei fondatori della casa di produzione cinematografica statunitense Warner Bros., rifiutò nel 1927 la proposta di un film con i suoni. Già nel 1930, i “talkies” – in cui per la prima volta le pellicole erano accompagnate da dialoghiparlati” – erano diventati un fenomeno globale. Per sua fortuna, nel frattempo Warner aveva cambiato idea, e acconsentito alla messa in proiezione di “The Jazz Singer” –  il primo film con sequenze di dialoghi, l’inizio del cinema sonoro. Un film che battè tutti i record di incasso precedente.

“Non ci piace la loro musica, e le chitarre stanno passando di moda”

È con questa motivazione che la casa discografica inglese, Decca Records Co., rifiutò i Beatles nel 1962. I quattro giovani ragazzi di Liverpool non si scoraggiarono e, grazie al fiuto del produttore George Martin, incisero l’anno successivo il loro primo disco. Con la spinta di canzoni storiche come Love me do e Twist and shout, l’album Please please me divenne immediatamente un successo internazionale. Fu il primo passo di una rivoluzione nella musica pop contemporanea. Oggi, più di 2 miliardi di dischi dei Beatles sono stati venduti in tutto il mondo.

“Non credo che l’introduzione delle automobili avrà effetto sui cavalli”

Nel 1903 il nobile e membro del parlamento inglese, John Walter Edward Douglas-Scott-Montagu, non aveva intuito con chiarezza le implicazioni della rivoluzione che era appena iniziata. Certo, all’epoca le automobili erano scomode e poco affidabili, per cui molto traffico era ancora affidato alle quattro zampe dei ronzini – ma le innovazioni tecniche non tardarono a rendere gli animali completamente obsoleti per i trasporti.

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Non c’è alcuna ragione per cui qualcuno dovrebbe volere un computer nella propria casa.

Era il 1977 e Ken Olsen, presidente e fondatore della Digital Equipment Corp. – azienda statunitense all’epoca leader nel settore digitale –, non credeva che la rivoluzione dell’informatica avrebbe preso piede nelle case di ognuno di noi. Non fu l’unico a sbagliarsi. Quasi trenta anni prima Thomas Watson, dell’IBM, ebbe a dire: “credo ci sia un mercato mondiale per forse cinque computer”. E pochi anni dopo fu lo stesso Bill Gates – che sui personal computer aveva fatto la sua fortuna – a toppare clamorosamente: nel 1981, infatti, rifiutò la proposta per un personal computer con maggiore memoria affermando che “640k devono essere sufficienti per chiunque”.

“Questa è la tipica aria fritta. Il prodotto non ha alcun valore”

Heinrich Dreser, a capo dell’Istituto Farmacologico del gigante farmaceutico tedesco Bayer, inviò questa lettera a Felix Hoffmann per rifiutare categoricamente la sua invenzione. Di cosa si trattava? Dell’aspirina. All’epoca, infatti, la Bayer stava puntando su un tipo diverso di antidolorifico, la “diacetilmorfina”, i cui effetti venivano definiti “eroici” – ed è questo il motivo per cui la Bayer decise di chiamare il prodotto con il suo nome attuale: “eroina”. Quando ci si rese conto degli “effetti collaterali” della diacetilmorfina, la Bayer la ritirò dal mercato e iniziò a commercializzare l’aspirina. Ancora oggi, l’aspirina è il principale antidolorifico al mondo, con 10 miliardi di tavolette assunte ogni anno.

“Chi diavolo vuole copiare documenti su un foglio bianco?!”

Nel 1940, Chester Carlson si vide recapitare questa lettera, un rifiuto senza mezzi termini della sua macchina fotocopiatrice XEROX. Per lui non era una novità: tra il 1939 e il 1944 oltre 20 compagnie rifiutarono la sua invenzione. Oggi, la XEROX è una delle più grandi aziende produttrici di stampanti e fotocopiatrici al mondo – con più di 140mila dipendenti e un fatturato da 18 miliardi di dollari l’anno.

“Questo ‘telefono’ ha troppi difetti per essere seriamente considerato come un mezzo di comunicazione. Lo strumento non ha alcun valore per noi”

 Un memo interno a Western Union circolato nel 1876 rifiutava senza mezzi termini l’utilità di questa nuova invenzione, il telefono, per la compagnia.

 “Siamo andati ad Antari e abbiamo detto ‘Hey, abbiamo questa cosa meravigliosa, l’abbiamo costruita usando alcune delle vostre parti, che ne dite di finanziarci? Oppure ve la diamo. Noi vogliamo semplicemente farla, pagateci e veniamo a lavorare per voi’. E loro ci hanno detto: ‘No’. Allora siamo andati alla Hewlett-Packard, e ci hanno detto: ‘Hey, non abbiamo bisogno di voi, non avete ancora finito il college’”

Ecco la storia di quando Steve Jobs e Steve Wozniak provarono a piazzare il loro primo personal computer a due delle maggiori compagnie dell’epoca, Atari e Hewlett-Packard. I due poi fondarono la propria compagnia, la Apple.

 Come ha scritto il poeta irlandese Samuel Beckett, “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.” Non sempre i giudizi degli altri si dimostrano corretti.

Immagini via Flickr | Copertina di Kolin Toney| Foto 1 di JOHN LLOYD